
La "citta'-cluster" -
Ibridazioni urbane e prassi operativa in nuovi scenari sociali.
Andreina Maahsen-Milan
Ricercatore confermato Alma Mater Studiorum - Universita' di Bologna Facolta' di Architettura "A. Rossi" - Cesena
Ambito analitico e applicativo
La ricerca (1) ha per oggetto la rigenerazione urbana dei comuni della cintura torinese con recupero dei "margini" metropolitani nei centri di piccola e media dimensione.
Caso esaminato: Le piazze di Altessano - Venaria Reale (TO).
Tracciati e marcature
Da circa un decennio, la ricerca progettuale e teorica della progettazione architettonica ha individuato nella realta' urbana europea e italiana, nuclei tematici complessi - la citta' sprawls, i margini urbani - affiancando e attualizzando le risultanze degli studi morfo-tipologici elaborati tra gli Anni Sessanta e Ottanta. Il progressivo spostamento dell'interesse dai Grand Ensemble dei nuovi quartieri di espansione, alla realta' sedimentata dei Centri Antichi, non ha tuttavia riservato altrettanto impegno riguardo alle tematiche del recupero di spazi ed edifici compresi nelle "aree interclusive".
Il recupero di brani di citta'/campagna - assediati dalla disordinata periferia industriale, "intrappolati" nello sviluppo postbellico, compromessi da improvvide iniziative "manageriali" di dismissione e privatizzazione dei beni comunali - sono, di fatto, occasione per fornire preziosi tessuti connettivi tra le parti ormai assestate della citta' e i quartieri abitativi. Tali interventi, nella loro modestia quantitativa, sono tuttavia in grado di fornire identita' e qualita' urbana ai luoghi di aggregazione, per nuove e vecchie comunita' insediative. Percorsi lineari che costeggiano aste fluviali o ferroviari, margini slabbrate di territorio in aree industriali dismesse, spazi di natura incerta tra complessi abitativi e viabilita' pubblica: sono, da almeno tre decenni, pretesti ed occasione per ripensare lo sviluppo dei centri storici, a partire dai confini esistenti e senza contribuire ad ulteriori erosioni di superficie agricola.
Ma quali sono - nel tormentato paesaggio della modernita' - i dati di partenza per effettuare una ricognizione efficace dello "stato delle cose"? Quali gli strumenti e gli elementi a disposizione?
I sedimi naturali e storici sono stati letti ed interpretati in modo vario: la realta' del paesaggio urbano e delle periferie indagate dal "certain regard" del fotografo e cineasta, scavate, misurate e rappresentate da archeologici e geografi. Tra soggettivita' poetica, narrazione e descrizione, l'azione analitica e operativa dell'architetto appare singolarmente confusa ed incerta. Come gestire le complessita', le contraddizioni, gli enigmi di una tale congerie di elementi? La citta' si offre allo sguardo rivelando bellezza e miseria, tentativi e fallimenti, tra il succedersi di accadimenti naturali intrecciato alle vicende dei nostri predecessori. L'occasione di verificare la validita' della lettura corboziana - "il territorio come palinsesto" - si presenta come vertiginosa chance operativa:
Ipotizziamo che nella memoria millenaria del suolo siano gia' presenti, o in nuce, nel loro divenire, come in un cartamodello sartoriale, tutte le forme e gli assetti possibili. E' ancora la mappa di Marco Polo, descritta da Italo Calvino nelle Citta' invisibili. Quale, delle infinite tracce presenti, consentira' di operare la scelta piu' opportuna, trovare equilibri stabili, avviare la crescita "integrata e sostenibile" per i tempi futuri?
Segni, lacerti, impronte di strutture fisiche o relazioni immateriali sono, in effetti, materiale di progetto a disposizione, per guidare, se lo si vuole, gli interventi di rigenerazione urbana secondo un generale principio di radicamento. Tale principio suggerisce di re-interpretare criticamente (o inventare) nel contesto urbano, spazi di aggregazione, luoghi reali pensati per le comunita' civili. Per tutti, compresi i gruppi eterogenei o disaggregati coinvolti in processi permanenti di integrazione, confronto, identificazione, assimilazione...
Prassi operative e nuovi modelli nel recupero urbano
Il richiamo a suggestioni culturali, estetiche o sociologiche non deve tuttavia distogliere l'architetto, - impegnato nel ruolo di docente, progettista, tecnico o amministratore - dalla necessita' di dare risposta alle problematiche tecnico-economiche che si pongono nella gestione di un patrimonio edilizio obsoleto ed oneroso in termini manutentivi ed energetici. Una volta individuate le linee generali di indirizzo nell'organizzazione degli interventi (2), e' l'uso consapevole di risorse ed energia con la verifica di corretti orientamenti a determinare il dimensionamento dei volumi. Come richiamato dalle pratiche della progettazione sostenibile, l'attenzione alle questioni micro-climatiche-energetiche negli interventi di recupero del costruito assume una valenza crescente, se non addirittura prevalente, dal punto di vista procedurale. Anzitutto e' la valutazione della consistenza materiale e prestazionale dell'edificio, l'attitudine alla trasformazione e la sua "resistenza" alla modifica, a determinarne il valore - piu' spesso il gravame - nella conservazione. In questa seconda fase, di precisazione metodologica d'intervento, intendiamo avvalerci, laddove possibile e praticabile, delle opportunita' fornite dalle procedure di adeguamento del patrimonio edilizio con interventi di retrofitting (3).
La chance offerta dall'innovazione e dai paradigmi, talvolta sfuggenti, della sostenibilita' puo' - e deve - tradursi in una chiara operativita', sottratta tanto alle ritualita' accademiche quanto all'autoreferenzialita' di esasperati tecnicismi. Si tratta di ottemperare a esigenze di carattere normativo, tecnologico e gestionale, in termini di efficienza prestazionale degli edifici ed efficacia economica degli interventi. Altrettanto imprescindibile e' la valutazione di parametri qualitativi che misurino il benessere abitativo ed il grado di soddisfazione dell'utenza.
Il miglioramento della qualita' del costruito, da azione meramente tecnica, deve costituirsi come strumento di gestione pubblico-privata di pregio. Esso non potra', nel contempo, esimersi dal miglioramento della qualita' degli spazi e delle quinte edificate che costituiscono la scena urbana. In altre parole: le possibilita' offerte riguardano una piu' complessa e minuta gestione dei vuoti e dei pieni anche in termini percettivi, non soltanto ricorrendo a neutrali azioni di maquillage degli spazi verdi o degli arredi. Il recupero delle superfici orizzontali e verticali potra'/dovra' utilizzare - anche in modo coraggioso ed innovativo - nuovi materiali e processi costruttivi. Adottare incisive scelte tecnologiche non necessariamente collide (4) con le peculiarita' e la vocazione dei tessuti edilizi italiani.
Superando la dimensione puramente economica dei "Piani casa" regionali - che consentono incrementi modesti volumetrici - e' proprio la loro combinazione con le pratiche di retrofitting a fornire insperati strumenti per il ridisegno e la correzione di squilibri formali (5).
Criteri generali e declinazioni locali.
Una scelta di questa natura si rifa', nel caso in oggetto, e non casualmente, alla tradizione sabauda della regolazione dei profili costruiti, contrattata secondo la considerazione dell'utilita' reciproca, nel mantenimento del decoro e della sicurezza pubblica.
La stessa Corona delle Residenze reali e' pensare il corpus urbano come straordinario monumento continuo (6) che si confronta ed integra nell'ordo del paesaggio agrario. La volonta' di fare di Torino la Capitale d'Italia, comprende anche i tardi inserti monumentali della citta' fascista, e l'elegante esercizio razionalista. Citta' che non perde, nel centro storico il proprio equilibrio neppure nei turbinosi anni del "Miracolo economico", ma soggiace nelle sterminate periferie della cintura, ai dettati della speculazione immobiliare. Un lungo percorso di recupero che riparte dai sobri piani del colore negli Anni Ottanta. Un lungo esercizio di controllo e coscienza di se', che pare ripiegare su se stessa una metropoli controvoglia. Lo sfolgorio globale dei Giochi Olimpici ripropone agli occhi meravigliati del mondo un organismo vivente che osserva e mantiene, nell'ordinato, marziale assetto sabaudo. una composta eterogeneita', una ragionata vaghezza (7).
Esperienze europee e percorsi analogici
La pedonalizzazione progressiva dei centri abitati, l'introduzione di sperimentazioni derivate dalla prassi delle "Autofrei Siedlungen - secondo felici esperienze in atto nei Paesi germanofoni (8) e' un percorso auspicabile di riforma urbana, praticata anche nei piccoli centri e realta' della provincia italiana.
Le politiche economico-produttive proposte nella regione autonoma del Trentino-Alto Adige - dilagate e imitate in larga parte del territorio nazionale - hanno impresso un'inaspettata accelerazione verso forme di governance innovative, nel coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati in un rinnovato esperimento di urbanistica partecipata. La formula adottata prevede di guadagnare, attraverso un'opera capillare di informazione e dialogo, la condivisione di due polarita' fondamentali: rispetto del territorio, riconoscimento socio-culturale dei soggetti coinvolti nella scoperta della tradizione e nell'espressione serena, della modernita' e dell'innovazione.
In un clima e contesto totalmente differente, l'esperimento torinese, avviato negli Anni Novanta, ha prodotto profondi mutamenti nell'assetto urbano. Il recupero di complessi architettonici e porzioni urbane per i Giochi Olimpici 2006, dimostrano come - attraverso programmi di rinnovo urbano di grande respiro - Urban I e II - e iniziative collaterali, si possa costituire e rinforzare l'identita' (dei luoghi) e l'identificazione (dei cittadini), offuscata da decenni di trascuratezza e abbandono istituzionale. Il dato e' confermato dalle ricerche, affidate al Politecnico di Torino e coordinate dal prof. Agostino Magnaghi (9), che hanno riguardato le porzioni nord a ridosso del complesso produttivo di Mirafiori (10). E' dunque possibile innescare (e mantenere) un circolo virtuoso che, nel perdurare della crisi economica, contribuisce alla tenuta della compagine sociale (11).
Le iniziative di studio ed approfondimento teorico si sono incrociate ad interventi operativi, con interventi che hanno interessato i terreni vacui dei "margini" a ridosso delle aste fluviali e delle sistemazioni idrauliche dei secoli XVIII-XIX (12).
Integrazione e sostenibilita' sociale
Al di la' degli indubbi risultati ottenuti, nel recupero formale e funzionale dei quartieri, restano irrisolte - anche per la complessita' dei temi legati al binomio residenza-lavoro - le funzionalita' relazionali degli aggregati urbani e dei centri storici. L'esperienza piemontese - come per il Nord Ovest e Nord-Est del Paese, non e' esente da critiche o zone d'ombra. La gestione incerta e contraddittoria dei flussi demografici nei riguardi di nuove e vecchie immigrazioni non ha giovato alla riflessione condivisa per adattare o fornire luoghi di aggregazione, a disposizione delle comunita' insediate. Nei comuni della cintura torinese, come nell'hinterland lombardo, le nuove immigrazioni si sono innestate su tessuti sociali sensibili, parzialmente assestati dopo le ondate migratorie del Dopoguerra. Le amministrazioni civili hanno risposto, piu' o meno efficacemente, ad inattese istanze sociali avanzate da lavoratori stranieri e cittadini di "seconda generazione" che rivendicano il diritto di fruire le opportunita' delle popolazioni "indigene". Nei residenti, spesso a propria volta immigrati di seconda o terza generazione, il confronto serrato, spesso al limite della tensione sociale, ha generato reazioni di rigetto e aperta ostilita' (13). Nel centro e nei comuni di cintura, diversamente dalla provincia piemontese, politiche sociali attente alle problematiche interculturali e ingenti investimenti, hanno attenuato le manifestazioni di disagio (14).
Questa premessa rende ancor piu' evidente come ogni intervento, effettuato su porzioni ancorche' minime del territorio, non potra' non tener conto delle nuove esigenze - culturali, comunitarie e di culto - che le diverse componenti etniche, presenti nel capoluogo piemontese, italiano in generale, esprimono. I contrasti e le contraddizioni dovranno offrire dal punto di vista delle politiche sociali - nel lavoro, abitazione, formazione e tempo libero - risposte tecniche, rapide ed adeguate.
Meno eclatanti, ma meritevoli di attenzione, in riferimento alle considerazioni precedenti, appaiono i dati che mostrano come il territorio comunale di Venaria Reale-Altessano sia interessato, in linea col trend nazionale, da un aumento sensibile della popolazione autoctona anziana (15). Indici che rendono chiaro come i servizi destinati alla salute e all'assistenza tenderanno a prevalere nel corso dei prossimi decenni, rispetto alle richieste di formazione, residenza, sport e tempo libero (16). Questo, con ripercussioni evidenti sull'edilizia pubblica e privata nonche' sulla dotazione stessa degli spazi collettivi. Da ultimo, omogeneamente ai dati dell'area metropolitana, sono andati aumentando casi di devianza giovanile e dispersione scolastica nei comuni - dove sono concentrate fasce sociali disagiate ed immigrati.
Premesse e riferimenti metodologici.
Riteniamo che la vasta esperienza accumulata nella cultura tedesca, a partire dalla seconda meta' del secolo XX, abbia trovato eccellente applicazione grazie all'habitus mentale pragmatico e coerente delle amministrazioni regionali, ma in un ambito di sostanziale uniformita' di linee di ricerca. Le premesse culturali e teoriche di questo studio (17) furono tratteggiate dall'architetto e teorico tedesco Rudolf Schwarz nell'ambito degli interventi di ricostruzione e recupero del tessuto urbano di Colonia e delle citta' renane, distrutte o danneggiate dai bombardamenti aerei. Vale ricordare che la regione industriale fu interessata, gia' dai primi mesi dalla cessazione del conflitto, da impressionanti ondate immigratorie, dell'ordine di centinaia di migliaia - poi milioni - di profughi e lavoratori stranieri. Studi di carattere morfo-tipologico di notevole spessore sono stati condotti, nella scuola di architettura aquense e a Stoccarda, da Gerhard Curdes (18) e altri, nell'avviare, dalla meta' degli Anni Settanta del XX secolo, il recupero delle citta' industriali medie e piccole del territorio della Ruhr. Piu' recentemente nel dibattito che si e' aperto anche sulla realta' inattesa "Schrumpfende-Stadt" [lett.: la citta' contratta] sono stati condotti riflessione e interventi operativi per il recupero e rivitalizzazione dei centri urbani nel quadro della riduzione e degli spazi nella citta' dell'ex DDR, dopo i fenomeni di abbandono - e invecchiamento della popolazione - nelle regioni orientali della Germania post-comunista.
Nel caso italiano, e piemontese in modo particolare, il processo parte dall'individuazione e, laddove possibile, recupero [talvolta, ricostruzione] degli spazi rappresentativi dei nuclei antichi. E' dato rilievo alle porzioni di tessuto urbano sconvolto o condizionato dallo sviluppo industriale e da casuali scelte di carattere insediativo, in modo particolare dai quartieri di residenza sociale, che ora rivelano una loro scarsa attitudine a prestarsi a significativi interventi di ridisegno urbano.
Ricerca delle trame, dei tracciati e degli orientamenti originari per il riordino e recupero formale dello spazio identitario collettivo, sono la chiave interpretativa per nuovi interventi e possibilita' di modifica di quelli pregressi. Dopo il felice recupero del complesso monumentale, del parco e del Borgo Antico della Reggia di Venaria e' necessario intervenire sulle inclusioni paleo-industriali e insediative recenti. Cio' dovra' essere lo stimolo per un'incisiva azione di rigenerazione urbana, a partire dalla riconsiderazione dei nuovi equilibri demografici. Si ritiene comunque utile e necessario ripartire dalla valutazione dei gradi di influenza esercitati (o meno) sulla struttura dell'abitato dalla rete dei percorsi storici. E, tanto piu' stimolante, l'individuare le ragioni che hanno determinato variazioni e turbamenti nel territorio agrario soggetto al mutevole equilibrio del paesaggio fluviale.
Il "permafrost urbano": "connessioni fredde" nelle trame edilizie.
La tematizzazione degli elementi connotativi il territorio antico pare ancora capace di fornire validi elementi di attivazione di un progetto "archeologico" che mantiene, in profondita', uniti o collegati da nessi logici, storici ed evolutivi, l'intero complesso urbano.
La loro lontananza nel tempo, la capacita' talvolta enigmatica di esercitare suggestioni formali ed emozionali ne fanno comunque elementi indispensabili per lo "start" delle pratiche progettuali ed il ridisegno di spazi consolidati e nuovi assetti. Il breve elenco che qui segue da' conto del percorso metodologico che si e' seguito nel corso dell'analisi e lo sviluppo nella sintesi progettuali.
Gli elementi dinamici del territorio
Il torrente Ceronda e la confluenza con la Stura di Lanzo (Cfr. Piano: "Corona verde" ) (19).
Tracciati antropici
L'ordinamento territoriale della centuriazione taurinense nel territorio di Altessano inferiore e superiore (Venaria);
Assenze e permanenze - Tracciati e impronte.
Il ponte e l'Ospedale dei Pellegrini di Santa Maria (20), nel sistema dell'"Abbazia di strada" (Xenodochio) di S. Giacomo di Stura;
Le tracce del Castello e della Fortezza dei Barolo, ad Altessano inferiore;
La Citta' doppia, costituita da Altessano e La Reggia e il Borgo Antico di Venaria - (gia' Altessano Superiore), parzialmente integrata nel sistema delle Residenze sabaude;
Le cascine, residuo dell'organizzazione agraria pre-industriale;
La citta' operaia:
Gli insediamenti popolari che "assediano" gli impianti rurali.
Conclusioni:
gli studi che hanno preceduto ed affiancato le elaborazioni progettuali in corso (21) tendono a convergere nella necessita' di rendere esplicito e coerente le lineazioni ancor oggi visibili della centuriazione taurinense, come struttura originaria e portante l'intero assetto territoriale antropico antico. L'omogeneita' e sostanziale conservazione nel tempo, si mostra in tutta evidenza nella strutturazione del complesso barocco della Reggia di Venaria. Nella cartografia storica sono verificabili coerenze ed allineamenti nello stesso scomparso Castello di Altessano. Probabili esondazioni e collassi del ciglio morenico dovuti all'azione del Ceronda e della Stura hanno impresso nell'abitato di Altessano inferiore il caratteristico impianto irregolare, che si discosta, nella porzione centrale, dalla rigorosa assialita' centuriale. Proprio in queste "smagliature" della rete, nel dialogo irrisolto e talvolta drammatico tra aggregato urbano e spazio naturale, si risolvono le dicotomie che impediscono, a tutt'oggi di pervenire ad una soluzione soddisfacente ed equilibrata. Tema che si ripropone, anche se con minore impatto nello stesso bordo del Borgo Antico, affacciato sul torrente Ceronda. La ricucitura tra due diverse logiche aggregative potra' avvenire a patto di scaricare, o pedonalizzare, le aste viarie del traffico di attraversamento, assicurando, parimenti all'edilizia residenziale della Via Maestra di Venaria, un destino di recupero e valorizzazione delle quinte urbane esistenti. Gli spazi e le visuali del paesaggio fluviale, in passato fittamente boscato, possono tornare a vivere e dialogare col borgo, con la prospettiva di restituire dignita' e integrita' al luogo, previa chiusura delle cava di ghiaia e recupero e rinaturalizzazione delle sponde.
All'architettura, alla normativa e alle tecnologie resta il non meno complesso compito di "restituire" qualita' percettiva al costruito, mettendo mano agli spazi collettivi e alle facciate. Solo a questa condizione, il "retrofitting" potra' essere riconosciuto come pratica necessaria e strada obbligata per il successo di tutti gli interventi di rigenerazione urbana che si avvieranno da oggi, per i prossimi decenni.
Note:
(1) Laboratorio di Progettazione Architettonica e Urbana (01FOV ), II Facolta' di Architettura del Politecnico di Torino, prof. arch. A. Magnaghi (coordinatore), con: M. Pellegrino, M. Camasso, E. Vigliocco; Polito/ ing. M. Boscolo, A. Maahsen-Milan, Univ. Bologna. In coll. con ATC Torino - Comune di Altessano-Venaria Reale (TO).
(2) E nella fattispecie, intendiamo la complessa procedure di stabilire gli allineamenti, le centralita' e focalita' visive, la qualita' percettiva dei vuoti e delle masse
(3) Cfr. L. Malighetti, Recupero edilizio e sostenibilita', ilSole24ore, Milano, 2004.
(4) Possiamo comunque convenire che la possibilita' di controllo a disposizione dell'amministratore pubblico permangano modeste, dato lo scarso peso che esso esercita nella definizione qualitativa degli interventi e la possibilita' di esserne concretamente il gestore. Negli ultimi decenni, eccezion fatta per poche fortunate realta' amministrative, in primis le Provincie autonome di BZ e TN dotate trasferimenti finanziari e risorse economiche rilevanti, tali opportunita' si sono ulteriormente ridotte.
(5) Resta la aperta la valutazione dell'opportunita' di governare e regolamentare la straordinaria disponibilita' di materiali offerte dall'innovazione edilizia. Colorazioni, trame e textures edilizie, omogeneizzazione o re-invenzione dei profili, potrebbero, con una accorta pianificazione d'insieme, essere sottratte a scelte episodiche o a pericolosi "esercizi di stile".
(6) Cfr. A. Magnaghi, L. Dal Pozzolo, S. Gron, Tra citta' e museo. Itinerari, incroci, convergenze, Name, Genova, 2006.
(7) Cfr. A. Magnaghi, M. Monge, L. Re, Guida all'architettura moderna di Torino, ed. Designers Riuniti, Torino, 1982 e succ. ed. 2004, 2006, ed. Celid, Torino.
(8) Autofrei Siedlungen, [lett: Insediamenti liberi dalle auto]. Cfr: documento di Best Pratics (2007) che segna un primo bilancio critico dell'iniziativa:
http://www.nachbarn60.de/fileadmin/protokolle/2007_07_Projektbewerbung_Best_Practices_Vernetzung_im_Verkehr.pdf
(9) Ricerca svolta in collaborazione con i docenti e studenti dello SCUDO-Scuola di Dottorato della II Facolta',
(10) "Il programma Urban 2 si inserisce in un contesto di valorizzazione delle periferie torinesi avviato da 1998 con la creazione di un apposito settore denominato Settore Periferie. Attraverso tale programma la Citta' di Torino ha investito ingenti risorse per la riqualificazione delle periferie dal punto di vista urbano, ambientale e sociale. Il Settore Periferie dispone di quattordici azioni di sviluppo locale, tra cui una nell'area di Mirafiori Nord di circa 25 mila abitanti ed una superficie di circa due milioni e mezzo di metri quadrati. In tale quadro, il progetto Urban 2 e' organizzato in tre principali assi di intervento distinti, per colore. Nell'"Asse verde" destinato al recupero fisico e alla sostenibilita' ambientale si e' proposta la riqualificazione dell'ambiente fisico, valorizzando le aree verdi e sportive esistenti per creare spazi pubblici e percorsi urbani; promuovere lo sviluppo sostenibile come elemento di distinzione del quartiere e aumentando la vivibilita' dei luoghi. Progetti di riqualificazione hanno interessato piazza Livio Bianco, l'asse viario di Corso Tazzoli; via Gaidano, via Dina. Di grande rilievo ed efficacia sociale la ristrutturazione delle cascine Roccafranca e Giaione e l'obiettivo di raggiungere il 50 per cento di raccolta differenziata."
(11) Cfr. le iniziative di "Torino Capitale Europea dei Giovani - 2010", e delle azioni previste in occasione del Centocinquantenario di "Torino Capitale d'Italia - 2011".
(12) Cfr. a proposito lo studio di pre-fattibilita' per il recupero urbano dell'area ex First nel comune di Moncalieri (TO) e lo studio svolto a cura di A. Magnaghi e M. Camasso.
(13) Cfr. i conflitti che nello scorso decennio hanno contrappongono residenti italiani e stranieri nei quartieri torinesi di Barriera e San Paolo. Il quartiere di Barriera sara' presto interessato da radicali opere di ristrutturazione urbana.
(14) E' dunque evidente che tali prospettive potrebbero drasticamente mutare in condizioni di perdita occupazionale o con l'azzeramento delle misure assistenziali: la riduzione dei flussi migratori non influira', in ogni caso, sul carattere di permanenza delle comunita' alloctone, e cio', indipendentemente da processi integrativi nella societa' locale.
(15) I dati demografici reperiti (anno: 2006), restituiscono un quadro complessivo di popolazione(36.000 unita') che dopo il periodo 1983-2000 di saldo positivo, ha registrano indici negativi costanti. La fascia giovanile tra il 18 e i 16 anni costituiva circa il 20% della popolazione.
(16) Cfr: Ia Conferenza di Servizi 2008, organizzato da ASL Torino 3.
(17) L'analisi si fonda sul lavoro di scambio e confronto operato attraverso un consolidato intreccio di collaborazioni scientifico-culturali, con realta' universitarie ed enti operanti nel territorio renano.
(18) Gerhard Curdes (1933), e' considerato una delle figure piu' autorevoli dell'urbanistica e della pianificazione territoriale tedesca. Nel corso del suo lungo magistero istituzionale e universitario - presso la TH-Stuttagart (1969-71) e la prestigiosa scuola di Aquisgrana (RWTH-Rheinisch-WestfŠlischen-Technischen Hochschulem Aachen (1971-1998) - ha sviluppato vasti programmi di recupero e sviluppo delle citta' tedesche. E' uno degli artefici del programma per le Capitali Europee della Cultura. Cfr. Montanari/Curdes/Forsyth), Urban Landscape Dynamics. A Multi-Level Innovation Process. Aldershot, (UK), 1993.
(19) Progetto: Corona Verde - Pianificazione strategica e governance, a cura: Regione Piemonte - Settore Pianificazione e aree protette, in coll. con DITER, Politecnico e Universita' di Torino; Rapporto finale, p. 176.
(20) Cfr. Giuseppe Sergi, L'aristocrazia della preghiera - Politica a scelte religiose nel Medioevo italiano, Donzelli ed. Roma, 1994., p. 49-50. L'edificio, ora scomparso con il ponte, era chiamato Casa di Santa Maria e dipendente dal Monastero di San Giacomo di Stura.
(21) Tutt'ora in itinere.
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01 Schema interpretativo della centuriazione torinese (Morra-Nelva,1977) da Cavallari Murat (1968). Nel riquadro rosso: l'agro di Altessano-Venaria.

02 Mappa Di Bianchi-Parentani (1640), che indica la struttura idrografica e stradale del territorio torinese. E' visibile il bosco di Altessano collegato alle tenute della Venaria e Mandria.

03 L'impianto abbaziale di S. Giacomo di Stura, nella situazione attuale, completamente circondato dagli impianti industriali e residenziali.

04 La struttura urbana di Venaria e Altessano, parte della centuriazione dell'agro taurinense.

05 Immagini del centro antico di Altessano (Anni Venti). Sono ancora leggibili i resti del Castello, inglobati nel complesso industriale SNIA. Dettaglio della "Carta delle Cacce".

06 Altessano - Lo stato attuale della piazza. In primo piano l'ex edificio scolastico ora sede ASL.

07 Altessano - Lo stato attuale della piazza. Sono visibili i salti di scala tra la minuta ilizia storica e gli interventi di edilizia residenziale condotte negli anni Cinquanta e Sessanta.

08 Il ciglio del Torrente Ceronda e le nuove sistemazioni dell'asta fluviale nel quadro del Piano "Corona Verde".

09 Il ciglio del Torrente Ceronda e le nuove sistemazioni dell'asta fluviale nel quadro del Piano "Corona Verde".

10 Le piazze di Altessano - Elaborazione analitica sui tracciati regolatori e le griglie progettuali.
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