
Spazialita' emergenti, conflitti urbani contemporanei Una ricerca etnografica nella Chinatown di Milano Con produzione indipendente del documentario "VIA |da| PAOLO SARPI"
Lidia K.C. Manzo (1)
Dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale, Universita' di Trento Trento, Italy
Abstract
Non tutti gli spazi sono cosi' fortemente carichi di un bagaglio culturale e politico come quello della Chinatown milanese, il quartiere etnicamente connotato di via Paolo Sarpi: una manciata di strade in cui si fondono il flusso globale delle merci cinesi e le abitudini quotidiane di anziani e famiglie. La complessita' della "questione" Sarpi e' data proprio dalla contemporanea messa in discussione di dimensioni sociali, spaziali ed etno-razziali, nonche' economiche e politiche.
L'approccio seguito in questo lavoro si colloca nella prospettiva della urban political economy che, come descrive Bagnasco (1992), indica lo studio dell'economia come fenomeno sociale, con riferimento dunque a classi, gruppi di interesse, istituzioni politiche e modelli culturali.
L'approfondimento della transnazionalita' delle comunita' diasporiche come 'uniformita' nella dispersione' attraverso lo spazio globale, permette di affrontare anche le specificita' della citta' globale, caratterizzata da un'intensa simultaneita' ed una coesistenza, determinata da una 'unione nella differenza' territoriale. Il caso della Chinatown milanese rappresenta una grande e condensata zona di contatto, in cui le frontiere e i confini etnici sono confusi e dove i processi di ibridazione sono inevitabilmente diffusi perche' gruppi di diverse provenienze, origini etniche ed altro, non possono che entrare in relazione gli uni con gli altri, non importa quanto grande sia il desiderio di separazione ed il tentativo di mantenere la purezza culturale. Via Paolo Sarpi si puo' configurare, quindi, come un luogo imbevuto di significati multipli, un'attribuzione che richiama la visione degli ethnoscape di Appadurai (1996), caratterizzato da flussi di movimento e instabilita'.
In questo quadro, cosi' delineato nelle sue linee essenziali, l'oggetto della ricerca parte dall'approfondimento delle cause che hanno portato alla rottura di un apparente equilibrio delle pratiche di convivenza locale per giungere a una riflessione piu' profonda sui meccanismi economici di sviluppo di una citta', nonche' sui rapporti di potere e conflitto tra governo locale e gruppi sociali, nell'ottica di un processo di trasformazione urbana.
Documentario
La conoscenza del campo mi ha portato a identificare spazi, sequenze, processi, attitudini e simboli: essi sono stati rappresentati e ricostruiti anche attraverso la documentazione audiovisiva, da interpretare come il tentativo di costruire dati visuali al fine di generare un osservatorio etnografico esplorativo.
VIA |da| PAOLO SARPI. Reportage etnografico dalla Chinatown di Milano
2009. 49 minuti, colore, Lingua originale: italiano
Questo documentario presenta le immagini di un giovane di AssoCina quale esempio dell'estrema vitalita' dei ragazzi cinesi di seconda generazione nel nostro paese, ma anche la modernita' del "liberista" parroco cattolico cinese, Don Paolo Chen e la realizzazione commerciale dei Chinese Overseas simboleggiata in Oriente Store e nel suo pioniere: Zio Romanino. Allo stesso modo non ci si aspetterebbe entrando nella macelleria di quartiere di trovare un Walter cosmopolita capace di lottare contro la retorica sulle diversita' culturali. In questa complessita' e' possibile, ancora, riconoscere alcuni giovani cinesi che apprezzano il lusso della moda italiana e commercianti che, invece, vogliono costituirsi in associazioni indipendenti per preservare presunte identita' nazionali. Un network di prospettive assai mutevole, che se da un lato porta al conflitto urbano, dall'altro fa emergere una varieta' culturale di tutto interesse.
A-way FROM PAOLO SARPI. Ethnographical Reportage from the Milan's Chinatown
2009. 49 minutes, color, English subtitled
This documentary presents the images of a young member of AssoCina, as an example of the extreme vitality of the Chinese second generation in our country, but also the modernity of the "liberal" Chinese Catholic Pastor, Don Paolo Chen and the commercial realization of Chinese Overseas symbolized in Oriente Store and in its pioneer: "Uncle Romanino". In the same way there would unexpected on entering in a local butcher to find a cosmopolitan Walter capable of combat the rhetoric on cultural diversity. In this complexity it is still possible to recognize some young Chinese people who appreciate the luxury of Italian fashion and traders who, instead, want form into independent associations to preserve presumed national identities.
This is a very changeable network of prospects, that if one side carries the urban conflict, on the other emerges an interesting cultural variety.
Keywords:
Etnografia urbana - Trasformazioni urbane - Gentrification - Migrazioni - Quartieri etnicamente connotati - Media e cultura - Cinema Studies e documentario etnografico.
1. Introduzione
L'approccio seguito in questo lavoro si colloca nella prospettiva della urban political economy che, come descrive Bagnasco (1992), non corrisponde ne' a politica economica, ne' a economia politica, ma indica lo studio dell'economia come fenomeno sociale, con riferimento dunque a classi, gruppi di interesse, istituzioni politiche e modelli culturali. Se, come spiega Bagnasco (1994), una societa' locale e' una societa' tutta intera, ne possiamo distinguere l'economia, la politica e la cultura: tre elementi congruenti tra loro che possono entrare in tensione. Pertanto la ricerca ha cercato di analizzare l'intreccio tra queste dimensioni, esaminandone gli aspetti significativi a partire dall'osservazione di un problema legato all'emergere di un conflitto urbano. Questa prospettiva ha tenuto conto delle specifiche realta' di un quartiere etnicamente connotato legato alla diaspora cinese e a ai suoi contemporanei processi di ibridazione culturale.
In questo quadro, cosi' delineato nelle sue linee essenziali, l'oggetto della ricerca parte dall'approfondimento delle cause che hanno portato alla rottura di un apparente equilibrio delle pratiche di convivenza locale del quartiere cinese di via Paolo Sarpi a Milano, per giungere a una riflessione piu' profonda sui meccanismi economici di sviluppo di una citta', nonche' sui rapporti di potere e conflitto tra governo locale e gruppi sociali, nell'ottica di un processo di trasformazione urbana.
Accanto alla stesura in forma testuale scritta del resoconto di ricerca, ha preso vita anche un documentario sociologico sul quartiere Paolo Sarpi: un osservatorio etnografico audiovisivo per 'vivere' e tracciare pratiche sociali, culturali e politiche di un caso urbano. ll quartiere cinese di Milano rappresenta, infatti, uno spazio in metamorfosi, che nelle sue pratiche quotidiane si manifesta come creolizzato: la diversita' dell'ibridazione sara' evidenziata nei consumi e negli stili di vita inediti e creativi.
Il presente contributo nasce dalla ricerca a carattere etnografico condotta durante la Tesi di Laurea Magistrale in "Comunicazione Politica e Sociale", presso la Facolta' di Scienze Politiche dell'Universita' degli Studi di Milano e sotto la supervisione di Giovanni Semi (tutor Luisa Leonini e Federico Boni).
I materiali qui utilizzati si riferiscono al periodo 2007-2009 e provengono da trentuno interviste discorsive libere, realizzate prevalentemente nel quartiere Paolo Sarpi a Milano, con residenti e commercianti, giovani di origine italiana e cinese, politici locali e testimoni privilegiati, oltre che da centinaia di ore di osservazione partecipante in riunioni di consiglio comunale o manifestazioni di strada e da visite di campo lungo gli spazi pubblici e privati del quartiere.
Per una descrizione piu' dettagliata dell'accesso al campo e della metodologia si veda Manzo Lidia K.C. (2009).
2. L'urbanita' della Chinatown milanese
La rigenerazione dei quartieri urbani e' un fenomeno emergente, caratterizzato da aree, generalmente con una certa storia e identita', che mostrano segni di riqualificazione funzionale, recupero edilizio e decollo finanziario del mercato immobiliare. Una espressione a scala locale, prodotta dalle influenze di attori diversi: dalla governance comunale, ai residenti, agli immobiliaristi e alle attivita' commerciali del quartiere.
Un passaggio obbligato, per arrivare a comprendere le dinamiche interne alla comunita' locale del quartiere Sarpi, consiste nell'approfondimento degli aspetti che hanno caratterizzato storicamente la diaspora cinese e di come essa "favorisca nello stesso tempo la coesione comunitaria e la pratica economica e commerciale globale" (Hong-Liu 2006).
La crescente visibilita' delle diaspore, gruppi di persone legati, almeno nominalmente, da una comune identita' etnica nonostante la loro dispersione fisica attraverso tutto il mondo, le rende senza dubbio uno dei principali casi e sintomi dell'odierna globalizzazione del mercato mondiale. Come tali, esse sono anche nodi adatti ad una riflessione sulle ramificazioni della globalizzazione per le relazioni sociali nelle societa' contemporanee, societa' che tendiamo ancora a definire prevalentemente in termini nazionali anche se gli effetti erosivi della globalizzazione stessa sono percepiti da tutte le societa' nazionali come trasgressioni dei loro confini e logorii da parte dei sempre piu' crescenti traffici sociali e culturali. L'approfondimento della transnazionalita' delle comunita' diasporiche come "uniformita' nella dispersione" attraverso lo spazio globale, permette di affrontare anche le specificita' della citta' globale, caratterizzata da un'intensa simultaneita' ed una coesistenza, determinata da una "unione nella differenza" territoriale. Pertanto, la citta' globale, in questo senso, e' una grande e condensata zona di contatto in cui le frontiere e i confini etnici sono confusi e dove i processi di ibridazione sono inevitabilmente diffusi perche' gruppi di diverse provenienze, origini etniche ed altro, non possono che entrare in relazione gli uni con gli altri, non importa quanto grande sia il desiderio di separazione ed il tentativo di mantenere la purezza culturale.
Le Chinatown urbane sono molto piu' di quello che ci si possa aspettare e i luoghi di interesse turistico - i ristoranti e i negozi cinesi di generi alimentari - sono abbastanza familiari a tutti noi. Esse hanno una costruzione sociale con una storia culturale, una tradizione dell'immaginario ed una pratica istituzionale che ha portato a costruire una realta' cognitiva e materiale in e per l'Occidente.
"L'intensificazione dei contatti culturali piu' che dominanza di una cultura sull'altra sembra produrre forme culturali ibride, sistemi sincretistici, incroci e mescolanze, quella che, con una metafora, e' stata chiamata 'creolizzazione' della cultura" (Hannerz 1996; trad. it. 2001, 14).
Fig. 1, Gente di Paolo Sarpi
Foto di Manfredi Marino.
Questo caso di studio si muove all'interno di aree che appartengono alla politica locale (la governance del Comune di Milano), agli interessi economico-commerciali, nella ribalta, e finanziario-immobiliari, nel retroscena, e alle retoriche residenziali degli abitanti italiani del quartiere. Le attraversa trasversalmente la complessa situazione dell'integrazione dei migranti cinesi a Milano: carica di stereotipi e pregiudizi, ma anche di curiosita' e desiderio di innovazione. L'urbanita' di questo luogo e' apprezzabile da differenti punti di vista: da una finestra sul commercio, ma anche dai diversi sistemi di mobilita', da quella pedonale alle automobili, nonche' dagli edifici che delimitano gli spazi pubblici. Il sistema semiotico di un quartiere etnicamente connotato mi ha permesso di pensare alla relazione tra spazio pubblico e spazio privato e alla capacita', tutta contemporanea, di una metropoli di attrarre popolazioni creative attraverso la messa in rete di risorse infrastrutturali e ambientali e l'offerta di una modalita' di abitare: ricca di stimoli culturali e flessibile nella possibilita' di declinare ritmo di vita e tempo libero.
L'immagine di un mondo pieno di genti cosi' appassionatamente innamorate delle culture di ogni altro da aspirare solo a celebrarsi a vicenda non mi sembra un pericolo chiaro e attuale; invece l'immagine di un mondo pieno di gente che felicemente celebra i propri eroi e demonizza i propri nemici, ahime' lo e'. Non e' necessario scegliere, anzi bisogna non scegliere tra cosmopolitismo privo di contenuti e provincialismo senza lacerazioni, poiche' nessuno dei due e' utile per vivere in un collage (Geertz 2000).
3. Milano, Via Paolo Sarpi: un quartiere etnicamente connotato
La vicinanza al parco Sempione, al centro storico e alla zona fieristica e non ultima la ricostruzione post bellica furono i principali motori di un primo processo di gentrification (2) del quartiere, in cui convivevano ceti popolari e commerciali, di cui a pieno titolo fanno parte gli immigrati cinesi, nonche' figure professionali della Milano finanziaria e del boom economico (3) (Novak 2002).
L'ambito piu' connotato dalla presenza cinese, residenziale e produttiva, rimane in questa fase il "retroscena" del quartiere: via Rosmini, via Giordano Bruno, via Giusti, via Aleardi: vie discrete e di minor transito dove e' piu' facile che si affianchino alloggi ormai in proprieta' e il laboratorio nella corte e negli scantinati.
Fig.2, Veduta prospettica di via Paolo Sarpi
Fonte: cartografia SIT Comune di Milano
Tra la fine degli anni Ottanta e la prima meta' degli anni Novanta si rafforza anche questa visibilita' della presenza cinese nel quartiere. Ai laboratori di pelletteria piu' o meno nascosti, si affiancano i negozi di alimentari, di borse, i ristoranti e i primi import-export di prodotti cinesi. Il quartiere comincia a essere segnato anche visivamente dalla presenza cinese, l'Associazione dei Cinesi in Milano organizza feste e manifestazioni, come il capodanno cinese con la tradizionale sfilata del dragone lungo via Paolo Sarpi. Attorno alla meta' degli anni Novanta si assiste a una accelerazione dello sviluppo commerciale nell'area Canonica-Sarpi e a una trasformazione della sua struttura ed organizzazione interna.
La nuova legge sul commercio che semplifica l'apertura di piccole attivita', il rafforzamento e la stabilizzazione dell'immigrazione cinese a Milano, la crisi dei piccoli negozi di quartiere sono i fattori scatenanti della moltiplicazione e del diversificarsi delle attivita' cinesi. La trasformazione del quartiere di Canonica-Sarpi da quartiere prevalentemente residenziale e artigianale a etnicamente connotato, con una struttura economica e sociale complessa, adeguata ad una popolazione notevolmente accresciuta, differenziata per status sociale, per bisogni ed esigenze, e' un processo tutt'ora in corso e che non e' esente dall'innescare conflitti all'interno del quartiere (Novak 2002,24).
La lettura complessiva dei dati raccolti sul campo a febbraio 2009, riguardanti il censimento degli esercizi commerciali nel quartiere Sarpi-Canonica (4) , pone immediata evidenza sulla quantita' delle imprese cinesi che, oggi, operano all'ingrosso. Il risultato e' decisamente notevole, soprattutto se messo a confronto con le altre voci del commercio: se nel dettaglio si registra un sostanziale equilibrio tra negozi italiani e negozi cinesi, nell'ambito dei servizi questa tendenza muta addirittura segno, spostandosi a favore dei titolari italiani.

Anche Cologna, in una rilevazione precedente (5), afferma che si tratta di un dato impressionante,
che mette in ombra la funzione tradizionale del quartiere Sarpi per i cinesi di Milano, quella di polo di servizi, luogo di socializzazione e di "domiciliazione simbolica" dell'identita' cinese nel contesto lombardo. La maggior parte dei clienti di questi trading non e' neppure piu' cinese: sono italiani, bangladeshi, marocchini e altri venditori ambulanti o dettaglianti di varia nazionalita', giunti perfino da Oltralpe (Francia, Svizzera, Germania) (Cologna 2008).
Questo quartiere vive all'interno dei confini disegnati da via Canonica, viale Montello, via Ceresio e via Procaccini. Nella rilevazione effettuata sul campo, ho preso in considerazione gli esercizi commerciali presenti nelle vie seguenti che costituiscono propaggini naturali della via Sarpi: piazza Santissima Trinita', via Aleardo Aleardi, Via Antonio Rosmini, Via Arnolfo di Cambio, via Braccio di Montone, via Bramante, via Carlo Maria Maggi, Via Fioravanti, Via Giordano Bruno, via Giorgione, via Giovan Battista Bertini, Via Giovanni Battista Niccolini, via Giuseppe Giusti, piazza Gramsci, via Luigi Canonica, via Messina, viale Montello, via Morazzone, via Paolo Lomazzo, via Piccolini, via Pietro Giannone, via Signorelli e via Vittorio Alfieri.
Fig. 3, Mappa del quartiere Sarpi-Canonica
Come si puo' ben notare anche in tabella 3, le imprese all'ingrosso costituiscono il 45,6% del totale degli esercizi gestiti da cinesi nel quartiere Sarpi. Ma lo spazio "offerto" da questo territorio e' alquanto angusto e altrettanto condizionato da una viabilita' soffocata dalle condizioni del traffico privato e dei mezzi pubblici. (6) Storicamente, infatti, una strada come via Bramante (stretta fra le rotaie del tram, un limitato doppio senso e i due piccoli marciapiedi) non ha granche' attirato le imprese ad aprire attivita' commerciali, a causa delle sue sfortunate caratteristiche di passaggio e visibilita'. Proprio qui, e in altre vie interne al quartiere Sarpi, hanno deciso di investire, negli anni novanta, i primi grossisti cinesi: interessati piu' alle potenzialita' offerte dalla strategica posizione che all'esposizione delle vetrine e soprattutto attirati da un valore commerciale piu' basso rispetto alla centrale via Paolo Sarpi, gli esercenti cinesi hanno dato inizio alla concentrazione del commercio all'ingrosso nel quartiere. Questa breve cronistoria sta a sottolineare da un lato l'estrema "grinta" del sistema imprenditoriale cinese, dall'altro una radicale trasformazione nella composizione strettamente commerciale delle vie di questo spazio urbano. La tabella 2 ben illustra le strade a piu' alta concentrazione di negozi all'ingrosso, con un eccezionale primato di via Bramante, che si attesta capofila con il 48% e ben 97 negozi di trading ingrosso-dettaglio di abbigliamento.

Effettuando una comparazione tra i dati da me raccolti nel 2009 e la ricerca effettuata dall'Agenzia Codici nel 2007, possiamo pero' notare che il fenomeno ingrosso sta assumendo un trend negativo. Come approfondiro' nelle pagine seguenti, il quartiere Sarpi e' interessato da un importante processo di metamorfosi, innescato anche dall'elevatissima concentrazione delle imprese all'ingrosso che negli anni hanno creato non pochi problemi di viabilita' per il carico-scarico delle merci, nonche' di coabitazione con la parte residenziale italiana (stimata in un 90-95% della residenza totale ). (7) L'Amministrazione Comunale di Milano ha, quindi, deciso di creare in via Paolo Sarpi una Zona a Traffico Limitato, ZTL, a partire dal 17 novembre 2008, in cui solo le auto dei residenti possano circolare (escludendo anche taxi, moto e motocicli). La principale arteria del quartiere e' stata, cosi', interessata dalle opere per la formazione di un'isola pedonale "spuria", ovvero il restringimento della carreggiata in attesa della futura realizzazione di una vera e propria isola pedonale. A tutela del provvedimento, la governance locale ha disseminato tutta l'area di telecamere per il controllo del traffico e dei trasgressori. Questo processo di trasformazione urbana e' stato dichiarato politicamente come un tentativo di allontanare i commercianti all'ingrosso cinesi dal quartiere. (8)

Anche Cologna, nell'analisi della rilevazione datata ottobre 2007, poneva l'accento sulla riconversione dell'ingrosso di Sarpi, spiegando che
sono sempre piu' numerosi gli imprenditori cinesi dell'ingrosso che scelgono di riconvertire la propria attivita' in un esercizio commerciale al dettaglio o che la trasferiscono altrove (molti commercianti all'ingrosso milanesi si stanno infatti "delocalizzando" da soli, trasferendosi per esempio nel contesto pratese, dove sta sorgendo un nuovo polo all'ingrosso cinese) (Cologna 2008).
Naturalmente non e' possibile commentare la controtendenza del commercio all'ingrosso di Sarpi con una spiegazione cosi' deterministica; sicuramente, fra le possibili motivazioni, occorre considerare una piu' generale crisi che avvolge il sistema economico dopo il crollo mondiale delle Borse dell'autunno 2008 e le quotidiane difficolta' a mantenere margini di profitto nei confronti di una concorrenza commerciale sempre piu' spietata.
Nell'ottica di una evoluzione prospettica dell'offerta commerciale cinese nel quartiere Sarpi, accanto a conferme quali il trading all'ingrosso-dettaglio di vestiti, bigiotteria e accessori, ci sono dei nuovi ingressi in questa particolare classifica dei negozi: i rivenditori con assistenza di telefonia-computer e i parrucchieri. Se i primi si rivolgono soprattutto a quell'utenza milanese che utilizza tecnologie "cinesizzate", ovvero computer, telefoni cellulari, software e sistemi operativi ad hoc per il linguaggio cinese (9), i secondi hanno raggiunto vette di clientela in cerca del miglior rapporto qualita' prezzo. E', infine, percepibile il calo del trading all'ingrosso-dettaglio delle calzature.
Questa crescente diversificazione dell'offerta di beni e servizi tende a rafforzare da un lato, la valenza del quartiere come polo di servizi dedicato al soddisfacimento di una clientela prevalentemente cinese, ma che dall'altro invece si apre a una clientela "generalista" multietnica (Cologna 2008).
L'antica vocazione produttiva del borgo Sarpi-Canonica va gradualmente indebolendosi a causa degli affitti altissimi, degli spazi diventati ormai pressoche' inesistenti, dell'aumentata insofferenza da parte dei residenti e per l'infittirsi dei controlli sulle violazioni delle leggi sulla sicurezza e sulla viabilita' stradale (10). Seguendo la tesi di Novak, si puo' sostenere che il quartiere si stia velocemente evolvendo in qualcosa di diverso, di piu' visibile e radicato, di piu' stabile e articolato:
non e' piu' solo luogo di residenza ma e' sempre piu' luogo di scambio, di commercio, di relazioni ad ampio raggio, nazionali ed internazionali, di scambi finanziari e di servizi. Sono presenti e visibili le dinamiche del villaggio (rapporti di vicinato, commercio, incontro, condivisione) unitamente alle dinamiche delle relazioni globali (scambi internazionali di merci, informazioni, capitali e persone) (Novak 2002).
4. Spazialita' emergenti, conflitti urbani contemporanei.
I cinesi che vivono a Milano sono stati considerati e descritti per lungo tempo come una comunita' chiusa e silente, introversa ed isolata. L'area piu' identificativa e' il quartiere etnicamente connotato di via Paolo Sarpi, la "Chinatown" di Milano: una manciata di strade in cui si fondono il flusso globale delle merci cinesi e le abitudini quotidiane di anziani e famiglie. Un modello di convivenza che ha funzionato per quasi settant'anni, fino al 12 aprile 2007: il giorno in cui per la "prima volta" trecento cinesi hanno reagito con violenza nei confronti di un provvedimento delle forze dell'ordine.
Una crisi urbana puo' essere considerata come un evento focalizzante, che per la sua potenza evocativa e' in grado di mettere a fuoco un problema (prima latente, ignorato, sottovalutato o trascurato) e di inserirlo nell'agenda politica. L'Amministrazione Comunale di Milano ha infatti deciso di creare nella via una Zona a Traffico Limitato, ZTL, a partire dal 17 novembre 2008, in cui solo le auto dei residenti possono circolare. "Niente bus, niente taxi, niente auto e niente commercio. Perche' non costruite un muro intorno?" Cosi' recita un cartello affisso dai commercianti in via Sarpi a ridosso delle festivita' natalizie del 2008, dopo circa un mese di "zetatielle": la ricerca etnografica spieghera' come si e' arrivati a tutto questo.
L'insediamento cinese nel quartiere Sarpi-Canonica trova i suoi elementi di forza in tre aspetti, come chiarisce Cologna:
la mixite' dello spazio, ossia la grana fine (11) con cui popolazioni e funzioni si modellano all'interno del quartiere, la presenza di un particolare territorio di possesso, di uno spazio d'uso e con valenza simbolica per i cinesi che vi risiedono, ed infine l'esistenza di un confine mobile e fluttuante tra una ribalta e un retroscena, per quanto riguarda la presenza pubblica cinese (Cologna 1997b).
La citta' e' oggi differente da cio' che era in passato e non solo per le mutate condizioni strutturali ed economiche, ma perche' e' cambiato il frame di riferimento in cui tali mutamenti vengono vissuti e interpretati. Le dinamiche sociali contemporanee sono complesse e in costante movimento. Coinvolgono sempre piu' abitanti che rappresentano forme di vita urbana diverse: chi vi abita, ma anche chi vi lavora o, ancora, fruisce degli esercizi pubblici in essa presenti. Inoltre, come sottolineano Zajczyk et al. (12) in un'analisi dei quartieri periferici di Milano,
flussi globali di informazione nei quali sono inseriti molti cittadini, grazie al diffondersi delle nuove tecnologie di comunicazione, contribuiscono a generare una certa de-contestualizzazione dei rapporti sociali, ossia affievoliscono i riferimenti rispetto allo spazio e al tempo (Giddens 1990). Va considerato che il quartiere non e' un contesto neutro, al contrario e' uno spazio dotato di significato, ovvero un luogo. In effetti, il quartiere, e ancor piu' il cortile e il vicinato, si configurano come luoghi in cui "ci si sente a casa" e dove gli incontri sono piu' prevedibili piuttosto che marginali e casuali come nello scenario della citta'. In altri termini, se la postmodernita' favorisce la perdita dei confini, creando incertezza per l'individuo (Bauman 1999), i rituali del vicinato, possono al contrario rassicurarlo (Beauregard 1997).
La globalizzazione esige che le citta' si comportino sempre piu' "come unita' territoriali nei processi competitivi", esse stanno diventando allo stesso tempo "sempre piu' frammentate: sul piano sociale, economico, fisico e politico" (Sassen S. 2001). Questa disparita', tra la missione politico-economica della citta' e la forma istituzionale-amministrativa che essa assume in molti luoghi, necessita di quello che e' stato definito "un repertorio di strategie di governance" che devono implicare le risposte a, o lo sviluppo di, "mercati, gerarchie e network" (ibidem).
E' interessante spiegare perche' determinate costellazioni di forze economiche e sociali si sviluppino intorno a particolari luoghi di conflitto: ad esempio, la competizione per lo spazio tra l'uso residenziale e quello commerciale del quartiere di via Sarpi, piuttosto che le necessita' della pianificazione urbana in opposizione alla conservazione delle identita' comunitarie. All'origine del conflitto che affligge residenti e commercianti del quartiere Sarpi (oltre beninteso alle preoccupazioni legate all'insediamento di immigrati nel territorio) vi sono dei grossi problemi infrastrutturali, soprattutto di ordine viabilistico. Uno dei piu' rilevanti e' legato alla concentrazione di attivita' commerciali all'ingrosso, gestite appunto dai cinesi. Per risolvere la questione, gia' da almeno dieci anni si parla di creare un polo decentrato dove dislocare queste attivita'. Il principale nodo del problema, ancora una volta, sembra essere piu' un conflitto "percettivo" che non un concreto problema di convivenza. Una percezione di vera e propria invasione del quartiere da parte di una minoranza che invece di integrarsi tenta di imporre la propria identita' alla polis locale. Una tale prospettiva viene vissuta con preoccupazione dai residenti italiani del quartiere, che lamentano una difficile convivenza con le forme commerciali cinesi, soprattutto quelle all'ingrosso. La volonta' cinese di radicarsi e di rafforzare la visibilita' e il ruolo centrale del quartiere produce cosi' una reazione difensiva da parte della popolazione locale, che oltre a veder scomparire il "proprio quartiere", teme possano essere lesi i propri interessi immobiliari e messo in forse il proprio stile di vita (Novak 2002).
Purtroppo le relazioni che si instaurano fra i gruppi coinvolti nella trasformazione della realta' urbana si strutturano prevalentemente sugli stereotipi. Questi tendono a prevalere nettamente sui riscontri oggettivi e sulle informazioni fondate e reali. Pertanto la questione per l'amministratore ed il decisore politico, consiste nel ridurre il piu' possibile l'impatto emotivo e destabilizzante di queste trasformazioni del corpo sociale (Murer 2002). Lo spazio del quartiere di via Paolo Sarpi vive una coabitazione in bilico tra le esigenze commerciali degli esercenti cinesi e le pratiche di vita dei residenti, al 90% italiani. Un modello sociale fondato su "spaccati la schiena per 16 ore al giorno" e la nuova Milano della tolleranza zero. Sotto ribollono insofferenze, esasperazione, stanchezza. Da una parte e dall'altra. Italiani e cinesi. Che per settant'anni hanno convissuto senza la minima discordia. E poi? Negli anni Novanta, arriva il commercio all'ingrosso. Rompe quell'equilibrio con un formicolare asfissiante di furgoni, camioncini, carrelli, scatoloni, smog e immondizie. A oggi si contano circa 200 grossisti e 240 tra negozi al dettaglio e altri servizi. Tutti cinesi. Un caos che ingolfa via Sarpi, via Rosmini, via Giordano Bruno e dintorni; un caos che sfocia nella "rivolta cinese" del 12 aprile 2007.
Fig. 4, Gli scontri del 12 aprile 2007 nel quartiere Sarpi
Fonte: Agenzia d'Informazione Omnimilano.
Ma in questa "muraglia" di insoddisfazione cinese si inseriscono anche gli stati d'animo dei cittadini italiani che si sentono traditi e beffati dal Comune, che, a loro dire, "non ha saputo governare le trasformazioni". Via Paolo Sarpi e' un laboratorio sociale nel cuore di Milano; una microstoria per capire che Paese saremo, su diversi frame di analisi. Primo fra tutti gli effetti dell'economia globale, spiega Daniele Cologna: (13)
oggi i grossisti cinesi rispondono alla domanda di merci per ambulanti, mercati e in genere immigrati. Hanno sistemato le loro attivita' dove c'e' piu' passaggio, dove per loro era piu' conveniente. La sfida, ancora una volta e' globale: creare una piattaforma commerciale per la distribuzione delle merci dalla Cina.
E ancora una volta Paolo Sarpi e' un emblema. Incarna la sete di "sicurezza percepita" che attraversa la citta' di Milano. La concorrenza cinese anziche' essere legata all'aspetto economico globale che l'accompagna, viene spesso agitata come un pericolo da cui difendersi, tanto sul piano delle importazioni, quanto sotto quello del commercio o della manifattura. Infatti, diversi commercianti e residenti del quartiere mostrano una sorta di insicurezza ontologica, esistenziale, quella che gia' Bauman ha definito come security, che mette in evidenza quanto le cose cosi' come sono ora non saranno necessariamente cosi' in altro tempo e luogo. Una dichiarazione molto esplicita me la diede Filippo, il titolare di un negozio di Ottica in via Paolo Sarpi:
e' una via di transito per cui diventa anche multirazziale, popoli diversi, esigenze diverse e poi e' un quartiere cinese. Clienti cinesi con cui devi litigare giorno per giorno perche' c'e' un discorso sconto mica da ridere. Cosa sta succedendo adesso, c'e' un discorso chiusura della viaÉ, tentativo del Comune per far si' che i cinesi se ne vadano, in attesa di realizzare un'isola pedonaleÉ paura su questo, perche' ci puo' portare a un abbandono o quasi della nostra clientela, pero' e' tutta da lottare e da vedersi in realta'. La nostra speranza e' che la via venga trasformata proprio dal punto di vista estetico: molto brutta adesso, speriamo di vederla piu' bella. Quindi lavori sul manto stradale, marciapiedi, negozi e cosine varieÉ visto che comunque siamo in centro anche se Paolo Sarpi sembra la periferia in questo momento (Filippo).
Anche Lanzani mette in evidenza il ruolo tutt'altro che marginale dell'immigrazione all'interno del registro di trasformazioni interne:
Se ci soffermiamo maggiormente sui processi generativi, sui pattern evolutivi e sulle relazioni che si vengono a creare con i contesti territoriali che li ospitano possiamo forse evidenziare alcune "logiche", alcuni processi evolutivi particolarmente evidenti nelle pratiche insediative degli immigrati, ma che forse piu' estesamente caratterizzano la citta' e il territorio contemporaneo. Possiamo cioe' pensare all'immigrazione come sismografo sensibile, indicatore efficace di spazialita' emergenti, di nuove logiche di organizzazione spaziale, trovando profondi punti di contatto con alcuni recenti lavori sulle trasformazioni dello spazio europeo (Lanzani 2003).
Considerando l'importanza del futuro funzionale dell'area Brera-Garibaldi-Isola per il progetto di distretto della moda e del design, e' possibile comprendere che la prossimita' strategica del quartiere Sarpi-Canonica abbia gia' innestato un meccanismo di spillover da parte degli "artisti" che nel prossimo futuro potrebbero generare inedite forme di coabitazione.
Fig. 5, La rivolta urbana del 12 aprile 2007 nel quartiere Sarpi
Fonte: Agenzia d'Informazione Omnimilano.
Si tratta di un processo tutt'altro che coerente e armonico, foriero di controversie e conflitti che chiama in causa, in modo assai diverso, tipologie sempre piu' varie di abitanti e di "utenti" di un territorio urbano, le cui potenzialita' sono oggi in pieno sviluppo (Lanzani et al. 2006).
Milano, nello scenario attuale, non e' un manufatto concluso, non e' un territorio, e' un centro di influenza organizzato in maniera complessa, articolata. e' un importante brand, noto nel mondo, fatto di tanti territori, di tante realta' fisiche, di operatori e di imprese, di popolazioni che arrivano, risiedono, vanno, che si sentono, quando operano globalmente, cittadini di Milano, anche se anagraficamente non risiedono nel territorio comunale di Milano (Torrani 2006).
Via Paolo Sarpi rivela diffuse microtrasformazioni che quando raggiungono "una certa soglia creano dei veri e propri processi di metamorfosi, di trasformazioni di ruolo e di senso di intere porzioni urbane" (Lanzani 2003).
4.1 Conflitti urbani contemporanei
I processi d'inurbamento hanno favorito la co-presenza di soggetti molto diversi fra loro, fenomeno che inevitabilmente ha prodotto una forte eterogeneita' socioculturale. L'Oriente occupa un posto nella consapevolezza occidentale, il termine che lo designa, ha funzionato come nucleo intorno al quale si sono cristallizzati e stratificati significati, associazioni e implicazioni, la cui ragione stava nel discorso intorno all'Oriente quanto e forse piu' che nella corrispondente realta' sociale e geografica (Said 1978).
Il quadro di questo frame del quartiere Sarpi, che ho potuto analizzare, si compone di una polifonia di voci contrastanti, a testimoniare interessi in costante antitesi. La rappresentazione del conflitto sta per aprirsi nel setting di via Sarpi, ma devo compiere una piccola deviazione, un cambio di scena momentaneo: dai cinesi al vicesindaco, da un quartiere etnicamente connotato al cuore dell'Amministrazione del Comune di Milano. Il vicesindaco De Corato mi fa subito capire le sue dimensioni retoriche. Il suo approccio e' allarmistico, afferma che il vero problema dell'Europa, di tutto il mondo occidentale, sara' quello cinese, non i romeni, gli arabi, ma i cinesi, perche' sono tanti, sono un miliardo e mezzo. E cosi', con spregiudicatezza numerica, mi fa il conto: noi siamo cinquanta milioni, loro un miliardo e mezzo, per cui se se ne spostano solo quaranta o cinquanta milioni in Italia diventa una realta' impressionante, sostiene, soprattutto per le prossime generazioni. Ma non si tratta solo, evidentemente, di un fattore di presenza quantitativa sul territorio, quanto dell'impatto del sistema commerciale e imprenditoriale cinese. Anche il vicesindaco lo sa che per loro non esistono le feste di Natale, Pasqua, Capodanno, non esiste il riposo, non esiste la domenicaÉ "quale domenica? sabato, domenica, il weekend, ma quali week endÉ noi i week endÉ loro i week end li fanno nel negozio!" sottolinea. Inizia, quindi, ad emergere la reale preoccupazione politica rispetto al fenomeno cinese, si cercano contromisure che non si trovano, per affrontare un futuro economico incerto, ci si appella addirittura alla possibile richiesta all'Europa di stabilire un dumping nei confronti della Cina affinche' protegga i mercati interni. Il vicesindaco e' al corrente delle strategie di prezzo messe in atto dai negozi cinesi. L'esempio e' quello dei parrucchieri: quelli cinesi fanno la messa in piega a otto, anche sei euro! E questo ovviamente manda in crisi interi settori in mano italiana, cosi' sottolinea accoratamente:
e qui ti distruggono, qui vuol dire che l'economia italiana, questi tra un po' ci clonano, con la differenza che, quando clonano, costa la meta', capisci? E come si fa a fare la guerra a questiÉ e siamo destinati noi a essere sopraffatti da questi, se non troviamo qualche soluzione. (Riccardo De Corato)
La visione del vicesindaco si trova in netta antitesi con quella dei commercianti di Sarpi, che lottano in nome dell'Ales per restituire alla via quell'interesse commerciale che la distingueva nel passato. E' attestato che i commercianti cinesi vendano degli articoli a un prezzo veramente competitivo. Gli stessi prodotti in un'altra zona di Milano vengono commercializzati ad un prezzo tre volte superiore. Questo dato di fatto e' stato il principio per cui tutti le attivita' di Sarpi, italiani e cinesi, lavoravano, lo ribadisce anche Walter, il macellaio del quartiere:
qui in questa via c'erano dodici negozi di macelleria e ognuno di noi cercava di fare il meglio: differenziandoci come qualita', come prodotto, come prezzo. Loro [i cinesi] stanno rifacendo le stesse cose su altri tipi di prodotto, pero' con lo stesso pensiero, per cui perche' questa cosa non deve essere alimentata? Questa e' una via che puo' diventare un mercato economico pero' non puo' diventalo se noi la chiudiamo ai nostri clienti, senza dare parcheggi, senza dare niente. (Walter)
4.1.2 Pratiche di resistenza che contestano le politiche locali
Secondo Antonella Ceccagno "una cosa che va sicuramente messa in evidenza e' che e' difficile pensare ad interessi della comunita' cinese che siano completamente disgiunti da quelli degli italiani" . (14)
Ma la "questione degli italiani" e' estremamente complessa, perche', se di italiani dobbiamo parlare, occorre distinguere almeno tre diversi gruppi di interesse che alimentano altrettanti movimenti nel quartiere: i residenti, i commercianti e coloro che usano il quartiere e i suoi servizi. Nel 2005 si costituisce l'Associazione dei residenti italiani Vivisarpi: nata sulle ceneri del comitato di quartiere Vivisarpi, del 1999, oggi puo' contare su duecentocinquanta iscritti. A parlarmene e' proprio il suo presidente, Pier Franco, un distinto uomo di mezza eta' che guida questo fronte indipendentista nella lotta al commercio all'ingrosso cinese. I primi insediamenti dei trading cinesi sono avvenuti su via Bramante negli anni Novanta, proprio perche' si trattava di una strada che aveva gia' una certa difficolta' commerciale per via del passaggio dei tram. Alcuni negozi erano chiusi, altri venivano adibiti a depositi di materiale, quando "improvvisamente" - mi precisa Pier Franco - si e' verificata l'acquisizione di tutti questi spazi commerciali dalle imprese all'ingrosso cinese. Il frame e' sempre quello dell'allarmismo e dell'inquietudine,
erano i periodi in cui arrivavano dei Tir giganteschi, si fermavano in mezzo alla strada a scaricare. Quindi, questi segnali di cambiamento non chiaro, le cantine che venivano riempite all'inverosimile, hanno sollevato, come problematica, preoccupazioni in alcuni abitanti della via che hanno pensato di capire piu' a fondo e... portarne a conoscenza l'Amministrazione Comunale. (Pier Franco)
Del resto, il polo dell'ingrosso in Sarpi e' stato e resta un'anomalia. Nel 1998 la Legge Bersani sul Commercio liberalizzava le licenze, pero' imponeva alle Regioni di stilare delle direttive e ai Comuni, nell'arco di qualche tempo, di predisporre un idoneo regolamento commerciale a livello locale. Si trattava di un'interessante opportunita' per definire, insieme al piano dell'Urbanistica, la destinazione delle aree urbane anche per tipologia di attivita' commerciale. Queste norme non vennero attuate, per quale motivo? Inadempienza dell'Amministrazione locale, superficialita' nella gestione pubblica, interessi privati da preservare? I residenti hanno una personale spiegazione:
perche' toccare i commercianti voleva dire toccare una casta che a livello elettorale ha il suo peso, di fatto le cose sono andate avanti e il quartiere si e' trasformato in un mercato all'ingrosso a cielo aperto: noi oggi lo definiamo cosi'. (Pier Franco)
La preoccupazione percepita dai residenti italiani e' di fondamentale importanza per inserire la problematica logistica dell'ingrosso cinese all'interno di un piu' ampio discorso di gestione politica del territorio. Quella dei residenti italiani e' solo una delle voci che stanno per emergere dal caso Sarpi, insieme a lei sono andata a cercare quelle dei commercianti e dei city user e, ancora piu' su, quelle dei politici locali. In un gioco di antagonismi e contrapposizioni ho cercato di mettere in luce il conflitto con l'obiettivo di comprendere le recondite tensioni che ne hanno animato la storia.
Le negoziazioni istituzionali sembra che siano ormai entrate nella prassi operativa della regione urbana, anche se non possiamo dire che siano ancora entrate nel suo Dna. Una spinta al riguardo importante potra' essere data ora dal cosiddetto "Tavolo per Milano" promosso addirittura dal Governo Nazionale che si e' reso conto dell'importanza strategica della citta' globale milanese (Torrani 2006).
Fig. 6, Residenti italiani del quartiere Sarpi in corteo il primo Dicembre 2007
Tratta dal sito www.vivisarpi.it
Gli amministratori del Comune di Milano, che ho incontrato nel corso della mia ricerca, si sono principalmente mossi a difesa delle necessita' dei residenti italiani, palesemente dichiarati "imbestialiti da una situazione che non era piu' sopportabile". O almeno, questo e' stato il leit motiv per giustificare la partenza della loro nuova policy territoriale. Cio' che, invece, emerge tra le parole dei politici e dei residenti e' che i cinesi di Sarpi abbiano due grandi difetti: sono cinesi (o meglio, immigranti cinesi) e sono tanti, pericolosamente troppi.
Ci sono due Cine, la prima e' quella che e' venuta in Italia per fuggire dagli orrori del maoismo; quelli che sono arrivati negli ultimi dieci anni sono cinesi molto legati alla loro patria e ovviamente sono arrivati in numero tale che stanno creando notevoli problemi. (Riccardo De Corato)
La comunita' cinese a Milano c'e' da ottant'anni e non ha mai creato problemi tranne che negli ultimi dieci anni quando i numeri si sono moltiplicati, fino ad arrivare all'anno scorso quando c'e' stata la prima rivolta evidente di piazza con bandiere cinesi alle finestre e ai semafori. Una asserzione importante, questa, una tesi che per essere portata avanti e' necessario che venga sostenuta da una molteplicita' di attori. E ce n'e' uno a Milano che da anni si occupa di via Paolo Sarpi, dell'emergenza cinese e di come stia alterando uno dei piu' bei borghi artigianali della citta' (come se le citta' fossero, poi, delle entita' immobili e ancorate all'asfalto), un politico della Lega Nord che gia' in "tempi non sospetti", gia' prima che scoppiasse la rivolta urbana, gridava "allarme rosso". Mi riferisco a Matteo Salvini, capo gruppo in Consiglio comunale della Lega Nord, da poco anche parlamentare. Quando ci incontriamo mi riconosce per "quella di Paolo Sarpi" e, cosi', iniziamo a parlare. Anche secondo Salvini, l'ultima ondata di immigrazione non e' "particolarmente qualificata e disponibile all'integrazione" - precisa. Coloro che sono arrivati negli ultimi dieci-quindici anni, le nuove generazioni, non vengono percepiti dai milanesi (e qui l'accezione milanese sta nel discorso politico leghista) cosi' vogliosi di integrarsi, di imparare l'italiano e convivere coi loro simili. La posizione di un esponente della Lega Nord e' naturalmente estrema ma, tornando al mio caso, ho bisogno di sapere da Salvini qual e' la sua percezione di Sarpi, visto che ne segue le vicende da molti anni e come e' cambiata?
Quando i numeri sono esagerati, quando una comunita' prende il sopravvento anche numerico rischia di voler imporre le sue regole. E quindi e' cambiata in male, col totale disprezzo di qualsiasi regola commerciale e di civile convivenza e quindi il Comune, finalmente devo dire, e' stato costretto a metterci mano. (Matteo Salvini)
La Lega Nord e' presente nel quartiere da ormai quasi quindici anni al fianco dei cittadini con le loro varie associazioni. Hanno dato vita a gazebo, manifestazioni, presidi, fiaccolate, raccolte di firme, interventi in Consiglio Comunale. Portano avanti le richieste di chi abita nel quartiere, "perche' meglio di chi ci abita noi non possiam proporre sicuramente" chiosa Salvini.
Ma il nucleo portante della diaspora cinese a Milano resta comunque il lavoro, e nello specifico il lavoro imprenditoriale, autonomo, finalizzato all'obiettivo di un elevato benessere economico. Scordare questo aspetto significherebbe travisare profondamente il senso dell'esperienza migratoria cinese. Realmente tutta la quotidianita' di una famiglia cinese emigrata e' permeata dall'obiettivo del lavoro e del guadagno, del raggiungimento dell'autonomia che si esplica nell'attivita' imprenditoriale. Queste spinte valoriali cosi' forti sono alla base delle complesse economie etniche delle diaspore cinesi in occidente, caso milanese compreso (Breveglieri e Lanzani 1997).
Gli imprenditori cinesi, che si sono insediati nel quartiere, hanno rilevato le loro attivita' dai venditori italiani, tra l'altro, e' risaputo, anche a prezzi molto piu' elevati del valore di mercato. A rendere perfettamente questa idea e' stato Raffaele Oriani, un giornalista col quale sono venuta in contatto durante la visita al quartiere organizzata dall'Associazione Terre di Mezzo, che ha introdotto il suo libro sulle comunita' cinesi in Italia proprio con questa dichiarazione che gli fece un commerciante italiano che vendette il suo negozio a un cliente cinese:
Ci vuole il suo bel tempo a contare 150 milioni in tremila comodi pezzi da 50mila lireÉ Mi sembrava di essere in un film (Oriani, Stagliano' 2008).
Si delinea sempre piu', quindi, l'interesse commerciale della questione, al di la' delle ipotesi, spesso maliziose, sui presunti loschi affari legati a contrabbando e contraffazione. Occorre distinguere gli argomenti, certo non negarli la' dove evidentemente si dovessero mostrare delle illegalita', ma lo spettro dell'invasione dei negozi cinesi va ricondotto alla felicita' di tutte quelle botteghe artigiane che negli anni '90 hanno ceduto ai grossisti con gli occhi a mandorla. Come spiegavo poco prima, anche questi imprenditori hanno sfruttato la liberalizzazione delle licenze andando via via a sostituire quei negozi artigiani che non potevano assicurarsi un avvenire, un po' per via delle dinamiche economiche globali che non permettono piu' la sopravvivenza di questi negozi e un po' perche' magari non avevano la possibilita' di trasmettere ai figli l'antico mestiere.
Fig. 7, Telecamere su via Sarpi.
Foto di Lidia Manzo
E cosi' calzolai, tappezzieri, mobilieri e restauratori, corniciai, barbieri ecc. hanno ceduto spazi e a volte anche licenze. Successivamente, tutti si sono resi conto che l'insediamento non era molto adatto, nel senso che le strade erano strette, mancavano possibilita' di parcheggio e tutta una serie di successive limitazioni, da parte dell'Amministrazione Comunale, ha reso ulteriormente piu' difficoltoso per il commercio. I parcheggi diventavano sempre piu' per i residenti e, quindi, chi arrivava dall'esterno con il furgoncino non riusciva a lavorare; anche il traffico che si veniva a creare era sempre piu' vigilato e sempre piu' sanzionato dai vigili urbani. Nei commercianti cinesi si venne, cosi', a creare la sensazione di essere perseguitati, e' stato anche Jianyi di AssoCina a confermare che
si veniva a creare sempre piu' un maggiore stato di allerta nel quartiere.. addirittura se si fa un giro nelle zone adiacenti attorno a Sarpi si vedono un sacco di telecamere. Insomma ci sentivamo un po' sotto osservazione (Jianyi).
La potente volonta' imprenditoriale e commerciale, la forza realizzativa che l'immigrazione cinese ha sempre manifestato a Milano costituiscono una risorsa importante per l'intero sistema economico cittadino. Politiche socio-urbanistiche specificatamente rivolte alla popolazione cinese milanese incrociano la questione piu' generale della concentrazione/dispersione degli immigrati sul territorio. La nozione "soglie di tolleranza" largamente utilizzata per simile problematica rivela anche in questo caso il suo carattere ideologico e pregiudiziale. Essa osservando dall'esterno il fenomeno e rispondendo solamente a preoccupazioni di ordine pubblico e di occultamento della visibilita' dei fenomeni immigratori si mostra incapace di tenere conto dei diversi significati sociali, economici e urbanistici che un processo di concentrazione territoriale puo' comportare e, nel caso specifico della comunita' cinese a Milano, l'importanza che puo' avere per l'avvio di un'economia etnica, per una crescente offerta di servizi ai cittadini di origine o nazionalita' cinese, per il consolidarsi di forme di coabitazione e convivenza interetnica e infine per arricchire, rafforzare e differenziare una mutevole identita' di diverse parti e porzioni di citta' (Breveglieri e Lanzani 1997).
La rivolta scoppiata nel 2007 e' figlia di questo malessere, e' proprio legata al fatto che venivano sistematicamente sanzionate tutte le attivita' che erano necessarie agli ingrossi cinesi: l'uso dei carrellini, la sosta davanti al negozio per il carico/scarico venivano sempre piu' limitate da un giorno all'altro. A farne maggiormente le spese fu, evidentemente, il commercio all'ingrosso, che si ritrovo' in grosse difficolta' operative:
noi abbiamo aperto il negozio qua, perche' c'hanno permesso di aprire e adesso ci vogliono cacciare ma non in modo esplicito ma tramite metodi un po' indiretti, per usare un eufemismo, sgradevoli, tramite multe, controlli, molto rigidi (Jianyi).
Da li', alla goccia che ha fatto traboccare il vaso, non e' stato necessario molto altro! Anche dalla voce dei rappresentanti cinesi, cosi' come dei residenti italiani, emerge l'attacco nei confronti dell'Amministrazione Comunale, accusata, in questo caso, di non avere la capacita' prestare attenzione alle singole parti. La comunita' cinese di Sarpi e' consapevole che l'ascolto politico sia rivolto ad accontentare molto di piu' le esigenze dei residenti del quartiere. Infatti, mentre si rafforza il perpetuarsi di gruppi culturali diversi nella societa' locale, non tutti gli attori di tali gruppi hanno la possibilita' di partecipare effettivamente a un'arena politica condivisa. Come direbbe Raz (1994) in un'unica societa' politica, il multiculturalismo avrebbe anche bisogno di convenzioni di condotta comuni per poter partecipare alla competizione per le risorse e alla protezione degli interessi, sia individuali che di gruppo. Perche' i cinesi, e' ovvio, hanno piu' difficolta' ad essere rappresentati e ad esprimere la loro voce: un po' per i problemi linguistici, ma soprattutto perche' non hanno rappresentanti politici che agiscano come portatori di interesse nei confronti dell'Amministrazione Comunale. Anche la rappresentazione mediatica di questi eventi e' stata, in secondo luogo, caratterizzata dal re-frame delle divergenze culturali, piuttosto che dell'effettivo problema logistico; molte testate d'informazione hanno portato l'attenzione attorno a un problema di sicurezza, anzi proprio
il Vice Sindaco stesso ha parlato di sicurezza e il Sindaco stesso ha parlato di rispetto delle regole la' dove, invece, erano proprio i commercianti che venivano tartassati e venivano in un certo modo discriminatiÉ i commercianti italiani, per esempio quello che andava a caricare e scaricare i latticini e doveva portare dal furgoncino al negozio i prodotti, veniva completamente ignorato dai vigili anche se usava il carrellino per andare in giro; mentre i cinesi venivano sistematicamente bloccati, venivano multati ecc. (Jianyi)
La testimonianza di Jianyi e' fondamentale per porre l'attenzione sull'aspetto discriminatorio di questa politica territoriale. L'Amministrazione ha di fatto operato una differenza nei controlli, ma diversificare, quando entrano in gioco fattori etnici, la' dove sussistono interessi economici, puo' dar luogo a mix molto pericoloso, esplosivo! Delle politiche di restringimento delle possibilita' lavorative dei cinesi ho discusso anche con il vicesindaco De Corato che ammette con chiarezza che l'Amministrazione sta cercando di mandar via da Paolo Sarpi il commercio all'ingrosso:
Abbiamo tentato per un anno di convincerli senza dover ricorrere alla ZTL, all'isola pedonaleÉ ma non c'e' stato verso; loro pensano sempre di essere piu' furbi degli italiani, e' un po' la mentalita' cinese, per quanto noi siamo italiani, forse meno scaltri di loro, lo sapevamo gia' da un anno prima, pero' abbiamo dovuto tentare perche' nessuno potesse immaginare che noi facciamo quest'operazione per fare la guerra ai cinesi. (Riccardo De Corato)
L'Amministrazione comunale e i portavoce della comunita' cinese agiscono, quindi, sui lati opposti della barricata, tormentati da interessi antitetici. Eppure, passeggiando lungo la via di Sarpi non si scorge solo la tensione. La prima parte del capitolo, infatti, ha rappresentato l'espressivita' e la vivacita' culturale di questo quartiere. Alla ricerca di queste sfumature d'opinione, ho interrogato il pensiero di alcuni commercianti italiani e cio' che e' emerso dal campo e' sostanzialmente un'assenza di problematiche relative alla comunicazione o alle relazioni verso i colleghi cinesi. I commercianti nativi li riconoscono come dei gran lavoratori, che non recano alcun tipo di disturbo. Forse l'unica "pecca" e' rappresentata dal sistema dei carrelli, come racconta la titolare di un negozio di scarpe,
e' chiaro che ai carrelli non gli si puo' dare la multa per cui questo via vai rimarra' sempre e comunque, non cambiera' comunque la situazione (Anna).
Carrelli e carrellini, quindi, infastidiscono commercianti e residenti, eppure nessuno sembra lamentarsi per il rombo assordante che distingue la via Niccolini da tutte le altre traverse di Paolo Sarpi. "Niccolini street", nel cuore della Chinatown milanese, e' ancora oggi una tappa obbligata per i bikers appassionati del mitico marchio Harley-Davidson, ospitato nel negozio Numero Uno Milano. L'occasione settimanale e' l'aperitivo del sabato, al bar proprio di fronte al concessionario, dalla signora Teresa, ed e' proprio li' che incontro Giovanni in uno dei miei appostamenti. Giovanni, o meglio lo "Zio Gianni", come recita la scritta sulla giacca di pelle e una targa sul retro della sua impeccabile Harley, mi spiega che fa parte del club Milano Chapter da molti anni e questo lo si puo' notare anche dalla sua "divisa": gilet di pelle, stemma del club in bella vista sul petto, occhiali da sole sulla folta chioma lunga e un po' di rude barba. Incontro lo Zio Gianni proprio l'ultimo sabato prima della chiusura della via Sarpi al traffico dei non residenti e allora cerco un po' di capire cosa puo' pensare un appassionato centauro di questa vicenda. Giovanni prima di tutto tiene a precisare che cosi' come in sella alla motocicletta i ragazzi del club sono animati da spirito di avventura e di solidarieta', allo stesso modo nella vita non provano "fastidio" nei confronti dei cinesi. Finalmente una voce non preoccupata per cio' che sta accadendo nella via! I centauri dell'Harley si definiscono un gruppo compatto, che rimane insieme a prescindere dalle situazioni difficili; sempre lo Zio Gianni con orgoglio mi racconta che il loro club fa raduni in tutto il mondo, si parla anche di New York, Canada, non solo Milano, associandosi ad altre citta' come Firenze e Roma. Giovanni e' adorabile, nonostante questa sua imponente presenza scenica mi parla con una serenita' d'animo incredibile e difatti non e' minimamente preoccupato per la prossima ZTL su Sarpi. "La fonte" del loro club, mi dice, e' in via Niccolini e non puo' disperdersi perche' oggi qui ci sono i cinesi; e ancora,
l'Harley Davidson non si spostera' mai, rimarra' qua e noi non avremo fastidio da nessunoÉ faremo dei posti di ritrovo e ci verremo a piedi, perche' tutto puo' succedere, tutto e' una rivoluzione di tutto, tutto puo' cambiare e tutto puo' accadere. (Giovanni)
Una nuova isola pedonale, quindi, che diventera' centrale per la via Paolo Sarpi, storicamente il luogo pubblico del quartiere. Pero' bisogna intendersi su che cos'e' luogo pubblico e quali siano le aspettative degli abitanti rispetto a quel luogo. Sicuramente in una strada urbana commerciale il luogo pubblico e' un marciapiede allargato, addirittura unico, una zona pedonale caratterizzata da pavimentazione in pietra, sedute, aiuole, simile a via Dante in centro storico. Evidentemente gli abitanti si aspettano anche altre cose quando si parla di isola pedonale. Si aspettano una passeggiata, delle alberature, delle zone verdi, soprattutto tranquillita' e silenzio. E' stato Christian Novak a provvedere alla mia educazione urbanistica, lui che le Chinatown le studia da molti anni e ha visto coi suoi occhi i modelli europei, statunitensi e asiatici. Ne abbiamo parlato diffusamente nei pranzi alla trattoria cinese di via Giordano Bruno, davanti a un piatto di tagliolini in brodo fatti in casa, con pesce e verdure, naturalmente da afferrare con le bacchette! Tornando alle Chinatown, intanto si puo' demolire subito lo stereotipo di quella milanese, perche' il termine Chinatown e' qui usato in modo improprio. Quando si parla di questo modello vengono alla mente i grandi quartieri di insediamento cinese in cui non solo tutti i negozi, e i suoi frequentatori sono cinesi, ma anche la maggior parte di chi vi abita. In Sarpi, invece, il 95% della popolazione residente e' composta da italiani, la presenza sinica e' davvero poco significativa. Il concetto e' che per qualsiasi migrante, e quindi anche per i cinesi il discorso non fa differenza, e' difficile riuscire a ottenere una casa in centro a Milano, a causa dei prezzi elevatissimi. Infatti, le zone a piu' densita' abitativa cinese sono dislocate nella periferia della citta', a nord della Stazione Centrale, per esempio, in viale Monza, in viale Padova o in zona Certosa. Inizia a prendere forma questa materia del conflitto, soprattutto riflettendo sui suggerimenti di Novak, riguardo al fatto che:
i commercianti cinesi usano il quartiere ma in misura molto minore lo abitano, e gli abitanti italiani abitano il quartiere e in misura molto minore lo usano e questa separazione tra piano terra, quasi completamente cinese come utilizzo e frequentazione, e piani alti delle case, quasi completamente italiana crea il vero problema di coabitazione. (Christian Novak)
Problema che non ci sarebbe se questa fosse una Chinatown sul modello statunitense in cui la maggior parte degli abitanti, dei commercianti e dei frequentatori e' cinese. Li' non c'e' conflitto perche' c'e' una certa unitarieta'.
Mentre, invece, i residenti di Sarpi chiedono un cambiamento immediato e reale, esigono la delocalizzazione dell'ingrosso come obiettivo primario insieme a un segnale che regali la vivibilita' alla zona: la pedonalizzazione. Non proprio tutti coloro che abitano il quartiere la pensano in questo modo, anche perche' lo status di residente non e' qualcosa di banale.
Mentre passeggio per il quartiere un automobilista infuriato quasi mi investe e poi si scusa e si lascia scappare che e' appena venuto ad abitare in Paolo Sarpi e si trova in una situazione paradossale. "Non ho la residenza perche' mi sto separando, la macchina e' intestata alla societa' di mia moglie, adesso c'e' la ZtlÉ non so come fare!!" (" Nota di campo ", 15.11.2008)
Il terzo antagonista che si frappone fra le esigenze dei residenti e le politiche degli Amministratori pubblici e' il commerciante e, anche qui, la situazione non e' facile. Nell'Associazione Liberi Esercenti Sarpi, l'ALES, sono presenti piu' di centottanta commercianti e la meta' e' costituita da negozianti cinesi; per l'Ales tutti sono commercianti, non vogliono creare differenze. Il loro motto e': "una persona che lavora e' una persona da rispettare". Di tutt'altra idea e', invece, la "Sarpi doc", un movimento dissidente della prima associazione dei commercianti, costituita da una trentina di imprese italiane. Si riuniscono tutti i giovedi' sera in un bar in fondo a via Paolo Sarpi e dichiarano di portare avanti, insieme all'associazione dei residenti, Vivisarpi, gli interessi degli italiani, combattendo piu' attivamente attraverso le riunioni con il vicesindaco De Corato e i presidenti dell'Unione del Commercio. Ma da cosa e' realmente nata la frattura anche fra gli stessi commercianti della via? E' Liliana, proprietaria del bar che funge da punto di ritrovo, a spiegarmi un po' la faccenda:
inizialmente la via aveva una sola associazione, che era l'Ales, il problema principale e' stato proprio questo, perche', io compresa, pensavo che l'Ales tutelasse i miei interessi che erano quelli di far migliorare la viaÉ praticamente loro, stante di queste persone che avevano clienti cinesi, che lavorano coi cinesi, facevano una specie di doppio gioco, nel senso che facevano credere di portare avanti un discorso e invece la cosa era piuttosto ferma. Cosi' allora mi sono dissociata, pero' nel frattempo molti negozianti come me si sono dissociati e hanno deciso di fare un'altra associazione. (Liliana)
I commercianti ne parlano da anni, e nel 2003, quando erano ancora tutti "uniti", presentarono anche uno studio per riqualificare la zona, chiudendola al traffico. Ma l'area pedonale ha subi'to un'accelerazione negli ultimi mesi, come ultimo strumento per scoraggiare i grossisti cinesi. Dal 17 novembre 2008 si sono accese le telecamere a vigilare sugli ingressi, in via Sarpi e in alcuni tronconi di strada che terminano sulla via, non potranno piu' passare auto, autobus e taxi. Gia' pronto anche il piano per il nuovo arredo urbano, con panchine, verde e una fontana. L'amministrazione pubblica territoriale normalmente gioca un ruolo non trainante, di pura sussidiarieta', di mero servizio a quello che succede: la citta' nella sua dimensione politica e istituzionale non dimostra di avere una strategia sua propria. L'unica strategia che sembra interessarle e' quella che deriva dalla somma e dalla combinazione spontanea e casuale delle strategie individuali e cio' provoca non pochi costi collettivi e proietta ombre sul futuro della citta' oggi chiamata a dover competere a livello mondiale attivando intense relazioni internazionali (Torrani 2006).
Secondo l'Assessore comunale allo Sviluppo del Territorio, Carlo Masseroli, colui che ha materialmente riattivato il piano urbanistico sul territorio, la pedonalizzazione di Paolo Sarpi nasce innanzitutto dalla presa in considerazione di un problema, cioe' dal fatto che quell'area, quello spazio di citta', che nella storia, anche piuttosto recente, di Milano era uno dei punti commerciali piu' interessanti e' stato via via, "pacificamente invaso" dalla comunita' cinese. Non sarebbe un problema in se', il problema nasce perche' una via di quelle dimensioni, con un intorno cittadino cosi' denso non e' certamente adeguata per essere trattata come una piattaforma logistica. E, quindi, la situazione che si e' generata e' stata una possibilita' di mettere insieme, di far stare insieme, di far convivere una situazione di citta' densa con le famiglie, i figli, le scuole, i negozi, le macchineÉ con un sistema che, invece, prevede una piattaforma logistica, ancorche' piattaforma e' una parola un po' grossa per quel sistema perche' oggi ciascuno di quei negozi rappresenta un sistema all'ingrosso a se stante. In questo modo, l'Assessore, inizia a descrivermi la sua soluzione del problema. Mi accoglie nel suo ufficio all'Urban Center, la struttura all'interno della Galleria Vittorio Emanuele che ospita gli uffici del rinnovamento della Citta' di Milano: dall'alto della poltronissima dell'Urbanistica ecco il piano Sarpi di Masseroli:
Abbiamo un quartiere che a partire da quella via si e' trasformato negli ultimi quindici anni da una delle vie commercialmente piu' attive della citta' a una delle vie piu' caotiche della citta' fuori controllo dal punto di vista dell'organizzazione di citta' insomma! (Carlo Masseroli)
L'obiettivo della pedonalizzazione e' duplice: il primo riqualificare dal punto di vista dell'arredo urbano e della fruibilita' quella via e l'intorno: il fatto di pedonalizzare e incanalare autovetture e solo alcune, fa si che si possa generare una situazione di minor caoticita'. L'altro aspetto e' quello di tentare di ridurre, attraverso lo strumento della pedonalizzazione, l'utilizzo di quell'ambito come piattaforma logistica per ciascuno di quei negozi all'ingrosso. L'Assessore sa di non poter contare su leggi che consentano all'Amministrazione comunale di impedire spazi all'ingrosso in ambiti cosi' densi e quindi hanno iniziato ad utilizzare "come delle incentivazioni a migliorare la situazione del quartiere", le definisce. Anche il leghista Salvini sostiene la ZTL, considerandola una prima fase alla risoluzione del problema; in un quartiere residenziale con vie strette e vie laterali, vicino al centro storico della citta', non ci puo' essere commercio all'ingrosso,
non possono esserci furgoni, furgoncini, camion e camioncini che entrano a caricare e scaricare, quindi la ZTL e' un primo passo verso la riconquista dei negozianti al dettaglio e dei cittadini del loro quartiere. (Matteo Salvini)
L'obiettivo di tutto il fronte politico e' la delocalizzazione dell'ingrosso. Si vocifera che la Regione Lombardia stia approvando un Piano Commerciale e Urbanistico che impedisca nei centri storici, come e' via Paolo Sarpi, il commercio all'ingrosso, ma al momento attuale la delocalizzazione e' l'unica politica che il Comune abbia provato a utilizzare per riqualificare il quartiere. Nel tavolo istituzionale dedicato al caso dell'ingrosso cinese, il Comune ha lavorato insieme alle rappresentanze cinesi, compreso il Console cinese Zhang Limin, per individuare uno o piu' spazi che possano essere adatti, come piattaforme logistiche, per i negozi all'ingrosso. Una prima proposta vedeva coinvolta la zona sud di via dei Missaglia. L'operazione e' oggi ancora aperta, pero', non ha ancora trovato accoglimento tra la comunita' cinese. Perche', in effetti, il tema e' che la delocalizzazione preveda l'individuazione di una cordata di imprese, cinesi o meno, che decida di investire in una piattaforma logistica di questa natura. Alla fine siamo a meta' del guado, perche' nessuno ha avuto la capacita' e la forza di investire facendosi garantire da parte della comunita' cinese di essere seguito, quindi di spostare l'ingrosso da via Paolo Sarpi a via dei Missaglia. Nel frattempo si e' aperta un'altra opportunita' a Lacchiarella: alcuni grossisti di Milano e di altre parti d'Italia, hanno deciso di posizionarsi nel Centro per il Commercio Internazionale "Il Girasole" per il sistema dell'ingrosso delle loro imprese. Il problema ancora, a questo punto, non e' risolto. E l'Assessore Masseroli crede che anche la pedonalizzazione possa invogliare ad un ripensamento,
pero' e' chiaro che quello che noi stiamo dicendo alla comunita' cinese e' o in questo modo o in un modo che insieme possiam decidere, É e' che ci sia lo spostamento, la delocalizzazione dell'ingrosso. (Carlo Masseroli)
Ancora piu' diretto e' il parere del vicesindaco De Corato, che mi spiega che l'Amministrazione ha preso il provvedimento di chiusura della via Sarpi sempre convinta che comincino a emigrare perche' "li' non possono stare". E ancora, incalza dicendomi:
ora in via Sarpi c'e' un'isola pedonale e non hanno capito questo piccolo passaggio, non e' che non l'abbiano capito, perche' se l'abbiamo capito io e leiÉeh ehÉ vuol dire che l'hanno capito anche loro! Qual e' lo scopo dell'isola pedonale, dichiarato? Quello di far andare via le attivita' all'ingrosso. Li' perche' l'abbiamo fatta? Non perche' vogliamo migliorare la qualita' dell'aria in Paolo Sarpi, perche' vogliamo mandare via questi. (Riccardo De Corato)
Naturalmente i commercianti hanno compreso anche questo passaggio e a maggior ragione si sentono vessati, dichiarano che ce la metteranno tutta e protesteranno contro questo provvedimento! In particolare i dettaglianti, italiani e cinesi, parlano di una vera e propria batosta e di gravi disagi alla clientela con la chiusura al passaggio delle auto per i non residenti. "Una realta' che in questo momento ci nuoce sul piano del lavoro - commenta Walter, il macellaio - al punto tale che il negozio di vicinato, cosi' ben reclamizzato, potrebbe andarsi a fare benedire". L'Ales, l'associazione commercianti, denuncia di aver subito fondamentalmente un sopruso dal Comune di Milano; dichiarano di esser stati posti di fronte a una scelta obbligata: pedonalizzazione o Ztl. Messi alle strette i commercianti hanno chiesto la realizzazione dell'isola pedonale, anche se si auspicavano un'immediata partenza dei lavori, per ridurre al minimo i tempi del disastro commerciale. I politici nel frattempo promettono che "la via diventera' piu' bella in futuro", ma i negozianti ribattono con un perentorio "oggi vogliamo non domani". Il discorso portato avanti da Remo, il presidente dell'Ales, e' chiarissimo:
ai residenti sembra di aver avuto il contentino, il desiderio di poter parcheggiare sulla via senza pagare e noi commercianti non abbiamo neanche il permesso di poter caricare e scaricare, noi che lavoriamo dalla mattina alla sera. (Remo)
Ma l'apice della tensione lo raggiunge De Corato quando afferma che i commercianti erano d'accordo con questa chiusura della via. Il misunderstanding, o meglio l'equivoco politico, nasce dal fatto che i negozianti hanno la consapevolezza di aver compiuto una scelta obbligata tra l'incudine e il martello, tra la ZTL e isola e adesso il Comune sembra non riconoscere questo stato di cose. Anzi, rispetto alle richieste di realizzare in tempi brevi questa pedonalizzazione il vicesindaco mi risponde mettendo in scena quasi una parodia comica:
Io facevo l'isola pedonale in due mesi? Ma manco Mago Zurli'! Con la bacchetta magica, Biancaneve nemmenoÉ fiu'u'u'É e nasceva l'isola pedonale! Abbiamo fatto un'isola pedonale che era l'unica che si poteva fare. (Riccardo De Corato)
Ma non c'e' molto da ridere! La posizione dell'Amministrazione, e' rigida nel rispetto delle esigenze dei residenti, De Corato mi parla di democrazia dei cittadini e non dei commercianti; racconta di avere una petizione firmata da duemila firme di residenti che chiedono la delocalizzazione contro gli interessi di un'ottantina di imprenditori. In democrazia i numeri valgono, contano perche' "come diceva Churchill - cita il vicesindaco - la democrazia e' il peggiore sistema del mondo, peccato che non ne abbiano inventato uno migliore" e cosi' con questa sarcastica battuta lascia un augurio ai commercianti di Paolo Sarpi: che inventino uno sistema migliore, per cui ottanta riescono ad aver ragione di duemila. Nel frattempo [i negozianti] continuano il loro bel da fare, per caricare, scaricare oppure arrivare al proprio posto di lavoro, ora che il traffico veicolare e' vietato anche a loro. e' un chilometro di via, stretta e lunga; non c'e' la metropolitana, l'autobus e' stato spostato, i tram non sono sufficienti... risultera' complicato portarsi via un cartone di vino dall'Enoteca del quartiere, un chilo di carne dalla macelleria o un secchio di vernice da dieci chili dal Colorificio di via Sarpi. E infatti, neanche a farlo apposta, mi imbatto in un cinquantenne italiano con quell'aria un po' da "bauscia" (15) milanese che, mentre trasporta una cassa di vino su un improvvisato carrellino, si sente in dovere di giustificarsi al mio sguardo, dichiarando alterato: "Ue', guarda che non sono mica un cinese ne'!" Ma se alcuni riescono a comprendere che si tratta solo di una fase transitoria, ci sono commercianti, che amano il loro lavoro, che davvero "non ci stanno" a questo stra-potere dei residenti, o, come li chiama Walter il macellaio, i Signori Residenti:
ci stiamo rivolgendo a Milano capitale del lavoro o a Milano come residenza? Perche' ai Signori Residenti che vogliono risiedere con il verde allora conviene andare ad abitare in un'altra citta', oppure per lo meno in campagna ed evitare una citta' come questa: dove si lavora dal mattino alla sera e dove a chi piace il suo lavoro lo fa volentieri. (Walter)
Mentre proferisce queste parole Walter e' nel retro del suo negozio che sta preparando dei tagli di carne e agita un lungo coltello mentre si infervora alla discussione. E ancora, con le mani imbrattate dal sangue del suo lavoro, si agita e vuole chiarire che non si tratta di non vedere un futuro diverso, anzi per essere dei veri commercianti occorre avere uno sguardo molto lungo altrimenti risulterebbe difficile porsi di fronte alle realta' che si susseguono in continuazione. Il macellaio parla a nome dell'Ales quando afferma che potrebbero anche accettare la via diventi pedonale, ma non tutta, magari solo un pezzo. Inoltre, il grosso rospo da ingoiare e' stato aver chiuso la strada a un mese da Natale che, si sa, e' un momento importantissimo per i piccoli negozi di quartiere, ancor di piu' in periodi di crisi economica. L'arrembaggio del Comune, cosi' lo rappresenta Walter,
perche' si deve partire, perche' i cinesi non si muovono. Ecco l'assurdo di questo discorso. Quando uno parte facendo qualcosa di negativo a qualcun altro non fara' mai qualcosa di positivo, come principio. Il concetto di dire "questi se ne devono andare" e' sbagliatissimo, e' antiumano. (Walter)
Chissa' se anche il Vicesindaco immaginava di scatenare tutto questo putiferio... lui afferma che sta conducendo una battaglia gia' persa, che sta cercando di far rispettare le regole della citta' ma si rende conto che il problema e' molto piu' grosso di una guerra al carrellino. De Corato si bea di aver a che fare tutti i giorni con centocinquanta etnie, ma chi lo preoccupa maggiormente sono proprio i cinesi, perche' e' gente che lavora! Gli altri - a suo dire - un po' son fannulloni, un po' sono europei come noiÉ gli arabi, ma si', ottantamila musulmani, li gestisci gli arabi!
E allora non si poteva esitare, "non bisognava dare loro il tempo di capire che cosa stava succedendo. Una volta che si e' in condizioni di dare ordini, bisogna darli come se fossimo nati per comandare, e gli altri ubbidiranno per forza d'abitudine" (Asimov 2004).
E cosi' ha agito anche il vicesindaco:
Abbiamo dovuto passare almeno un tentativo di fargli capire che le regole si rispettano, che qui non e' Shangai, e' Milano, dobbiamo pur farlo.
Spero che dia dei risultati perche' non e' detto che questi... la capacita' cinese di affrontare qualsiasi tipo diÉ e' nota no? Sono quelli che stanno sul fiume e aspettano che il morto passa davanti, io... e' quello che mi preoccupa, perche' sono molto bravi ehhh. Sono scaltri. Son tanto intelligenti che pensano di essere piu' furbi degli altri, e' questo che poi li frega. (Riccardo De Corato)
5. Via Paolo Sarpi verso la gentrification
La vicinanza al parco Sempione, al centro storico e alla zona fieristica e non ultima la ricostruzione post bellica furono i principali motori di un primo processo di nobilitazione del quartiere, in cui convivevano ceti popolari e commerciali, di cui a pieno titolo fanno parte gli immigrati cinesi, nonche' figure professionali della Milano finanziaria e del boom economico (16). La riflessione sul commercio urbano situato nel quartiere Sarpi si intreccia con varie questioni in questi anni al centro del dibattito e dell'agenda politica locale milanese, nonche' dell'attenzione degli operatori economici. A questo tema si puo' associare il profilo della rigenerazione urbana e dei processi di riqualificazione finalizzati a migliorare il contesto fisico dell'area Sarpi-Canonica e soprattutto ad attivare processi di rilancio economico: in una parola di gentrification del quartiere.
Come spiega Semi,
Un'area centrale della citta' viene progressivamente abbandonata o fatta abbandonare dai residenti poveri per essere sostituita inizialmente da frammenti di classi medie in ascesa (come giovani artisti e professionisti) e successivamente medio-alte 1) che investono sulla riqualificazione architettonica 2) e vi praticano i propri stili di vita specifici 3). Si mescolano percio' dinamiche residenziali e demografiche con dinamiche economiche e architettoniche e vi e' infine una forte componente di distinzione nell'uso dello spazio che diverge da quella dei precedenti residenti (Ley, 1996). Il richiamo a Bourdieu e alla sua celebre ricerca sui processi di "distinzione" sociale (1983) e' cruciale per comprendere le differenze negli usi del territorio e nelle differenti legittimita' che vengono assegnate a gruppi spesso in conflitto, come possono essere i nuovi e i vecchi residenti (Semi 2004).
Si tratta, qui, di una declinazione milanese della gentrification che di per se' non si configura come fenomeno negativo: "esprime localmente un trend al rialzo dei prezzi e degli affitti degli alloggi che si riscontra un po' in tutto il centro citta', risponde a dinamiche di espulsione e di sostituzione che non obbediscono solo a speculazioni edilizie, ma sono anche l'esito di fenomeni sociali piu' complessi (l'immigrazione, l'invecchiamento della popolazione, la terziarizzazione della metropoli ecc.) in buona misura gia' semi-metabolizzati" (Inti, 2006).
Il primo chiaro provvedimento sull'ordine urbano e' stata la realizzazione dell'isola pedonale spuria, partita dal 17 novembre 2008 in forma provvisoria. I residenti la percepiscono come una promessa di riqualificazione, di rilancio di Sarpi-Canonica, prima di tutto dalla prospettiva dell'arredo urbano. Sul quartiere e nelle zone circostanti c'e' un gran fermento, per via delle prospettive sul piano di governo del territorio nell'ambito di Expo 2015; sono al vaglio tutta una serie di iniziative che tenderanno a trasformare e valorizzare l'area intorno, con orientamento verso Fiera City (17) , che sicuramente ingolosiscono gli appetiti dei residenti italiani, che vedrebbero anche accrescere di valore i propri immobili, nonche' quelli degli speculatori edilizi, sempre all'erta.
Fig. 8, Il cartello della via Paolo Sarpi
Foto di Lidia Manzo
E' una bella sfida, immaginare, con le premesse raccolte sul campo, il coinvolgimento da una parte dei commercianti, italiani e cinesi, dei politici e anche dei residenti, in questo progetto di forte impatto che sta per determinare il cambiamento all'interno del quartiere. "La citta' si sta trasformando velocemente e pesantemente. Anche l'intorno di Paolo Sarpi non fa eccezione" queste le precise affermazioni che piu' e piu' volte mi ha ripetuto l'Assessore all'Urbanistica, Carlo Masseroli. Vi sono in particolare due progetti dell'intorno che rappresentano due possibilita' di fare un salto in avanti, rispetto alla qualita' del sistema commerciale dell'area Sarpi-Canonica.
L'ex Enel a Porta Volta, e' una di queste opportunita'; ex Enel appunto perche' li' prima c'era una centrale elettrica ora non piu' in uso. Questo primo progetto di intervento prevede il ri-utilizzo di un vecchio capannone, che ha una caratteristica architettonica eccezionalmente bella, e che probabilmente verra' utilizzato per funzioni di pubblico interesse. Dunque, un'azione che andra' a sostituire uno spazio oggi intercluso, anonimo, facendolo diventare un pezzo di citta' strettamente connesso al sistema di Paolo Sarpi. L'altro progetto e' Porta Tenaglia, proprio via Montello, ai confini del quartiere, li' dietro dove oggi c'e' la struttura della Piccola Scuola di Circo, a cui il Comune sembra abbia gia' trovato un luogo piu' adeguato rispetto a quello spazio, sostanzialmente, ritagliato. Li' avverra' la realizzazione di un parcheggio, molto importante per sostenere il sistema pedonale e ambientale intorno a via Paolo Sarpi. Dove ci sono i due caselli, l'Amministrazione comunale sta dialogando con Feltrinelli per verificare la fattibilita' di una biblioteca e dell'head-quarter di Feltrinelli stesso. Il progetto e' firmato dall' Archistar Jacques Herzog e andra' a riprendere, attraverso due palazzi, il sistema della Porta con i due caselli; confinante con queste due strutture ci sara' il parcheggio. La trasformazione interna che ha investito il quartiere Sarpi non ha avviato un processo di successione, nell'accezione del classico modello dell'ecologia urbana in cui i nuovi soggetti si sostituiscono cambiando radicalmente l'identita' di quell'area. Cio' che e' accaduto attraverso l'introduzione di nuove attivita', funzioni ed usi a livello commerciale e' stato che popolazioni cosmopolite e mobili si siano inserite in alcune piccole porzioni di citta' in cui "cio' che e' lontano si inserisce all'interno e convive senza generare trasformazioni generali del contesto che lo ospita, genera uno spazio annidato in altro spazio" (Lanzani 2003). Questa forzata convivenza ha generato il malcontento nel quartiere tra residenti e commercianti,
la ri-nominazione del quartiere e' la prima spia dell'avvio di un nuovo "classico" processo di territorializzazione che puo' assumere valenze sociali differenti (nel solco della tradizione del ghetto). Puo' consentire al tempo stesso una piu' facile affermazione di una propria specifica identita' da parte dei nuovi arrivati e una piu' semplice e meno ambigua comunicazione con il resto della popolazione, anche attraverso stereotipi semplificanti e banalizzanti, che agiscono comunque come utili riduttori e facilitatori della comunicazione. Oppure puo' intrecciarsi ad un processo di segregazione, alla costruzione di uno stigma negativo da parte della stampa o piu' estesamente della popolazione su una parte di citta' e sulla popolazione che la abita (Lanzani 2003).
Il problema nasce anche da una mancata chiarezza sul futuro: al di la' dei progetti sulla carta, sono le conseguenze piu' prossime di questo processo di metamorfosi urbana che assillano chi vive e usa questo spazio. Perche' se non si comprende bene come e in virtu' di quali dinamiche questi quartieri cambiano pelle e anima, "chi avversa il cambiamento puo' facilmente cercare capri espiatori. Chi lo sposa incondizionatamente puo' facilmente dimenticare - e far dimenticare - quali responsabilita' un'azione dal cosi' ampio potenziale mutageno comporti." (Inti, 2006, 157)
Inoltre, l'effetto delle dinamiche di nuove selezioni rispetto agli usi commerciali (no all'ingrosso e si al dettaglio) e rispetto anche alle nuove e'lite residenziali promosse dal sistema politico ed economico andra' sicuramente a creare una re-interpretazione di queste spazialita', ma si dovrebbe anche valutare attentamente l'impatto "sulla complessita' urbana dei vantaggi e svantaggi che generano verso differenti soggetti" (Inti, 2006, 157).
L'Assessore Masseroli non appare sconcertato riguardo ai possibili scenari della gentrification:
Possiamo chiamarla gentrificazione, piu' d'uno e' venuto a parlarmi in questi termini quando si parla di creativi... va bene. (Carlo Masseroli)
La visione di Masseroli e' che un'Amministrazione debba essere capace di giocare una partita di regia pubblica forte, in cui non si parla di sostituzione di libere decisioni di altri, ma di riuscire a generare le condizioni perche' nascano percorsi virtuosi.
Allora si' se volete parlare di gentrificazione con la comunita' cinese... pero' e' stato qualcosa di inerziale. Noi vogliamo i creativi e i giovani a Milano, si potrebbe parlare di gentrificazione di giovani intorno alle Universita' che noi vorremmo che accadesse. Da Milano scappano i giovani, perche' perche' non ci sono le condizioni economiche e spesso di vitalita'. Io dico che, al di la' dei termini, la vera partita che una citta' deve riuscire a generare condizioni di attrattivita' forte e scegliere chi vuole attirare. Questa e' la partita vera, il resto e' accademia! (Carlo Masseroli)
Quindi sembrerebbe delinearsi una gentrificazione di giovani, di ceto-medio alto, universitari, che potrebbero scegliere di insediarsi in un quartiere che narra la storia di un recente passato etnico, affacciato su nuove possibilita' offerte dall'isola pedonale, come la movida dei locali notturni milanesi ha gia' insegnato anche nella vicina area Garibaldi-Brera, il tutto avvolto in un alone di cosmopolitismo emergente.
Come spiega Semi (18) , il cambiamento non riguarda unicamente gli usi produttivi dello spazio, siano essi industriali, commerciali o immobiliari, ma anche la rappresentazione di questo spazio. Questa e', a sua volta, alla base delle nuove forme di consumo e di creazione di cultura locale. Il parere di Sharon Zukin, una delle principali studiose contemporanee dei fenomeni di cambiamento urbano, e' che nel periodo storico attuale il consumo abbia infatti assunto una rilevanza pari a quella della produzione e che sia percio' sorta la necessita' di analizzare con maggiore rigore "l'economia simbolica", proprio perche' essa concerne tanto la produzione di spazio che quella dei simboli, necessari come "moneta di scambio commerciale e come linguaggio per un'identita' sociale" condivisa (1995, p. 24; 1998).
La speranza di un'isola "imbellettata" dai progetti di pedonalizzazione del Comune di Milano potrebbe, infatti, nascondere alcune insidie che ai residenti nessun politico ha ancora prospettato. Al di la' dei rendering progettuali, la realta' dei fatti ci potrebbe proporre un'isola pedonale commerciale, molto frequentata e ancora rumorosa, anche se non saranno i rumori del traffico; non solo, si potrebbe riavviare una vita serale che oggi e' molto debole.
Se pensiamo a cosa sono diventate le isole pedonali sui navigli in pochi mesi e quali problemi di coabitazione queste creano, questa e' una delle cose che gli abitanti del quartiere non vorrebbero mai dalla pedonalizzazione (Christian Novak).
Fig. 9, Rendering comunale della pedonalizzazione di Sarpi
Fonte: Comune di Milano
Paragone interessante fra le problematiche che emergono tra quartieri che vivono una vita notturna e i residenti: popolazioni diverse, quelle che arrivano la sera solo per divertirsi e che non si interessano dell'abuso e dell'uso intenso dello spazio pubblico, non badano a non sporcare, non fare rumore, non si preoccupano di uno spazio che non ritengono loro, proprio perche' non ci vivono e il giorno dopo non sono li' a godersi lo spettacolo delle birre rovesciate!
Un'altra proposta sull'orizzonte potrebbe essere la realizzazione di un distretto urbanistico del commercio. In virtu' di una normativa regionale, che stanzierebbe contributi a favore di questo tema, a Milano sono in fase di studio sei zone, tra cui via Paolo Sarpi. Il progetto potrebbe considerare per il quartiere uno sviluppo come quello realizzato nell'ex area industriale di via Tortona-Voghera in Porta Genova. Nel setting di Sarpi-Canonica si parlerebbe di un distretto commerciale che riprenderebbe le caratteristiche del quartiere a partire dai negozi di vicinato, come le botteghe storiche milanesi, presenti in buon numero, con altre realta' innovative, mescolando anche il commercio etnico di qualita'. Una sorta di laboratorio, come vorrebbero definirlo i residenti.
Corinna Morandi in un suo studio sulla distribuzione commerciale in Francia, sottolinea che "l'assetto commerciale delle citta' francesi non e', quindi, il risultato di un'ineluttabile modernizzazione e globalizzazione dei consumi che viene dall'alto (come spesso, invece, si tende a far credere ai cittadini italiani), ma risponde a precise scelte politico-amministrative assunte dagli enti locali, che sono condizionate anche dalla capacita' dei piccoli imprenditori commerciali di essere soggetti attivi o passivi rispetto alle trasformazioni in atto nelle pratiche di consumo e nel settore della distribuzione commerciale" (Morandi C. 2003).
I commercianti di Sarpi, naturalmente si aspettano una situazione che, almeno, risolva il conflitto fra gli Amministratori pubblici ed i grossisti cinesi, perche' come simpaticamente mi fa notare Walter, il proprietario di un negozio di arti marziali di via Sarpi,
adesso siamo in una situazione di telecamere, spero che le portino via e ci mettano begli alberi, giardini e che tutti vengono qui a fare shopping e che non ci sia piu' questa contrapposizione perche' sia da una parte sia dall'altra le contrapposizioni non portano mai da nessuna parte. (Walter)
Il paradosso e' che nel finale aperto di questa vicenda, nemmeno gli esponenti di Palazzo Marino paiono avere una visione comune. Masseroli ha addirittura in progetto dal respiro internazionale per il futuro di Sarpi: vorrebbe avviare una Chinatown analoga a quelle che si possono trovare a Londra o a New York o in tante altre citta' del mondo. Questo genera come opportunita' la decisione di delocalizzare l'ingrosso e di lasciare li' gli ambiti commerciali che siano di qualita' adeguata a quel punto di citta' che e' abbastanza centrale. "Allora, noi non siamo un'Amministrazione centralista; non e' che noi ci mettiamo ad arredare la via come fossimo noi i cinesi" - precisa l'Assessore,
E' un'opportunita' che ho lanciato alla comunita' cinese che spero vogliano accogliere, dipende ovviamente dalle loro strategie e dalla volonta' che hanno di seguire un percorso come questo. (Carlo Masseroli)
Una prospettiva che farebbe alquanto rabbrividire il leghista Matteo Salvini. Lui, se potesse ridisegnare quel quartiere, lo vedrebbe pedonale, insomma la ricostruzione di un revival delle zone piu' belle di Milano, con quei negozi artigianali di qualita' dove i milanesi andavano a fare lo shopping per Natale. Ed e' magnanimo, perche' forse si rende conto dei tempi che corrono e si allargherebbe anche a qualche punto etnico, pero' - precisa - negozi che portino gente e non che portino camion. Mentre per quanto riguarda una Chinatown, quindi una zona di soli cinesi...
...Quartieri etnici no: ma non cinesi, bergamaschi, valtellinesi o islamici perche' e' Milano e si snatura il tessuto di una citta'... La presenza va bene ma non numericamente oppressiva o prevalente.. perche' alcuni quartieri di Milano ci dicono che quando c'e' una certa etnia diventa maggioranza o quasi tende a imporre il suo modo di mangiare, di lavorare, guidare...di rispettare il divieto di sosta o non rispettarlo, di sputare in mezzo alla strada che non e' quello di Milano insomma eh! (Matteo Salvini)
La voce del vicesindaco De Corato riporta addirittura alla memoria l'antica vocazione artigiana di Paolo Sarpi:
non dobbiamo fare grandi stravolgimenti, bisogna un po' riportare quello che era il borgh di scigolatt, ... la vocazione c'e' di quella via, il problema sono i cinesi, eh eh... se non mandiamo via qualche cinese dove vanno gli artigiani? (Riccardo De Corato)
La partita e' aperta.
6. Osservazioni conclusive
La realta' in cui viviamo e' un costrutto culturale e le nostre rappresentazioni filtrano il nostro rapporto col mondo.
Per la prima volta nella storia della specie questa affermazione e' vera anche in senso letterale.
Infatti il mondo di cui parliamo e' oggi un mondo globale a scala del pianeta ed e' reso tale unicamente dall'informazione, cioe' dai processi culturali attraverso i quali ce lo rappresentiamo.
Alberto Melucci, Il gioco dell'io
La ricerca empirica e' nata per osservare un processo di trasformazione urbana che si e' rivelato nella forma della gentrification politica e culturale di un contesto urbano, nella costruzione sociale di stereotipi e pregiudizi ma, allo stesso tempo, anche nelle pratiche multiculturali di un quartiere etnicamente connotato.
Lungo questa via, Paolo Sarpi mi ha, infatti, mostrato anche un carattere innovativo, un ethos cosmopolita in uno stile di vita transnazionale, specificamente nei giovani cinesi di seconda o terza generazione che mi hanno mostrato identita' multiple, marcate da ibridita', che non si sentono legate a un territorio specifico. Nonostante cio', il governo locale muove continuamente verso il tentativo di arginare queste forze di ibridazione, tentando di istituire una normalizzazione istituzionale attraverso la creazione di limiti, regole e canoni di correttezza. Eppure, molti ragazzi migranti di seconda o terza generazione si distinguono perche' capaci di assumere nazionalita' diverse, parlare numerose lingue, seguire religioni differenti e adottare svariati stili di vita. In questo caso, la dispersione del network familiare in una pluralita' di luoghi geografici all'interno di un nuovo e favorevole ambiente globale, non solo permette alle aziende cinesi presenti nel quartiere Sarpi-Canonica di realizzare economie transnazionali di successo, ma crea un campo che promuove le abilita' e le esperienze dei giovani cinesi fino a caratterizzarli con nuove identita' cosmopolite. Via Paolo Sarpi si puo', quindi, configurare come un luogo "imbevuto" di significati multipli, un'attribuzione che richiama la visione degli ethnoscape di Appadurai (1996), caratterizzato da flussi di movimento e instabilita'.
Probabilmente, non tutti gli spazi sono cosi' fortemente carichi di un bagaglio culturale e politico come una "Chinatown." Il discorso politico rappresentato nel resoconto etnografico mette proprio in evidenza come la manipolazione dell'ideologia razziale da parte delle istituzioni possa sostenere e tenere vive le nostre categorie sociali e spaziali. La complessita' della "questione" Sarpi e' data proprio dalla contemporanea messa in discussione di dimensioni sociali, spaziali ed etno-razziali, nonche' economiche e politiche. Un network di prospettive assai mutevole, che se da un lato porta al conflitto urbano, dall'altro fa emergere una varieta' culturale di tutto interesse.
Gli attori sociali che ho ritenuto di prendere ad esempio come ideal tipi significativi, mostrano infatti caratteristiche ed immagini del quartiere che difficilmente vengono veicolate attraverso i tradizionali mezzi di comunicazione. La Chinatown milanese e' stata troppo spesso strumentalizzata in questi ultimi due anni per via della diatriba commercio cinese all'ingrosso versus problemi residenziali e di ordine pubblico; questa ricerca, invece, disarticola le immagini stereotipate e presenta i ragazzi di AssoCina quale esempio dell'estrema vitalita' dei figli degli immigrati. Ma anche la modernita' di un "liberista" parroco cattolico cinese, la realizzazione commerciale dei Chinese Overseas simboleggiata in Oriente Store e nel suo pioniere, Zio Romanino. Cosi' come l'ironico punto di vista sull'identita' dei migranti di seconda generazione che si definiscono italiani "con una leggera deformazione agli occhi" e come cinesi dei "cinesi anomali" come dichiara Peiling, che frequenta gli stessi spazi pubblici di Manfredi, trentenne pubblicitario con spiccata indole dandy da "Paolosarpino" alla moda. Allo stesso modo non ci si aspetterebbe entrando nella macelleria del quartiere di trovare un Walter cosmopolita capace di lottare contro la retorica sulle diversita' culturali mentre sua figlia Camilla, esperta di marketing e pubblicita', tiene lezioni sull'agricoltura biodinamica. Tutti questi piccoli, ma importanti testimoni, ci dimostrano come il "vortice urbano" della citta' offra spazi specifici di organizzazione del significato, direbbe Hannerz (1992) e sia sempre ricco di stimoli culturali e di incontri inaspettati.
In questa complessita' e' possibile, ancora, riconoscere alcuni giovani cinesi che apprezzano il lusso della moda italiana e commercianti che, invece, vogliono costituirsi in associazioni indipendenti per preservare presunte identita' nazionali, proprio perche' "le culture e le storie in una urbanita' veramente plurale, interagiscono nello spazio dandogli senso" (Castells 2002). Infatti, proprio questo autore spiega come un luogo socialmente interattivo e spazialmente ricco possa rappresentare uno spazio denso di significato, con un'ampia diversita' di usi e una vasta gamma di funzioni ed espressioni.
Il panorama urbano che viviamo nel presente e' caratterizzato da una inevitabile vicinanza mescolata di tutti con tutti, carica di incognite e conflitti; in questo scenario, ho voluto interpretare le "culture", millantate quotidianamente da politici e istituzioni, non come entita' separate, ma conformazioni storicamente intrecciate. Le identita' di gruppo vengono, cosi', costantemente rimodellate e modificate in "decostruzioni creative" - come le definisce Schumpeter - motivate in termini prevalentemente religiosi o politici . Come sostiene Hannerz (1998), nel vortice culturale della citta' gli esempi di punti di vista diversi non si collocano su un orizzonte lontano ma sono a portata di mano. Lo scontro, quindi, puo' contribuire alla vitalita' culturale attraverso l'idea che le opposizioni possano portare all'abbattimento dei dogmi e permettere di 'affinare' le prospettive. La co-presenza culturale spesso produce una maggior quantita' di nuovi significati e forme quanto piu' e' provocatoria. Infatti, le dimensioni urbane caratterizzate dal multiculturalismo non rappresentano "un modello allegro e felice fatto da persone differenti, ma un modo per guardare alle configurazioni delle nostre societa' a partire da cio' che le persone fanno e dicono di fare, sono e dicono di essere" (Semi 2007a).
Riferimenti bibliografici
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1986 The Social Life of Things. Commodities in Cultural Perspectives, Cambridge: Cambridge University Press.
1996 Modernity at Large. Cultural Dimensions of Globalizations, Minneapolis: University of Minnesota Press, (trad. it. Modernita' in polvere, Roma: Meltemi, 2001.
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1951 Foundation, New York: Gnome Press (trad. it. Prima Fondazione, Milano: Arnoldo Mondadori Editore).
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1992 "Introduzione all'edizione italiana" di Hannerz 1992, Esplorare la citta'. Antropologia della vita urbana, Bologna: Il Mulino.
1994 Fatti sociali formati nello spazio. Cinque lezioni di sociologia urbana e regionale, Milano: Franco Angeli.
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Note:
(1) Dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale, Universita' di Trento, Via Verdi 26, 38122 Trento - Italia
(2) L'espressione gentrification e' stata usata per la prima volta dalla sociologa inglese Ruth Glass (1964) per designare i processi di invasione dei quartieri londinesi della classe operaia da parte di ceti della media borghesia. Letteralmente significa "nobilitazione", dal momento che gentry designa una "piccola nobilta'", per lo piu' di campagna; la sfumatura ironica che il termine inglese evocava si e' poi persa con il suo uso ripetuto, in diverse lingue (Mela 2006, 214).
(3) Per un'ottima analisi sul radicamento e il conflitto nel quartiere cinese Canonica-Sarpi si veda Novak (2002).
(4) Rilevazione personale realizzata in un periodo compreso tra gennaio e febbraio 2009, a due mesi di distanza dal provvedimento di chiusura della via Paolo Sarpi al traffico veicolare non autorizzato (ZTL) disposto dall'Amministrazione Comunale il 17 novembre 2008
(5) L'Agenzia Codici, di cui Daniele Cologna e' socio fondatore, ha effettuato una rilevazione nell'ottobre 2007 degli esercizi commerciali cinesi nel quartiere Sarpi, curata dal Dott. Alberto Demarchi.
(6) Occorre precisare che il quartiere Sarpi-Canonica e' interessato da ben due reti infrastrutturali tramviarie (su viale Montello e via Bramante) sulle quali corrono i TRAM dell'Azienda Trasporti Municipali (Atm) numero 3, 4, 12 e 14, oltre al passaggio dei BUS dell'Atm numero 43, 57 e 94
(7) Dati forniti da Vivisarpi, Associazione dei Residenti del quartiere Sarpi, e confermati da Associna, seconde generazioni di cinesi in Italia
(8) Nel quarto paragrafo e' presente un dettagliato racconto delle interviste rivolte agli amministratori del Comune di Milano.
(9) Ovviamente non disdegnano la clientela italiana, che pero' si concentra nell'acquisto di accessori per le telecomunicazioni, piuttosto che consumabili o supporti per la registrazione dei dati (CD, DVD, chiavette USB ecc.) che mostrano prezzi sensibilmente inferiori alla media dei negozi milanesi appartenenti allo stesso settore merceologico [osservazioni derivate dalla ricerca sul campo].
(10) Le ragioni di questi controlli da parte delle forze dell'ordine sono raccontate nel quarto paragrafo.
(11) Per Lynch la "grana" e' un aspetto fondamentale di un insediamento che da' conto del modo con cui differenti elementi sono mescolati tra loro: popolazioni, classi sociali, attivita', tipologie edilizie, spazi pubblici e privati, ecc. Gli insediamenti a grana fine sono, cosi', caratterizzati da grande flessibilita', capacita' di ospitare innovazioni e pratiche autorganizzative e informali.
(12) Si veda Zajczyk F. et al. (2005), Milano. Quartieri periferici tra incertezza e trasformazione, Milano: Bruno Mondadori.
(13) Tratto da un'intervista rilasciata da Daniele Cologna al giornalista Gianni Santucci pubblicata sul Corriere della Sera-cronaca Milano dell'11 ottobre 2007. Titolo dell'articolo "Chinatown, niente trasloco. Gli abitanti presi in giro". Daniele Cologna, sociologo e sinologo, insegna Lingua cinese all'Universita' di Pavia e dell'Insubria; collabora con l'agenzia di ricerche sociali Codici di Milano ed e', inoltre, responsabile dell'attivita' di mediazione culturale dell'Associazione Italia-Cina.
(14) Dichiarazioni tratte da un'intervista rilasciata da Antonella Ceccagno alla redazione di Melting Pot - www.meltingpot.org pubblicata il 30 aprile 2007. Titolo dell'articolo "Chinatown - La "rivolta" dei migranti di successo". Antonella Ceccagno e' docente di lingua e letteratura cinese presso l'Universita' di Bologna; da circa un decennio si occupa della diaspora cinese e ha scritto libri e articoli sull'argomento.
(15) Bauscia e' un vocabolo dialettale, attestato in area lombarda e specificatamente milanese, atto a designare una persona che si da' delle arie, uno sbruffone. Letteralmente significa "saliva", "bavetta"; per estensione puo' significare anche "abitante di Milano". (Fonte: Wikipedia)
(16) Per un'ottima analisi sul radicamento e il conflitto nel quartiere cinese Canonica-Sarpi, si veda Novak 2002
(17) Il nuovissimo polo di Rho-Pero della Fiera Milano, che sara' protagonista delle esposizioni per il 2015.
(18) Si veda a tal proposito il saggio di Giovanni Semi sul processo di gentrification che ha interessato le vie del Quadrilatero Romano e l'area sud di Porta Palazzo a Torino, Il quartiere che (si) distingue. Un caso di "gentrification" a Torino, (Semi G. 2004).
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Fig.1 Gente di Paolo Sarpi
Foto di Manfredi Marino.

Fig. 2 Veduta prospettica di via Paolo Sarpi
Fonte: cartografia SIT Comune di Milano

Fig. 3 Mappa del quartiere Sarpi-Canonica

Fig. 4 Gli scontri del 12 aprile 2007 nel quartiere Sarpi
Fonte: Agenzia d'Informazione Omnimilano.

Fig. 5 La rivolta urbana del 12 aprile 2007 nel quartiere Sarpi
Fonte: Agenzia d'Informazione Omnimilano.

Fig. 6 Residenti italiani del quartiere Sarpi in corteo il 1¡ dicembre 2007
Tratta dal sito www.vivisarpi.it

Fig. 7 Telecamere su via Sarpi.
Foto di Lidia Manzo

Fig. 8 Il cartello della via Paolo Sarpi
Foto di Lidia Manzo

Fig. 9 Rendering comunale della pedonalizzazione di Sarpi
Fonte: Comune di Milano
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