
Il ruolo dell' Urban Hybridization nelle trasformazioni urbane
Cassandra Cozza
Dottore di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Pianificazione
"Piu' a fondo studiamo la natura del tempo. Meglio comprendiamo che durata significa invenzione, creazione di forma, continua elaborazione dell'assolutamente nuovo" Ilya Prigogine
L'ibridazione urbana e' importante per la creazione di punti capaci di generare trasformazioni urbane; e' necessaria una riflessione sulla localizzazione dei progetti costruiti con questo approccio in punti specifici legati alle reti infrastrutturali ed ai luoghi iconici e uno studio delle ibridazioni tipologiche e morfologiche necessarie a rendere questi luoghi capaci di rispondere alle esigenze (funzionali, simboliche, strutturali, ecc.) richieste dalla contemporaneita'.
In genetica l'ibridazione e' il processo di combinazione di diverse varieta' o specie di organismi per creare un ibrido, cioe' la combinazione di due o piu' cose diverse per ottenere uno specifico risultato.
Questa metafora puo' essere usata per comprendere alcune trasformazioni che hanno riguardato la progettazione architettonica ed urbana, diventando sempre piu' complesse, come si puo' osservare in molti progetti e studi di Rem Koolhaas o Steven Holl e nell'opera di autori come Joseph Fenton e David Grahame Shane.
1. Paradigma urbano, paradigma progettuale e toni di paesaggio
Il paradigma urbano o di ordine superiore e' il modello che gestisce il funzionamento della citta' per un dato periodo storico, fino a quando non avviene una mutazione nella struttura della forma urbana e la scala urbana supera le soglie della crescita per cui la strutturazione interna preesistente era efficace; il paradigma progettuale, invece, e' il tipo di progettazione architettonica e urbana: cosa modifico e come lo modifico.
Occorre tener presente che l'Urban Hybridization riguarda il paradigma progettuale e che, invece, il paradigma urbano, inteso come il modello di funzionamento della citta', non si ibrida, ma cambia quando smette di essere efficace.
Nella citta' contemporanea quando il paradigma urbano o di ordine superiore muta, cambia anche la funzione di alcuni dei tessuti esistenti e compaiono nuovi paradigmi progettuali; e' proprio attraverso la creazione di questi luoghi che si innesca la trasformazione realizzando progetti complessi che rispondono alle esigenze di molteplici attori.
Nella citta' contemporanea il paesaggio e' importante tanto quanto i tessuti edilizi, infatti, essa comprende punti densi, tessuti urbani, margini, vuoti urbani e spazi aperti, e' formalmente discontinua e strutturalmente gestita dalle reti infrastrutturali, per cui la sua immagine complessiva e' composta di unita' elementari di paesaggio costruito o inedificato (landscapes) che, combinate secondo specificita' locali, formano un tono, un montaggio di caratteri capace di restituirci la sua identita'. I vari landscapes possono ibridarsi nei punti di margine e formare degli ecotoni o restare chiaramente distinti, specialmente quando sono separati da confini costruiti o reti infrastrutturali. Quindi, gli spazi aperti, i tessuti, i vuoti urbani, le infrastrutture visibili e non, i margini e i paesaggi sono i materiali che costituiscono la citta' e il suo funzionamento, che avviene per punti collegati ma discontinui, per armature lineari, per porosita' attraverso i tessuti permeabili, gli spazi aperti e i vuoti urbani.
2. Progettazione e localizzazione dei punti di trasformazione urbana
La localizzazione dei nodi in prossimita' delle grandi infrastrutture conferisce loro un ruolo strategico, la cui articolazione alla scala architettonica avviene attraverso una serie di ibridazioni tipologiche e morfologiche capaci di conferire al progetto un senso identitario e simbolico e di fissare il nuovo senso del luogo che esso stessa crea.
Ecco che i punti (nodi/poli/epicentri) che innescano la trasformazione, mossi da esigenze contingenti, presentano un forte valore di posizione, legato alla loro localizzazione, alle prossimita' ai sistemi infrastrutturali e ai principali attrattori simbolici con cui creano un fitto sistema di relazioni e un forte valore simbolico, legato al loro ruolo reale e mediatico, all'attrattivita' che sono capaci di generare, al grado di innovazione che presentano e alla loro estetica, al valore iconico o monumentale che sono capaci di creare.
I punti (nodi/poli/epicentri) in cui avvengono le principali trasformazioni e ibridazioni tipologiche, morfologiche e simboliche sono sempre situati in posizioni strategiche, raggiungibili in diversi modi da svariate tipologie di utenti (residenti, city user, turisti, ecc.) e capaci di assumere un ruolo importante all'interno della citta' estesa; questa condizione di prossimita' di reti e sistemi infrastrutturali, pedonali, viari, ecc. le rende multiscalari. La Multiscalarita' (d'Alfonso) coinvolge sia la sintassi del tipo edilizio sia la sintassi della forma urbana attraverso ibridazioni necessarie per gestire la complessita' dell'ente architettonico che si lega alle reti infrastrutturali. Il progetto multiscala, o di prossimita' multipla, crea delle prossimita' temporali equivalenti, ed appartiene contemporaneamente sia a luoghi spazialmente lontani sia al contesto locale. Nei nuovi enti multiscala puo' avvenire la commutazione tra scale diverse e questo comporta l'innesto di una trasformazione del comparto urbano adiacente. In recenti realizzazioni di stazioni ferroviarie d'alta velocita' progettisti come Arep e Silvio d'Ascia hanno colto l'occasione di innescare una trasformazione che avesse ripercussioni molto piu' vaste di quelle legate alla sola stazione ferroviarie, proponendo progetti in cui a essa erano affiancati quartieri urbani e aree paesaggistiche in modo da creare dei poles d'echanges. Autori come Nathalie Roseau dell'Ecole nationale des ponts et chausse'es hanno focalizzato la loro ricerca sul ruolo dello spazi dei flussi e dei pĒles d'e'changes in citta' come Hong Kong, New York e Parigi, mettendo in evidenza la loro capacita' di innescare delle trasformazioni urbane.
Nelle citta' organizzate/strutturate meglio, la rete e' adeguata a sostenere il funzionamento urbano in un tempo utile per cui anche chi e' lontano puo' raggiungere i punti urbani densi in un tempo breve.
Il paradigma Net city (D. Grahame Shane, 2005) descrive il funzionamento della forma urbana contemporanea, in cui le grandi trasformazioni avvengono in punti specifici di scambio delle reti, nei punti d'appoggio geografico, modificando le tracce pregresse prodotte dalla storia (biografia urbana) e il modo di costruire la mappa mentale di territori sempre piu' vasti che conosciamo solo in modo discontinuo. La Net city e' governata da una molteplicita' di attori, i cui interessi non sempre coincidono, per cui il loro processo di trasformazione e' molto complesso.
David Grahame Shane, nel libro Recombinant Urbanism del 2005, parla del ruolo delle eterotopie nella trasformazioni urbane, specialmente quando si ha un cambiamento paradigmatico. Il suo testo legge le trasformazioni urbane attraverso i cambiamenti di una serie di elementi che si ricombinano ospitando funzioni nuove e modificando la funzione e l'attrattivita' di una parte di citta', questi elementi sono le armature, le enclave e le eterotopie.
Grahame Shane prende la definizione di eterotopia da Michel Focault (Spazi altri, 1964) per costruirne un complesso sistema di analisi urbana. Infatti, le eterotopie sono dei luoghi in cui la stasi dell'enclave si mescola con il flusso dell'armatura, in esse risiedono le eccezioni al modello di citta' dominante e hanno la funzione di mantenere la stabilita' della citta' in un sistema auto-organizzato. Per questo motivo la loro forma puo' essere molto diversa e in costante mutazione.
In medicina, le eterotopie sono la formazione di un tessuto in un luogo dove la sua presenza non e' normale; l'autore per spiegarcele riprende un articolo di Fran?oise Choay (Urbanism and semiology, 1969) in cui l'autrice cita come eterotopici progetti come le mura, le cattedrali ed i castelli all'interno delle citta' medioevali, il loro ruolo e la loro struttura, infatti, e' in contrasto con il sistema di relazioni di vicinato del tessuto residenziale.
Le eterotopie hanno tre caratteristiche, chiamate dall'autore le tre"M's":
- mirror function, che inverte i codici circostanti;
- multiple pockets, che facilita' la mescolanza ed i cambiamenti;
- miniature, che e' una simulazione utopica dell'intero sistema circostante con i codici alterati o invertiti.
Grahame Shane sostiene che i cambiamenti paradigmatici corrispondono con i cambiamenti delle eterotopie, che si spostano dai tessuti posti all'interno della citta' verso i centri multipli posti all'esterno. Individua tre tipi di eterotopie legati a determinati sistemi di citta' usati da Lynch:
- H1, eterotopia della crisi, City of faith: favoriscono il cambiamento nel tessuto, spesso dietro facciate che ne nascondono il contenuto;
- H2, eterotopia della devianza, City as a machine: funzioni urbane che si spostano fuori dal centro per poter sviluppare morfologie e tipologie nello spazio aperto della rete suburbana;
- H3, eterotopia dell'illusione, Ecological city: spostamento dallo sviluppo di beni materiali allo sviluppo di informazioni simboliche nello spazio della comunicazione.
Focault (Spazi altri, 1964) descrive tre sistemi spaziali (localizzazione, estensione e relazioni tra i luoghi), ecco che le tre strutture eterotopiche sono: dislocazione di un sistema localizzato, compressione di un sistema in estensione e disgiunzione deliberata, servitu' volontaria e disconnessione. La struttura di ognuno di questi luoghi e' basata su una serie di codici di inversione e ricombinazione, essi violano la logica del sistema precedente, ottenendo un importante cambiamento di paradigma.
2. Ibridazioni tipologiche e morfologiche del progetto architettonico e urbano
Le ibridazioni tipologiche necessarie per creare luoghi sempre piu' complessi e capaci di rispondere alle esigenze di una societa' in continua trasformazione avvengono nell'ambito di quanto precedentemente descritto, ma e' possibile tracciarne una storia attraverso l'analisi dei testi di alcuni autori che ne hanno saputo cogliere le caratteristiche formali e tipologiche, la crescente complessita' e la loro potenza simbolica.
Il tipo in architettura nasce come figura compositiva sintattica, in pratica come lo schema che regola la composizione del modello, esemplare riproducibile.
Jean Nicolas Louis Durand (Precis des lecons d'architecture, 1802) teorizza la moltiplicazione e l'invenzione degli edifici pubblici che i manuali successivi descriveranno, anche se, sostanzialmente, essi si svilupperanno in due modi, un tipo, figlio di Durand e legato al percorso, l'altro, figlio dei nuovi materiali e delle nuove tecniche, l'edificio pubblico e il contenitore, come Les Halles o il Cristal Palace.
Rafael Moneo nel testo Gli elementi della composizione (1986) parla dell'impianto della combinatoria per dire che alla base di qualunque edificio di Durand c'e' la scelta della pertinenza del caso tipico dell'invariante sintattico nei confronti del quale la progettazione decostruisce i vincoli di coincidenza tra struttura, forma dell'involucro e articolazione delle forme interne in base al rapporto tra circolazione e luoghi di stasi. Si chiede quale sia la novita' di Durand, cioe' un metodo basato sulla composizione e sul programma che stravolge il tradizionale concetto di tipo, in cui la disposizione regola la convenienza e l'economia ottenendo varieta' e carattere. Alla base di una buona disposizione c'e' la composizione e la bellezza procede piu' dalla disposizione che dalla decorazione o dalla proporzione. Moneo definisce il concetto di composizione secondo Durand cosi': "Ma cosa significa comporre? Per Durand non e' altro che combinare elementi distinti dando luogo a quelle che definisce īparti' - portici, tettoie, vestiboli, scale, eccetera - che possono a loro volta essere integrate in un insieme piu' ampio, l'edificio, che deve soddisfare le esigenze di un determinato programma, una volta considerata l'utilita' il fine ultimo dell'architettura", poi continua dicendo: "Come si puo' incominciare a tracciare una pianta sul reticolo? Durand lo fa introducendo un concetto che si rivelera' capitale per le future idee di progetto architettonico, l'idea di programma, attraverso cui si palesa ancora una volta la fedelta' al principio di utilita' che deve presiedere ogni costruzione".
Il tipo diventa sempre piu' complesso; talvolta, come nel convento, la somma di piu' tipi da' luogo a un nuovo tipo; nel morfotipo (d'Alfonso, 2001) elementi della morfologia urbana si ibridano alle tipologie edilizie creando edifici sempre piu' complessi e dal carattere urbano, tanto che Kenneth Frampton (Megaform As Urban Landscape, 1999) ne parla nei termini di megaform, elementi che marchiano il suolo grazie alla propria dimensione, contenuto e direzione e che instaurano delle relazioni tra le parti delle megalopoli in cui si collocano, le reti infrastrutturali e i centri urbani; in David Grahame Shane (Recombinant urbanism, 2005) le eterotopie sono dei luoghi che cambiano la citta' dall'interno, prima attraverso un cambiamento di funzione attuato dai bisogni di determinati attori urbani (mettendo in crisi il rapporto tra forma tipologica e funzione) e poi innescando dei meccanismi che trasformano attraverso questi punti il funzionamento dell'intera citta'. Aldo Cibic (Microrealities, 2004) svela questa complessita' in quattro testi architettonici posti in luoghi strategici anche se periferici e molto densi di funzioni.
Joseph Fenton (Hybrid Buildings Pamplet Architecture #11, 1985) studia gli edifici ibridi realizzati in America dalla fine dell'ottocento partendo dal fatto che la concentrazione di molte attivita' all'interno di uno stesso edificio imposta dal programma distorce il tipo architettonico. Questi edifici sono ibridi rispetto all'uso e presentano, nell'interpretazione di Fenton, tre codici combinatori:
- fabric hybrids, il sistema dell'isolato e delle strade della citta' domina, forzando tutti gli elementi all'interno del perimetro dell'isolato a blocco;
- graft, in cui lunghe superfici o elementi giacciono gli uni accanto agli altri in modo da innestarsi o laminarsi;
- monolith hybrids, che concentrano un'enciclopedia di vita metropolitana all'interno di un solo isolato/edificio con un simbolismo auto-generato.
Fenton descrive l'ibridita' come un concetto genetico che si puo' far risalire ad Aristotele, sviluppato nel diciottesimo dai pionieri della biologia, studia gli edifici ibridi come connessi con lo sviluppo delle tecniche di costruzione e dell'ascensore ma mette in evidenza la loro costruzione urbana e la concentrazione della attivita' (uso misto + forma che sostiene il pattern della griglia urbana).
Queste tipologie complesse possono articolarsi in due modi, cioe' all'interno di un grande contenitore come nel caso del morfotipo urbano descritto da Ernesto d'Alfonso, oppure dentro un sistema di enti connessi da molteplici relazioni, distribuiti in un dato ambito territoriale, come nel caso delle megaform trattate da Kenneth Frampton. Le eterotopie di David Graham Shane, invece, non sono sempre riconoscibili dall'esterno e sono tenute assieme da complesse relazioni tra attori, descrivono piu' un modo del funzionamento entro il paradigma urbano che una forma spaziale.
Paola Vigano', in Tre esercizi di urbanistica concettuale (1999), parla della griglia e dei giochi del domino e della dama che la utilizzano come propria struttura d'ordine, in cui usa la dama per descrivere un modo di muoversi nel contesto e il domino per descrivere il modo di accostarsi degli elementi. Il domino appare frequentemente nella citta' contemporanea, in esso l'aggiunta di un pezzo e' determinata da una regola di associazione dei significati che puo' variare nelle diverse situazioni.
L'ibridazione puo' riguardare elementi morfo-tipologici ed altri relazionali e simbolici, per quanto riguarda la progettazione architettonica ed urbana essa puo' coinvolgere ricombinazione di diversi tipi di elementi, come dimostrato dai seguenti esempi:
- morfologia urbana + tipologia edilizia; es. Illa diagonal di I. de Sola' Morales e R. Moneo, 1993;
- tipologia edilizia + tipologia edilizia; es. Downtown Athletic club di Starrett & Van Vleck e Duncan Hunter, 1931;
- tessuto (costruito o naturale) + tessuto (costruito o naturale); es. The New York High line di Diller Scofidio + Renfro, 2009.
Bibliografia
Cibic Aldo e Cibic & Partners, Microrealities, Skira', Milano, 2006.
Choay Fran?oise, Urbanism and semiology, in ''Meaning in Architecture'', C.Jenks, G.Bairds (a cura di), 1969, Barrie & Jenkins, Londra.
Durand Jean Nicolas Louis, Lezioni d'architettura, Citta' Studi Edizioni, Milano, 1986.
Durand Jean Nicolas Louis, Precis des lecons d'architecture, 1802-1805
Fenton Joseph, Pamphlet Architecture 11: Hybrid Buildings, Paperback, 1985.
Foucault M., Eterotopia: luoghi e non-luoghi metropolitani, Mimesis, Milano 1994.
Focault Michel (a cura di Moscati Antonella), Utopie Eterotopie, Cronopio, Napoli, 2006.
Frampton Kenneth, Megaform as Urban Landscape, The 1999 Raoul Wallenberg Lecture, Brian Carter, New York, 1999.
Grahame Shane David, Recombinant Urbanism. Conceptual modelling in Architecture Urban Design and City Theory, Wiley Academy, London, 2005.
Koolhaas Rem, (a cura di Marco Biraghi, traduzione di Ruggero Baldasso e Marco Biraghi), Delirious New York, Electa, Milano, 2000
Kuhn Thomas S., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1969, ristampa del 1999.
Moneo Rafael, Gli elementi della composizione in Durand Jean Nicolas Louis, Lezioni d'architettura, Citta' Studi Edizioni, Milano, 1986
Prigogine I. e Stengers I., La nuova alleanza, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1981.
Vigano' Paola, La citta' elementare, Skira', Milano, 1999.
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01 Illa diagonal di I. de Sola' Morales e R. Moneo, 1993 Schema di Michael Polizzi che interpreta l'ibridazione e mostra la differenziazione del progetto in aree con funzioni diverse

02 Grafico di Michael Polizzi che rivela la localizzazione delle diverse funzioni del programma e flussi spazio-temporali.

03 Disegno di Elena Fontanella che rivela l'introversione dell'esterno, uno spazio tipico della morfologia urbana come la piazza viene collocato all'interno del progetto

04 Disegno di Elena Fontanella che rivela l'introversione dell'esterno, uno spazio tipico della morfologia urbana come la strada viene collocato all'interno del progetto

05 Downtown Athletic club di Starrett & Van Vleck e Duncan Hunter, 1931 Da Delirious New York di Rem Koolhaas, pianta del terzo piano e sezione del Downtown Athletic club.

06 The New York High line di Diller Scofidio + Renfro, 2009 Da www.architecturelabt.net, la High line, da infrastruttura a parco: la creazione di un nuovo sistema identitario (tono) dato dall'unione di landscapes (infrastruttura, parco, spazi pubblici) diversi che si ibridano in un ecotono urbano

07 Da www.about.com

08 Da www.about.com
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