
Attraverso Minime Tracce
Una sperimentazione progettuale emblematica che tratta il margine sud-ovest del tessuto urbano di Bergamo, quando questo si sfrangia e si confonde con i lacerti del rurale
Anna Arioli
Dottoranda, PhD Course "Architectural and Urban Design", Dipartimento di Architettura e Pianificazione, Politecnico di Milano
Marina Di Iorio Dottoranda, Dottorato in Progettazione Urbana, Dipartimento di Progettazione Urbana e di Urbanistica Universita' di Napoli "Federico II"
English Abstract
Through Minimum Traces
The most complex territory is where the city shatters along its borders, where the scars of its immense body create new skin, with surprising and unexpected features (1).
Architectural alignments emerge spontaneously from the ground, underlining the texture of the soil ("minimum signs") (2), and are monitored to establish new sites for the contemporary city.
Furrow, volume, farm, greenhouse, the elements related to the rural areas, which characterize these anthropic residues, are re-interpreted.
We experiment new housing typologies: LIVRID, Live + Hybrid, by resolution of architectural volumes, trails and public spaces that serve "ad hoc" as new systems of private, public and semi-public spaces for people living in the contemporary city, open spaces, small urban gardens, slow spaces dining, terraces, cycle-pedestrian paths ...
An accurate elaboration involves Via Moroni, urban space and time hybrid, where time and distant spaces (cramped medieval blocks, post-industrial wastes, gaping empties) are stratified along the axis. It looks like a branch, that becomes a feasible path and creates relations (3).
Through a backward journey we cause a reversal gaze: from outside to inside, the Landscape enters into the city and constitutes the real contemporary public space.
The work is part of a more complex discourse that attempts to reconfigure the edge of one of three green rooms: the challenge is to preserve the Residual Void as a design material, to penetrate with it into compact peripheral neighborhoods and subtract concrete matter (4).
The main aim of the whole design approach is to re-create the margins of these concerned areas,: the configuration of the limits and access points takes importance over the temptation of filling these undefined leavings, so that the critical gap may become a concentration of landscape (inside) and regenerative cells for the surrounding (outside). Priority for the project is the Void, which allows space to hear all the voices, also those outside the main camp, precious interval on which the draft is difficult, uncertain. The strategy goes in the direction of preserving it (defense of the earth) and making it central (giving shape and meaning).
Like the full space (buildings) until recently, are now "not built spaces" (in fact, it's always worked and layered space, as a complicated "palinsesto") to set up today the resource and the problematic node for all the future changes.
Spaces of transition between one town and another become essential, they intensify and intersect the infrastructural lines: these are still the support points for the intervention, although they appear as strong wounds inside the landscape.
The analysis of the hybrid that pervades the contemporary (fragmented and overlapping landscape) suggests the design approach (minute, multiple, progressive): inside the situation of maximum criticality we have found materials through which it could be possible to operate and qualify the whole city. Furthermore we intend to createone or more new centralities: macro or micro strategic devices for the project on critical tissues, sort of proto-types that can evolve over time and extend their constructive effects anywhere in the future.
Notes:
(1) G. Basilico, Architettura, cittˆ, visioni, Bruno Mondadori, Mi 2007, p.116
(2) "Small surfaces, the result of human transformation, in the context of high human activity, characterized by originality, geographically specific, historical and landscape: water lines for irrigation, rows of trees, greenhouses and orchards systems, lines of iron, disposals". (Ferlinghetti)
(3) Hybridization then is continuous and dynamic exchange between uses, dimensions, scales, times and soils, different but in mutual osmosis: a way of resolving the city with the materials that already belong to it.
(5) It means give space and reveal differences, giving specific forms and limits.
1_ In Medias Res: frammentazione caos ibrido
Frammenti di paesaggio segnano l'area: cascine, nuovi edificati, capannoni industriali, serre, corsi d'acqua, orti e filari di alberi, macro edifici come l'ospedale in costruzione. Tra questi numerosi sono i vuoti, piccoli e grandi vuoti svuotati di ogni senso possibile eppure espressione allo stato puro di una pienezza inquietante', campi screziati, discontinui, come corpi dotati di materialita'
costruita per sottrazione e negazione (1).
Durante il sopralluogo si e' provato a cogliere la complessita'
del reale e a comprendere, fotografare e leggere lo stato di fatto, che e' da subito apparso per l'appunto frammentato, sovrapposto, confuso.
Imbastardimento, coesistenza, trasfusione o ibridazione: tutti sinonimi di questa mixite' contestuale in cui elementi diversi si sono 'casualmente' incontrati. e' frequentemente associata alla perdita della purezza (tradimento dei "principi essenziali"), che e' spesso interpretata come un compromesso. Cosi' la pertinenza della categoria dell'impurita'
e' un compromesso operativo nell'arte contemporanea: questo impuro 'incontro casuale', basato su interconnessioni dirette e flessibili tra elementi possibilmente opposti, naturalmente porta ad accoppiare tra loro tipi o specie, generando (fertili) situazioni di cooperazione, taglio, unione o moltiplicazione (2).
2_ E' proprio l'analisi dell'ibrido che pervade il contemporaneo a suggerire l'approccio progettuale (minuzioso, molteplice, graduale): dentro la situazione di massima criticita'
si cercano i materiali con cui ripensare la citta'
, attraverso i quali individuarne una o piu' nuove centralita'
. Con uno sguardo minuzioso si sono indagati i Caratteri Identitari, con un lavoro sul tessuto (locale), provando a riconoscere le sue diverse parti e le loro varie e mobili identita'
(tessuti molli, duri, densi, rarefatti, plurimi ...).
Emergono 3 macro-temi che corrispondono ai tre margini, gia'
strategie per riorganizzare i bordi della nostra area progettuale, di quel "vuoto" marginale con cui ci si confronta:
Un margine duro a nord, fortemente segnato dalla infrastruttura ferroviaria e dalla tangenziale che corre parallela, una fascia che negli anni ha assunto una connotazione commerciale (grandi contenitori) ma per lo piu' indefinita. Margine che segna una 'pausa' tra una zona periferica della citta'
e una zona piu' propriamente rurale. Dentro, fuori, al di sotto dell'infrastruttura ferroviaria sembra annidarsi un potenziale spaziale ancora inutilizzato e inesplorato su cui si e' deciso di lavorare.
Macro_ si si aggancia a queste aree di percorrenza e si valorizzano gli spazi di scarto tra le stesse (criticita'
-risorsa), rete di connessione e di concentrazione di usi/valori/scambi differenti.
Un margine poroso a sud, costituito da un nucleo di originaria formazione, il cosiddetto 'villaggio degli sposi', al quale nel tempo si sono sommati materiali architettonici disomogenei (elementi di completamento) con funzioni pubbliche del tutto decentrate rispetto al nucleo originario. Nasce e si sviluppa appoggiandosi al tracciato del sistema agricolo reticolare.
Micro_ si lavora con segni minimi: attraverso un micro-tessuto connettivo si ci insinua nel 'piccolo' tessuto urbano e si leggono attentamente i segni locali ragionando sulla composizione progettuale dei materiali del Paesaggio.
3_
Sono i cosiddetti "Paesaggi Minimi" ad interessarci: aree costituite da superfici esigue, frutto di certe trasformazioni umane, in contesti di elevata antropizzazione (urbano, periurbano, rurale ai margini delle citta'
), caratterizzati da originalita'
, specificita'
geografica, valore storico e/o paesistico (3).
Si recuperano tracce sottili segnate dalla natura e dall'uomo, ri-ammagliandone i significati, rendendo leggibili segni e luoghi deturpati e nascosti dalle rapide evoluzioni del peri-urbano (trasmettere attraverso di esse identita'
locali altrimenti perdute).
Sono le linee d'acqua degli antichi sistemi irrigui, i filari degli alberi, i sistemi di serre e vivai, i giardini e le pietre locali, i solchi tra i campi, le linee del ferro, i residui di produzioni dismesse o i percorsi rimasti interrotti.
Un margine frantumato ad est, che si sviluppa su una infrastruttura minore ma che si aggrappa fortemente alla citta'
compatta: Ibrido urbano sia spaziale che temporale.
Via Moroni, tracciato storico tra Bergamo e Milano, come una vera e propria sezione urbana, attraversa consistenze urbane molto diverse per densita'
e per formazione. Poco a poco essa perde di consistenza e muta di carattere, allontanandosi dal nucleo storico, fino ad assumere nella sua porzione extra-urbana una connotazione di 'strada-mercato'. Grandi sistemi commerciali, presenze industriali anche dismesse, spazi minori in abbandono, serre e case, si attestano lungo il tracciato e lo connotano come una sorta di attrattore lineare. Fin dal primo e rapido excursus fotografico in sequenza - come una ripresa spazio-temporale- capiamo che il luogo richiede una definizione, sia nei termini del suo carattere che in rapporto all'infrastruttura ferroviaria e ai quartieri che lo lambiscono.
4_
Dimensione Tempo: far emergere le stratificazioni temporali e i rimandi simbolici negli spazi di scarto ... Ibridazione intrecciata tra nuovo e gia'
costruito, il gia'
manipolato.
L'approfondimento si dipana lungo Via Moroni, dove Tempi storici molto diversi (quello della citta'
alta, quello della citta'
bassa, della citta'
piacentiniana e della citta'
contemporanea) e spazialita'
lontane (spazi angusti medievali, scarti vuoti post-industriali, medie volumetrie residenziali ... fino all'agricolo) si stratificano e si susseguono lungo l'asse urbano che come un ramo si fa percorso percorribile e crea relazioni.
Divengono essenziali gli spazi di transizione tra una citta'
e l'altra, quando si intensificano ed intersecano le sedi infrastrutturali che, pur lacerando il paesaggio, allo stesso tempo lo strutturano. In questi punti notevoli il passaggio di tempo si rende evidente, si concretizza in una barriera fisica che scandisce le soglie storiche della citta'
.
A poco a poco, verso l'esterno, la divisione si fa incerta, i tempi si avvicinano e si confondono, lo spazio si dilata e si frammenta: urge ricostituire il percorso/bordo, attraverso elementi significativi (architetture) di pieni e vuoti in relazione dinamica, centralita'
funzionanti e vissute, prospettive, aperture e chiusure.
5_
L'ibridazione percepita come caos, colta accettata ed esplicitata nelle sue potenzialita'
, puo' essere ancora materiale progettuale. Proviamo a superare l'impostazione gerarchizzata del sapere e ci approcciamo al luogo a partire da punti di osservazioni multipli e multifocali: con strategie inedite si affronta la complessita'
della metropoli urbana, oggi considerata citta'
'a-centrata' (il centro focale non e' piu' nei centri consolidati), una citta'
che muta il senso del luogo e che appare rarefatta, spontanea, sfuggente a tutti i tentativi di scomposizione e risistemazione (4).
Attraverso un percorso a ritroso si provoca un ribaltamento dello sguardo; dall'esterno all'interno, il Paesaggio entra nella citta'
e si fa vero spazio pubblico contemporaneo.
Solco, volume, cascina, serra: gli elementi legati al rurale -che caratterizza l'identita'
in crisi di questi residui antropizzati- vengono re-intepretati e divengono sperimentazione di nuove tipologie per l'abitare.
L'elemento serra viene preso a prestito dall'intorno frammentato e fonda lo spazio pubblico del progetto: come elemento modulare e ripetibile diviene di volta in volta spazio di servizio, sede di socialita'
e didattica, o residenza.
6_
LIVRID: Live + Hybrid, ibridi residenziali associati all'idea di casa ma con la capacita'
di elevare la loro condizione di impurita'
alla combinazione di programmi eterogenei e strettamente relazionati al tempo libero, ai servizi, alle comunicazioni, alla natura. Sono dispositivi misti progettati per favorire la relazione tra pubblico e privato, artificio e natura, abitante e turista o lavoratore. (5)
Si sperimentano nuove tipologie per l'abitare contemporaneo, attraverso la composizione di "filamenti" architettonici connessi e caratterizzati da percorsi e spazi pubblici ad hoc che fungono da sistemi di relazione e di attraversamento semi-pubblico per gli abitanti: spazi aperti semi-privati o comuni, piccoli orti-urbani, giardini, spazi lenti per il ristoro, terrazze, percorsi ciclo-pedonali... Proponiamo un abitare a bassa densita'
, che mantiene tipologie uni o bi-familiari articolate in strutture piu' ampie, costituite da porzioni edificate e da ampi spazi verdi scoperti o coperti (giardini d'inverno): l'idea del tradizionale quartiere e' contaminata da i segni naturali e le tracce della storia locale, frutto di uno studio di quanto sull'esistente gia'
esiste recuperato e potenziato (i segni delle acque e degli orti, i rami degli alberi, la strada urbana ...).
Sono "case-serra", luoghi sostenibili del privato affacciati sulle nuove sedi dello spazio pubblico, messe a sistema in maniera aperta e modificabile, che si attestano e ruotano attorno ad un nucleo, costituito dall'edificio storico, una cascina lombarda reinterpretata e adibita a centro culturale locale e spazio espositivo, quale nodo di connessione multipla, che come una vera e propria cerniera si apre verso la citta'
(attraverso opportuni nodi di interscambio e percorsi) e connette allo stesso tempo la stanza verde ed il parco agricolo a sud.
7_
Il terreno piu' complesso e' dove la citta'
si frantuma lungo i propri confini, dove i tessuti cicatriziali del suo immenso corpo riproducono una nuova epidermide, dai tratti sorprendenti ed inattesi (6).
A partire dallo sguardo iniziale sull'intorno, che si perde e simultaneamente si complessifica, diverse sono state le strategie portate avanti nel progetto per la stanza di sud-ovest: azioni chiare ma dettagliate e specifiche, che orientano le geografie confuse della citta'
infinita. E' quella maggiormente approfondita (la strategia lungo via Moroni-bordo orientale), a sostenere il confronto piu' delicato con la realta'
nella quale si inserisce: si tratta di un margine ibrido - piu' complesso e mediano - che si sviluppa su una infrastruttura minore, prima agganciata fortemente alla citta'
antica ed infine debole percorso nel cuore del rurale contemporaneo.
Ricostituire i Margini delle aree considerate, e' questo punto nodale di tutto l'approccio progettuale: la configurazione dei limiti e dei punti di accesso prevale sulla tentazione di riempire questi spazi rimasti interclusi, affinche' lo spazio della criticita'
e dello scarto possa divenire concentrazione di paesaggio (all'interno) e cellula rigenerativa dello stesso (all'esterno).
I paesaggi nei quali viviamo vedono dissolti i loro confini (le Mura Inee di Bergamo, se vogliamo scegliere un simbolo, i limiti chiari della citta'
di sempre), sono figure fatte di "pixels", infiniti piccoli cerchi che iniziano e mutano, terminano e si trasformano in altro ancora (passaggi di stato). Il progetto vede incrinati i propri confini e rinnova necessariamente le geometrie e le geografie che lo costituiscono.
8_
Da una parte si individuano i materiali urbani stratificati con cui poter lavorare "all'intorno" (il contenitore, le pareti della stanza), sulla fascia mutevole e mossa della transizione: si ridisegnano bordi slabbrati e si contaminano le realta'
che in queste sedi si toccano, in uno scambio osmotico (la storia con lo sviluppo, la citta'
con la campagna, il pubblico con il privato, il villaggio con l'infrastruttura...).
Si delineano le Forme di questi paesaggi informi, con un lavoro sui loro bordi e l'attribuzione di una Figura (7) (ovvero il Progetto di Architettura), che non sara'
piu' forma definita sullo sfondo annullato, ma equilibrio di tensioni e di forze tangenti in continuo assestamento.
Dall'altro lato si preserva il Vuoto Residuale, il contenuto di questo contenitore (lo spazio interno), come materiale per la ricostituzione della contemporaneita'
. Mentre nella citta'
moderna il boulevard si apriva un varco nel tessuto edilizio storico, ora e' necessario penetrare la compattezza delle periferie sottraendo materia, distinguendo, dando spazio: la dialettica tra vuoti e pieni per opporsi al silenzio del territorio indistinto e amorfo nella citta'
diffusa. Si prova a rendere "attraversabile" la citta'
, e con il progetto si libera uno spazio dimenticato, dismesso, o gia'
preda della speculazione ...
9_
I residui, rimasti liberi o dismessi dalle successive fasi di evoluzione/involuzione della produzione e delle dinamiche urbane connesse, sono le sedi fisiche e i motori propulsori per la costituzione dello spazio pubblico oggi.
Non piu' volumi puri sotto la luce, ma forse paesaggi incerti - e liberi - sotto il cielo (per questo luoghi di estremo fascino ed estrema umanita'
).
Il Vuoto e' presenza progettuale prioritaria, spazio che consente di sentire le voci principali e quelle fuori campo, intervallo preziosissimo su cui il progetto si interroga perche' sia preservato (difesa della terra) e sia ancora centrale (dare forma - senso). Come il pieno fino a poco fa, sono gli "spazi non edificati" (in effetti, si tratta sempre di spazi lavorati e stratificati come complicatissimi palinsesti) a costituire oggi la risorsa sulla quale lavorare e il nodo problematico per le trasformazioni future.
L'intenzione e la sfida sono di lavorare intorno e dentro questi residui e di fissarvi il punto di perno per un "circolo virtuoso" di riqualificazione urbana, ridisegnando le connessioni interne e ridefinendone sensi e caratteri (l'identita'
), per farli penetrare nella compattezza delle periferie (8), e a partire da qui riqualificarle.
Il lavoro rientra appunto in un discorso piu' complesso che tenta la riconfigurazione dei margini di una delle tre Stanze Verdi, cosi' definite dal PGT bergamasco di recente adozione. E' una citta'
che si e' costruita da sempre in modo dialettico con il paesaggio, dilatandosi progressivamente fino a definire oggi una nuova forma della citta'
, la cosiddetta 'grande Bergamo'. Le tre stanze sono tenute a sistema, intorno e dentro questa periferia, dalla Corona Verde, che vuole essere preservata e riqualificata, come un percorso/parco urbano da sviluppare lungo la circonvallazione. Sono queste a creare, alla scala del territorio, le nuove centralita'
per la citta'
terza (o ennesima), costituita dai luoghi del margine, aree fluttuanti nel magma informe della diffusione, un tempo di uso principalmente agricolo.
10_
Come intervenire in questi luoghi dell'incerto e del confuso? Quali sono le strategie per lavorare nello spazio dell'In-Between? Che fare di questi luoghi di margine?
Un accordo puro in se' non ha nessuna tonalita', tutto sta nella Relazione (9).
Progetto dell'Integrazione (10) e della distanze relative tra le cose (Dialettica) (11)
Si insiste sulla Relazione quale strategia progettuale e su un piu' profondo tessuto di distanze relative, piu' che sulla costruzione di vere e proprie presenze fisiche che colleghino i luoghi di pregio.
Ibridazione e' scambio continuo e dinamico tra usi, dimensioni, scale, tempi e suoli differenti in reciproca osmosi: l'unica via per risolvere la citta'
con i materiali che gia'
le appartengono (dinamismo, ibridazione, frammentazione, eterogeneita'
), attraverso segni che ne ordinano le relazioni, ovvero li pro-gettano (sguardo all'evoluzione futura).
Il prodotto ottenuto attraverso il processo d'ibridazione non costituisce una sommatoria di parti, ma e' esso stesso un elemento finito nuovo con caratteristiche e prestazioni proprie. Si puo' in questo senso, individuare un nuovo scenario, nell'elaborazione di strategie innovative . (12)
Pre-Figurare Scenari (centralita'
contemporanee per la citta'
):
E' un progetto di Dispositivi, che tenta di delineare le ipotesi di ricomposizione dei tessuti critici attraverso sistemi complessi e mirati che potranno evolvere nel tempo, attivando dinamiche di piu' ampia portata. Si sperimenta un proto-tipo ibrido locale che possa riproporre altrove l'approccio strategico.
Nella dispersione della citta'
diffusa occorre ricucire i vuoti, realizzare anzi nuove centralita'
"vuote", far emergere le relazioni sottese, arricchirli di sensi e significati (dissotterrarli), chiarirne il ruolo (gestione, funzioni, importanza dimensionale), con uno sguardo volto all'evoluzione futura.
Note:
(1) F. Purini, Il vuoto concreto, in M. Petranzan, G. Neri, F. Purini, La citta'
uguale. Scritti scelti sulla citta'
e il progetto urbano dal 1966 al 2004, ed. Il Poligrafo, Padova 2005
(2) Tratto dalla definizione di "Hybrid" di Manuel Gausa, in Dictionary of advanced architecture: City, Technology and Society in the Information Age, Actar 2003
(3) "Paesaggio minimo", M. Sturani, 1943 s.l.; R. Ferlinghetti, 2007
(4) Eleonora Fiorani, Panorami del contemporaneo, ed. Hoepli, Milano 2005
(5) Tratto dalla definizione di "Livrid" di Manuel Gausa, in Dictionary of advanced architecture: City, Technology and Society in the Information Age, Actar 2003
(6) Basilico, Architettura, citta'
, visioni, Bruno Mondadori, Milano 2007, p.116
(7) Consideriamo l'accezione Albertiana di "Forma", come concerto di tutte le parti assemblate insieme, e di "Stanza" (stanza-citta'
, stanza nella citta'
), quale luogo in cui l'abitante si ritrova, spazio a cui sente di appartenere ... e nel quale individua un centro chiaro, un'insieme - anche dinamico - di riferimenti.
(8) Significa dare spazio e rivelare le differenze, attraverso l'attribuzione di forma, di limiti pensati
(9) "Beziehung ist alles", T. Mann, Doctor Faust
(10) Termine usatissimo e controverso, ne parlano a fondo i paesaggisti B. Lassus (che la bandisce dal proprio operare e la sostituisce con la "eterogeneita'
", a sottolineare che solo le differenze in relazione possono arricchire e risolvere il degrado attuale) e G. Cle'ment (che invece la assume a principio guida dei progetti, nell'idea che Integrare rispetti le peculiarita'
locali in relazione
(11) Cfr. Manuel de Sola'
Morales, dal testo del testo "Il centro altrove. Periferie e nuove centralita'
nelle aree metropolitante", A. Monestiroli (a cura di), catalogo della mostra tenutasi presso la Triennale di Milano, ed. Elemond, Milano 1995
(12) Francesco Finocchiaro, Ibridazione dei Paesaggi urbani, in http://www.girodivite.it, dicembre 2008
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01 contesto ibrido: il sopralluogo

02 trame del tessuto e strategie progettuali sui margini

03 mappatura dei segni minimi

04 tempi urbani e sistema dei vuoti residuali

05 ibridazione del paesaggio tra rurale ed urbano

06 sperimentazione tipologica - livrid

07 attraverso Via Moroni - concept

08 minime tracce - planimetria di progetto

09 le centralita'
vuote sul territorio

10 Gordon Matta Clark strategia al futuro
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