URBAN HYBRIDIZATION
in Contemporary Territories
Hybrid Landscape / Hybrid Design
Processes and design strategies for contemporary urban territories

Hybrid landscapes of the
sprawled (diffused) city
Urban landscapes around the roads ("highways-scape")
Hybrid typologies of public urban spaces
Morphologies of the urban grounds ("ground-scapes")
Typologies and textures of urban edges
Hybridization design strategies and case-study in urban, landscape or architectural design
In-between design strategies
Urban Pore/Porosity

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TIPOLOGIE IBRIDE,
ENTI URBANI DI NUOVA GENERAZIONE A FUNZIONI COMPLESSE

Paolo Vitali

Dottorando
Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana
Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Pianificazione


Il mito dell'autonomia disciplinare, cosi' ascetico e rassicurante, non pu˜ non fare i conti con il mutamento eteroclito, il "continuo scorrere" delle pratiche sociali, dei comportamenti e degli immaginari. Di fronte a tutto questo, l'autonomia disciplinare diviene una mitologia conservativa.
(Luigi Manzione, "Descrivere il resto". Altri sguardi sulla citta', 2000)
http://architettura.supereva.com/files/20000831/index.htm

Indice
0. premessa
1. il ritorno dell'ibrido | nuove letture, nuove classificazioni
2. il principio della vita | la lettura di Fenton
3. forme | lo spazio dei flussi e la svolta anti-tipologica
4. tecniche | la gestione della complessita'
5. ibridi senza architetti | Made in Tokyo
6. spazio ibrido | intuizione dello spazio topologico

0. premessa
A quasi un quarto di secolo dall'indagine di Fenton e dal suo catalogo (Hybrid Buildings, 1985), uno dei contributi critici piu' importanti, in ambito teorico, nel percorso di definizione del significato del termine 'ibrido' in relazione al tema tipologico e piu' in generale alla disciplina architettonica, viene riproposto l'interrogativo con il quale S. Holl apriva la sua premessa a quel saggio - "Quale effetto hanno i programmi complessi sulla forma architettonica?".
Questo ritorno di interesse per l'ibrido, come risposta progettuale e strategia consapevole nei confronti della complessita' contemporanea, viene sancito dal convergere delle riflessioni di alcuni protagonisti verso il tema con una serie di testi critici e progetti che, pur nell'eterogeneita' dei percorsi di indagine, tornano prepotentemente a investire un grosso sforzo conoscitivo su di esso.
In questo testo verranno prese in considerazione alcune esperienze specifiche, alcuni angoli visuali con cui E' stato approcciato il tema (storico, concettualizzazione spaziale, tecniche, ricerche sul campo), con l'intenzione di offrire una panoramica su alcuni dei percorsi di indagine in corso, ma senza la pretesa della sistematicita', vista la quantita' e la qualita' dei sottotemi attinenti (programma, spazio, tipo, tecniche, densita', congestione), e la statura intellettuale degli autori coinvolti. Tutto ci˜ tenendo presente che una serie di rivoluzioni culturali (la post-modernita', la rivoluzione digitale, ...) hanno messo e stanno mettono fortemente in discussione il ruolo dell'architetto e dell'architettura nella loro capacita' di sintetizzare le nuove istanze sociali per ideare e definire gli habitat del futuro.

1. IL RITORNO DELL'IBRIDO | nuove letture, nuove classificazioni
E' significativo che la rivista "a+t" esca negli ultimi due anni con una serie di numeri monografici sull'ibrido. Viene ripercorsa e aggiornata la storia degli ibridi, si rivisitano alcune tappe storiche considerate decisive nella formazione del concetto di ibrido architettonico. Le caratteristiche morfologiche, cosi' come per Fenton, costituiscono ancora il principale criterio catalogatorio, gli edifici in prima istanza vengono divisi tra ibridi verticali e ibridi orizzontali.

Il testo che introduce la serie, a cura di Martin Musiatowicz, si intitola Vigor ibrido e l'arte del mischiare ed E' sottotitolato Il ritorno dell'ibrido. I riferimenti alla terminologia della genetica nel titolo e le numerose citazioni nel testo denunciano apertamente il debito culturale nei confronti dello storico Hybrid Buildings.
Con queste parole veniamo introdotti al tema:

Le premesse che per il Movimento Moderno avrebbero condotto a un nuovo e migliore ordine sociale non furono in grado, nella pratica, di lottare contro la complessita' della vita reale. Le critiche del postmodernismo a questo aspetto portarono con se' un rinnovato interesse per la sperimentazione sul programma e una sfida ai modelli tipologici dominanti. Ancora di piu', il pensiero post-strutturalista concepi' una posizione secondo cui i concetti dialettici, nel nostro caso le funzioni, coesistevano e si relazionavano tra loro. Diversi scrittori e architetti si sono occupati nel corso degli ultimi trent'anni di esplorare le implicazioni del programma sulla forma architettonica. Rem Koolhaas identific˜ le condizioni eccezionali dei grattacieli di Manhattan nel suo libro Delirious New York (1978). In esso, rispetto all'approccio catalogatorio di Fenton, Koolhaas mise a fuoco la qualita' generica dei grattacieli come contenitori di qualsiasi combinazione di programmi ripartiti sui differenti livelli dell'edificio. In questo senso, la sede del Downtown Athletic Club, descritta anche nel catalogo di Fenton, affascin˜ Koolhaas per il suo "sereno" e monolitico involucro in grado di ospitare il massimo della "congestione urbana" e come "... condensatore sociale costruttivista: una macchina per generare e intensificare forme desiderabili di relazione umana".

La storia dell'ibrido sembra definirsi all'interno di due polarita': da una parte un estremo pragmatismo, ovvero la ricerca di soluzioni ottimali ("antitipologiche") di assemblaggio di programmi, con l'obiettivo di rispondere efficacemente a esigenze legate a dinamiche economico sociali sempre piu' pervasive; dall'altra un approccio piu' "intellettuale", ossia la definizione di un nuovi paradigmi, la concettualizzazione di nuove modalita' di interpretazione e di formalizzazione dello spazio. Entrambe sono risposte che nascono nel contesto denso della citta'. Entrambe hanno avuto un ruolo decisivo nel fare emergere nuovi criteri di definizione di temi di progetto complessi. La cultura architettonica a sua volta elabora due percorsi di concettualizzazione del tema dell'ibrido: uno piu' "manierista", che assume e sviluppa il tema del mix funzionale in termini piu' formali, quasi trasferendo in modo acritico in forme le informazioni di un diagramma; un altro piu' radicale, che prende in considerazione l'ibridazione dal punto di vista della tecnica, come processo (Van Berkel)

Con il numero 31 del 2008 la rivista "a+t" ripropone, a piu' di 20 anni di distanza dal catalogo di Fenton, una indagine approfondita sul tema degli edifici ibridi e cerca di farlo con la sistematicita' e il livello critico del suo nobile predecessore. L'interesse per l'argomento sta nelle qualita' intrinseche dell'ibrido: come struttura in grado di ospitare programmi differenti, promuovere l'interazione di usi urbani distinti, combinare attivita' private e sfera pubblica, esso E' portatore di potenzialita' ancora fortemente inespresse, rispetto alle strategie urbane contemporanee.

il termine ibrido implica la partecipazione congiunta di iniziativa privata e pubblica nella promozione di residenza, spazio pubblico e attrezzature e da' risposta a tre dei principali problemi della nostra societa':
- scarsita' e costi dei terreni;
- necessita' di intensificare l'uso del suolo per contribuire a uno sviluppo sostenibile;
- necessita' di densificare gli usi per rivitalizzare i centri urbani.
In altre parole l'urgenza di contrapporre artefatti capaci di esercitare una forza centripeta verso gli elementi e le attivita' limitrofe per contrastare la forza centrifuga prodotta da interessi eminentemente privati che ha come conseguenza la citta' dispersa.
(a+t, 31, 2008, introduzione)


L'articolo Vigor hibrido y el arte de mezclar di Martin Musiatowicz, fa un excursus storico, e cerca di ridefinire le categorie classificatorie aggiornandole alle piu' recenti esperienze progettuali.
- Ibrido compatto
- Citta' nella citta'
- Strutture amalgamate (combinate)
- Giustapposizione di sezioni e indeterminazione spaziale
- Paesaggi integrati

Attraverso una sintesi del percorso storico di alcune idee sullo spazio e la citta' contemporanea Javier Mozas in un articolo sul numero successivo (a+t 32 numero monografico intitolato HYBRIDS II. Hibridos horizontales, 2008) sviluppa in modo interessante il tema dell'ibrido, come esito del consolidamento di alcune idee guida in forte antitesi con il pensiero architettonico dominante degli ultimi 50 anni. Sembra interessante riportare alcune delle intuizioni piu' significative e una sorta di tentativo di classificazione delle caratteristiche principali dell'idea di ibrido, secondo una rivisitazione aggiornata del tentativo fatto nel 1985 da J. Fenton. L'obiettivo E' quello innanzitutto di spostare la prospettiva geografica (non si parla piu' solo di realta' nordamericana), in secondo luogo quello di integrare nella definizione alcuni elementi meno esplicitamente formali, ma molto significativi sia in termini critico-interpretativi, sia in termini operativi, ovvero come strumenti e tecniche da utilizzare consapevolmente per dare una risposta alle questioni strategiche della citta' contemporanea.
Il tentativo di tracciare una linea di demarcazione tra ibrido e non ibrido fatto da Fenton viene integrato con nuove categorie che definiscono le caratteristiche degli edifici ibridi e ne determinano la loro specificita'.

Personalidad - complessita'/varieta' di programma, novita' di impianto, molteplicita' di linguaggi (eccezione urbana, scultura, paesaggio o volume anonimo)
Sociabilidad - pubblico/privato, permeabilita', edificio aperto 24 ore
Forma - non corrispondenza forma/funzione, frammentazione/integrazione
Tipologia - integrazione funzionale, anti-tipologia
Procesos - ibridazione di struttura, costruzione, gestione
Programas - mix funzionale, programmi multipli interconnessi
Densidad - contesto denso
Escala - superedificio, superisolato, megastruttura, edificio-citta'
Ciudad - strategie della composizione urbana, griglia, spazio pubblico, ambiti disciplinari

Analizzando le caratteristiche di alcuni dei progetti presentati da "a+t", emergono, a mio avviso, due elementi di riflessione: - una certa letteralita' nella traduzione in architettura del concetto di spazio ibrido, ovvero operazioni un po' retoriche nelle quali il tema E' risolto esclusivamente in termini formali.
- una certa ambiguita' rispetto a quelle che per l'autore sono delle potenzialita' dell'ibrido. Mi riferisco soprattutto al tema della combinazione di sfera pubblica e privata. Rispetto ad alcune esperienze megastrutturali che proponevano una sorta di attrezzatura dello spazio in funzione e a supporto di una libera colonizzazione dello stesso, con il carico di potenzialita' e allo stesso tempo di ambiguita' che poteva avere questa indeterminatezza programmatica, l'istanza che caratterizza le maggiori esperienze progettuali degli ultimi anni rispetto al tema della creazione di una complessita' urbana, che combina nella sua articolazione pubblico e privato, confina pericolosamente con la proposta di spazi e usi predeterminati (predefiniti) tipica dei centri commerciali.

2. Il principio della vita

Negli Stati Uniti siamo liberi dalle tradizioni artistiche. La nostra liberta' E' fondata sul "permesso" (license: liberta' di fare ci˜ che si vuole), E' vero. Facciamo cose scioccanti, produciamo opere di Architettura incorreggibilmente brutte; mettiamo in atto esperimenti crudi con risultati disastrosi. Ciononostante, in questa massa di energie ingovernabili sta il principio della vita.
(John Wellborn Root, in Hybrid Buildings, Pamphlet architecture #11)

Prendere in prestito il linguaggio della biologia non E' solo un pretesto utilizzato da Fenton per colmare una carenza terminologica. La metafora organica, ricorrente nella cultura americana, viene utilizzata per dare atto di una forza vitale connaturata alla sperimentazione sull'architettura interpretata come un fenomeno vivo, complesso. La comprensione del fenomeno urbano passa cosi' anche attraverso un metodo di analisi critica simile a quello di un laboratorio, per le analogie che esso presenta, nelle sue dinamiche evolutive, con la natura e la sua capacita' innata di autorigenerarsi.
Questo suggestivo parallelo, lungi dal rappresentare una facile semplificazione di lettura di un fenomeno che resta eminentemente culturale, ci introduce a un approccio specifico e a un altrettanto specifico contesto.
Nonostante questa forte connotazione geografica, e una definizione di obiettivi fortemente connessi all'ambito di studio (la citta' nordamericana), gli strumenti di indagine e la conseguente classificazione dei risultati rappresentano dal punto di vista metodologico un approccio originale per interpretare la complessita' architettonica e di conseguenza arrivare a una concettualizzazione piu' articolata dello spazio e delle sue implicazioni nei processi di formazione urbana.
Uno spazio che, nelle sue sempre piu' complesse articolazioni di scala rivendica, pur all'interno della grande dimensione (esito dell'intensificazione dei fenomeni urbani), una attenzione specifica per la dimensione della prossimita', nel rapporto 1:1 con le architetture e i luoghi. Uno spazio topografico, esperienziale, uno spazio della vita.

Il tema edifici ibridi (tipologie ibride) E' affrontabile secondo chiavi di lettura molto diverse, e in parte non attinenti specificamente all'architettura. La stessa definizione prende a prestito un termine dalla genetica (secondo l'accezione di 'vigor ibrido', ovvero di mescolanza di energie creative generatrici di nuove opportunita'), per definire un ambito di ricerca assai interessante e ricco sul quale recenti importanti contributi e studi stanno facendo chiarezza. (mettendo in luce possibili letture tematiche). Dal punto di vista storico-critico l'operazione di una ricerca di parentela delle attuali esperienze ("antecedenti storici") che vengono in qualche modo ricondotte a questa etichetta sembra un'operazione in parte legata a quello spirito che gia' R. Banham, nel suo famoso Megastructures. Urban future of the recent past (1976), evidenziava per le vicissitudini delle megastrutture, parlando di "consapevolezza storica senza precedenti tra gli architetti moderni". L'immagine del ponte abitato (Ponte Vecchio), cosi' potente ed evocativa da essere recuperata da S. Holl in un famoso Pamphlet (#7, Bridge of Houses, 1981) addirittura come tema di progetto, definisce in modo interessante uno spazio nel quale si incontrano, pur con tutte le specificita' e le differenze di sorta, l'esperienza megastrutturale e l'esperienza "ibrida". Non E' un caso se, a distanza di qualche decennio, la rivista "a+t" propone, in un numero monografico dedicato all'architettura ibrida (HYBRIDS II. Hibridos horizontales, a+t, 32, 2008), una rilettura storica delle origini di alcuni concetti che sostengono questa idea, citando alcune delle piu' significative e articolate esperienze megastrutturali.
L'intuizione di Fenton, primo autore a interessarsi in modo sistematico del tema, E' quella di individuare un contesto specifico, l'habitat potremmo dire dell'ibrido.
L'analisi (lo sguardo) di Fenton, come ogni sguardo critico, E' parziale, e finalizzata a individuare dei processi e delle strategie per rivitalizzare il contesto urbano americano. E' necessario quindi capire bene l'ottica culturale nella quale nasce la sua operazione analitico-critica e interpretativa. E' anche vero che l'ambito di riferimento su cui Fenton fonda la sua ipotesi E', per le sue caratteristiche intrinseche (la griglia, come supporto dell'edificato, impone delle condizioni di partenza uguali per tutti/omogenee, rendendo piu' evidenti gli eventuali sviluppi differenti), quello piu' prossimo a un laboratorio nel quale si analizzano, come in ambiti disciplinari piu' rigorosi, le dinamiche di crescita a conferma o smentita delle proprie ipotesi iniziali.

La sfumatura di significato che il termine ibrido assume nel dibattito architettonico ha origine nella genetica, ovvero nel suo percorso di consolidamento scientifico a seguito dei decisivi contributi di Mendel e Kolreuter.
Una delle constatazioni piu' importanti che emergono dagli esperimenti di genetica E' la verifica di un esito di un processo di incrocio tra due qualita' differenti.
L'operazione pu˜ avere due esiti: la sterilita' e il cosiddetto "vigor ibrido", ossia una particolare propensione nella specie risultante dall'incrocio, alla resistenza e al rafforzamento delle sue caratteristiche. Questa constatazione scientifica viene presa a prestito da J. Fenton per definire le caratteristiche di un certo tipo di architettura, che, allontanandosi dai codici formali riconosciuti, viene definita ibrida. Secondo Fenton gli edifici ibridi avrebbero le stesse caratteristiche di forza che vengono attribuite alla selezione che si consolida nell'esito del vigor ibrido. Questi particolari edifici avrebbero caratteristiche vincenti in termini di capacita' di raccogliere le istanze della modernita' urbana e saperle trasformare in unita' formali interessanti e integrate.

Fino al catalogo tipologico del 1985 di Joseph Fenton, gli edifici ibridi erano stati ignorati in quanto tali (come tipologia di edificio vera e propria) e venivano catalogati come mixed-use. Secondo Fenton c'E' una netta differenza tra ibrido e mixed-use, nel senso che negli edifici ibridi i programmi individuali si relazionano tra loro e iniziano a condividere intensita'.
(a+t, 31, 2008, p. 6)

S. Holl, nella prefazione a Hybrid Buildings, nel tentativo di restituire i caratteri peculiari dell'ibrido, dichiara esplicitamente che l'interesse verso di esso E' motivato non tanto dalla capacita' dell'edificio di assemblare funzioni diverse, ma da quella di concentrarle e definirle in termini di struttura urbana.

[Il saggio di Fenton] non si concentra sulle questioni tecniche o sui linguaggi utilizzati per esprimere la funzione, ma pone l'attenzione sull'edificio urbano e la sua capacita' di concentrare le funzioni. Il termine 'ibrido' non denota quindi solo un 'uso misto', definizione spesso utilizzata per descrivere le megastrutture estensive della meta' di questo secolo. Ogni struttura [qui illustrata] ha una forma individuale che sostiene il pattern sottostante della griglia urbana. (S. Holl, prefazione, in Hybrid Buildings, Pamphlet architecture #11, 1985)

Nel primo studio organico realizzato sugli ibridi Fenton colloca la loro nascita nel primo quarto del XX secolo, con l'obiettivo di rivitalizzare le citta' americane e rendere redditizio l'utilizzo del suolo. Si parla contemporaneamente di un contesto storico e geografico. La lettura critica e lo sforzo classificatorio di sono tutte dentro la realta' americana, dove l'idea di citta' E' molto diversa da quella europea e dove le dinamiche economiche che condizionano le strategie di formazione dei tessuti urbani seppure non esclusivamente legate a quel contesto geografico, hanno delle forti specificita' e una dimensione impensabile fino a pochi anni fa in altri ambiti.
Non E' un caso che la necessita' di uno studio specifico sia nata nel contesto culturale americano. Oltre a tratti di specificita' che si riferiscono direttamente a elementi di tecnologia e di modalita' di impianto urbano, E' a mio avviso il pragmatismo di una certa cultura anglosassone il contesto culturale dove nasce e si consolida l'idea di ibrido, con un forte accento su una componente sperimentale, di vero e proprio laboratorio di idee sulla citta', verificate nella loro fattibilita' reale. Questa verifica chiarisce a posteriori un aspetto importantissimo: la natura non ideologica di quei primi esperimenti.

(...) No es un prototipo disciplinar, sino una concentracion de intereses, no se basa en la tradicion sino en el futuro y su supervivencia depende del consenso.

Questo elemento rappresenta a mio avviso l'essenza dell'operazione ibrida, e la conseguente capacita' di penetrazione in altri contesti culturali:

(...) Desprovisto de carga ideologica y dotado de una gran versatilidad, el hibrido est‡ encontrando tambie'n su lugar en Europa, por no hablar de Asia, donde la mezcla de usos ha sido consustancial al desarrollo de sus ciudades.

(...) el hibrido es una criatura que sale de la entrana del sistema capitalista. Es el resultado mercantil de una suma de intereses privados y de una resta de condicionantes urbanos. La especulacion y la rentabilidad fueron sus progenitores; la ciudad americana, su jardin de infancia. Mientras el condensador era la concrecion de una ideologia e incluso una loa a la arquitectura, la historia del hibrido se escribia en los libros de contabilidad.

(HYBRIDS III. Hibridos residenciales - a+t 34, 2008, AURORA FERNANDEZ PER, Hybrid versus Social Condenser)

Nonostante le innovazioni tecnologiche e le nuove concezioni dello spazio, le categorie descritte da Fenton sembrano ancora assai efficaci per descrivere le caratteristiche principali degli edifici ibridi. Il suo approccio E' ancora interessante, sia come tentativo di sistematizzazione classificatoria rispetto ai caratteri formali dell'edificio (secondo termini eminentemente architettonici), sia come tentativo di istituire una linea di demarcazione tra ibrido e uso misto. Infine E' interessante nella sua prospettiva di strategia urbana, nella consapevolezza che la differenza di contesto rende necessario un utilizzo critico e ri-orientato delle sue intuizioni per restituire loro la forza di strumenti operativi, in grado di affrontare la riflessione sulla citta' diffusa con tecniche innovative e alternative.

3. FORME | lo spazio dei flussi e la svolta anti-tipologica

"(...) Sebbene tutti gli edifici inclusi in questa ricerca sono stati selezionati secondo criteri funzionali, le seguenti classificazioni sono disegnate a partire da un'analisi formale."
(J. Fenton, Hybrid Buildings, Pamphlet architecture #11, 1985, p.7)

Nel saggio di Fenton c'e' un capitolo intitolato "Form". E' interessante notare come l'autore, nonostante una selezione fatta in base ai programmi, costruisca un approccio classificatorio che fa esplicito riferimento, in ultima istanza, a un'analisi formale. Questa apparente contraddizione ci racconta bene della natura dell'architettura e di una sua fondamentale irriducibilita' a concetto astratto scisso dalla sua fisicita'. E implicitamente anche di una doppia natura dell'ibridazione: riferibile alla forma, come esito finale e riferibile al processo, ossia come vera e propria tecnica (Van Berkel). Rispetto a questa seconda accezione il termine ibrido sembra prefigurare piu' un processo di integrazione totale che non un meccanismo di assemblaggio e una strategia di progetto innovativa, piu' riferibile allo studio della sezione e dello spazio tridimensionale.

(...) Secondo Koolhaas la pianta era protagonista quando apparve il grattacielo, mentre oggi questo protagonismo E' ad appannaggio della sezione e delle simulazioni tridimensionali. Cosi' la tradizionale separazione verticale, frutto dell'impilamento di piani viene sostituita dalla distribuzione di uno stesso programma su differenti livelli, come accade nei progetti di OMA per la Biblioteca Jussieu e la Biblioteca pubblica di Seattle che, sebbene non combinino diverse funzioni urbane al loro interno, contengono una certa ibridazione di programma.
(M. Musiatowicz, Vigor hibrido y el arte de mezclar, in a+t, 31, HYBRIDS I. hibridos verticales, 2008, p...)

Rispetto alla lettura di Fenton, l'approccio progettuale, per quel che concerne l'apporto dell'architetto, ossia la sua capacita' di immaginare uno spazio integrato dove rendere possibile la convivenza di molteplici funzioni, si E' arricchito e ha individuato alcune nuove priorita' nell'assemblaggio del programma, intuendo in questo senso il ruolo degli spazi di transizione, la possibilita' di interpretarli e le loro potenzialita' nella definizione complessiva del progetto e nella demolizione delle tipologie consolidate.

(...) Molti degli edifici recenti o in progetto che contemplano l'ibridazione di funzioni o qualche tipo di chimica programmatica potrebbero tranquillamente essere inclusi nelle categorie descritte da Fenton nel suo catalogo. Per questo motivo E' necessario prefigurare una classificazione degli ibridi basata su una serie di tendenze che possono essere considerate come strategie per avvicinare (approssimarsi, accostarsi) l'eterogeneita' e la densita'.
(M. Musiatowicz, Vigor hibrido y el arte de mezclar, in a+t, 31, HYBRIDS I. hibridos verticales, 2008)

Dentro questa intuizione, l'architettura cerca una sua dimensione specifica nella gestione del tema progettuale e lo trova probabilmente nella dimensione formale, ossia mettendo a fuoco le possibili articolazioni di un programma complesso in termini spaziali, facendo ricorso a strategie di rivisitazione delle implicazioni del programma, intuendo le conseguenti nuove opportunita' di definizione delle funzioni e soprattutto della loro interconnessione (interno/esterno, svincolando l'edificio da un obbligo "etico" nei confronti della sua forma).

El diseno de las circulaciones consideraba a los flujos, por primera vez, como oportunidades para el evento y la socializacion.

4. Tecniche | la gestione della complessita'

E' proprio il concorso per il parco della Villette (1982) a rappresentare di nuovo uno snodo fondamentale per gli sviluppi dell'architettura successiva anche sotto questo specifico aspetto. Sia Tschumi che soprattutto Koolhaas mostrano in questa occasione (e in molti successivi progetti) come il diagramma costituisca lo strumento specifico per controllare processi progettuali complessi e innovativi, progressivamente svincolati da obiettivi di carattere formale e in grado di produrre architetture capaci di confrontarsi in termini strategici con l'aleatorio e l'inaspettato.
(da Arch'it, Giovanni Corbellini, Parole chiave - Diagramma, 2004)

Alcuni autori, a partire dagli anni 80, si rendono conto che, per fronteggiare la nuova complessita' figlia della societa' post-industriale e rendere ancora incisiva la pratica architettonica nella sua capacita' di definizione degli scenari fisici dei fenomeni urbani, E' ormai necessario verificare e aggiornare non piu' solo gli strumenti di indagine, ma anche gli strumenti operativi, ovvero le tecniche. Rispetto a questa intuizione, e con una consapevolezza sempre maggiore nei confronti del peso e dell'influenza di argomenti extradisciplinari, verso la fine degli anni 90 diversi contributi teorici innovativi si concretizzano in trattazioni e saggi sistematici che esaminano il ruolo dell'architetto all'interno delle mutazioni contemporanee. Tra questi uno dei piu' significativi E' sicuramente Move di Van Berkel + Bos (UN Studio), del 1999.

MOVE E' un vero e proprio saggio sulla figura dell'architetto nella realta' contemporanea. All'aspetto critico e di riflessione sul fare architettura oggi E' infatti dedicato sicuramente peso maggiore rispetto alla presentazione - peraltro elegantissima - delle architetture. Al centro della produzione del periodo ci sono, secondo gli autori, tre "topics" (immaginazione, tecniche, effetti) - considerati come invarianti dell'architettura - e la loro trasformazione nell'architettura contemporanea. I tre "topics" vengono utilizzati anche come base della struttura narrativa del libro: IMMAGINAZIONE, TECNICHE, EFFETTI.
(Filippo Fici, MOVE, in ARCH'IT, Books Review)

Per quello che riguarda la nostra trattazione la sezione che ci interessa maggiormente E' la seconda, TECNICHE.

2. TECNICHE (Network Spin). Nel secondo volume viene analizzato l'impatto delle nuove tecnologie sulla progettazione, la comunicazione e la realizzazione dell'architettura. Rilevato il ritardo dell'architettura rispetto ad altre arti (musica, cinema, ...) nell'assimilare i nuovi media e trasformarsi di conseguenza, gli autori sottolineano i tre punti di maggiore interesse e potenzialita' delle nuove tecnologie applicate al fare architettura: l'espansione dell'immaginazione spaziale, la fine della progettazione gerarchica, e l'introduzione di nuove discipline (animazione, montaggio, ecc..) nel processo progettuale.

E' in questa sezione si trovano i saggi "Diagrams" e "Hybridization". Il diagramma viene utilizzato da Van Berkel come dispositivo (strumento in grado di affrontare la complessita'), e non come prefigurazione del progetto.
L'ibridazione viene esaminata in quanto tecnica, sotto il profilo della possibilita' di controllo degli esiti, delle potenzialita' intrinseche e del riferimento all'autorialita', tema quanto mai all'ordine del giorno nei processi contemporanei. A tale proposito si legge:

Anche l'architettura deve abituarsi a questioni di autorialita' ambigua, confrontandosi con i processi di progettazione che hanno molti, talvolta invisibili, responsabili, tentando allo stesso tempo di conservare una posizione di leadership.

Con queste parole Van Berkel descrive le caratteristiche specifiche degli ibridi:

Un intenso mix di costruzione, materiali, circolazione e spazi di rappresentazione creano incertezza nei confronti delle proprieta' esatte dei componenti con i quali queste strutture sono assemblate; essi sono ibridi che non conoscono la loro storia. Lavori di architettura come questo derivano da un olistico assorbimento di elementi disparati, che causano vaghezza rispetto alla scala e alle proporzioni della struttura. L'amalgama genera una nuova nozione di identita'. Le diverse caratteristiche del lavoro si perdono ed esistono in layer che non sono necessariamente collegati tra loro o alla scala e alla struttura delle forme e dei materiali dalle quali originano. Le strutture ibride non hanno una scala autentica, riconoscibile, la loro organizzazione mira a permettere l'espansione e contrazione nelle funzioni e ci˜ risulta in sovrapposizioni e spazi indeterminati che fluiscano uno nell'altro.

E termina dicendo:

L'architettura dell'ibridazione, il mischiarsi fluido delle parti costitutive in un'unita' sempre cangiante, equivale all'organizzazione di continue differenze e ha come esito strutture senza scala, soggette a evoluzione, espansione, inversione, e altre contorsioni e manipolazioni. Libera di assumere differenti identita', l'architettura diventa infinita.

L'utilizzo consapevole di tecniche di "controllo" della complessita' E' sempre piu' presente nelle esperienze progettuali innovative. E' il caso per esempio dello studio Morphosis. Nel progetto Newcity Park, New York questa strategia viene messa in atto con l'obiettivo di

illustrare l'idea di un processo di trasformazione dinamico nel quale i vari scenari rappresentati costituiscono la risposta dell'organismo urbano a diverse forze.
La citta' tradizionale si reggeva sulla stabilita' della sua struttura economica e produttiva, sulla relativa omogeneita' della sua composizione sociale e sulla presenza di un potere politico concentrato, di forma oligarchica. Queste condizioni venivano tradotte in un'organizzazione spaziale gerarchica, stabile e omogenea.
Oggi E' sempre piu' difficile vedere la citta' come il risultato di un processo di tipo lineare; sono proprio l'instabilita' dei regimi di accumulazione economica e i ritmi accelerati delle trasformazioni a imporre una maggiore attenzione per le condizioni variabili delle nuove strutture urbane e a mettere in dubbio le strategie tradizionali di costruzione della citta'.
Si propone pertanto di operare secondo un processo dinamico che offra diverse risposte e diversi scenari che rispondano alle mutevoli forze in gioco.
Il progetto E' stato costruito operando lungo linee di connessione e dislocazione, secondo un procedimento topologico piuttosto che euclideo. Le geometrie irregolari rappresentano trasformazioni che derivano da contrasti soffocati di sistemi tra loro in concorrenza - una sorta di maglia all'interno della quale vengono privilegiate le relazioni tra elementi differenti rispetto allo sviluppo indiscriminato di una singola forma. La giustapposizione spaziale e le prossimita' programmatiche che si registrano all'interno di edifici ibridi favoriscono un'organizzazione tridimensionale della citta', contrapposta alla sua attuale organizzazione planimetrica.

(Paola Giaconia, ARCH'IT, Architetture, 26.05.2002)

5. IBRIDI SENZA ARCHITETTI | Made In Tokyo

Una delle piu' interessanti esperienze di indagine sul campo, con riferimento al tema dell'ibrido, E' quella del gruppo di ricerca MIT - Made in Tokyo (Momoyo Kaijima, Yoshiharu Tsukamoto, Junzo Kuroda, 1996). La citta', nella fattispecie quel particolare agglomerato urbano che E' Tokyo, E' trattata alla stregua di vero e proprio laboratorio. Alcune sue caratteristiche come la densita', la congestione, la "fame" di spazio, la velocita' e la reattivita' alle "perverse" dinamiche della modernita', la rendono un contesto ideale per questo tipo di studio.
La ricerca, nella sua originalita', sembra condividere alcuni aspetti con il contesto americano analizzato da Fenton: da una parte la constatazione dell'importanza della densita' come precondizione ideale per un habitat dell'ibrido; dall'altra il ricorrere di un approccio non ideologico e non codificato in modelli accademici, per questo in grado di reagire velocemente secondo strategie di adattamento e versatilita' a un contesto in stato di continua mutazione.
Gli "edifici" oggetto di indagine (che sfuggono per le loro stesse caratteristiche a una categorizzazione formale) sono catalogati in funzione della ricorrenza di alcune proprieta' secondo un criterio a matrice, all'interno del quale si generano tutte le combinazioni possibili tra categoria, uso e struttura che definiscono le loro qualita' in quanto "unita' ambientali", ovvero non come oggetti d'architettura ma come catalizzatori di relazioni urbane.

MIT E' una serie di edifici anonimi, a volte divertenti, a volte tristi, a volte troppo seri. Nell'enorme citta' di Tokio, dove si concentrano una quantita' incredibile di persone o cose, questi edifici sono il risultato di una onesta proliferazione dei bisogni urbani. Questo vago e incomprensibile luogo (posto) chiamato "Tokyo" in qualche modo si manifesta attraverso questa collezione. L'urbanistica (l'idea di citta') resta registrata direttamente attraverso la forma: le condizioni del luogo e le funzioni possono essere lette in questo sistema definito fisicamente, nel quale ogni edificio E' l'incontro armonico di beni, traffico, informazioni, produzione, servizi, alloggi, ecc. Questi edifici non sono limitati da giochi di potere specifici o dall'espressione individuale dell'architetto; non si preoccupano di temi come la scala, il valore culturale o della storia, temi dai quali l'architettura ha sempre dipeso fino a oggi.
Essi derivano dall'utilitarismo piu' avido: "qui resta uno spazio, utilizziamolo per altro"; "non sarebbe utile collocare questo qui e quello la'?". In questi esempi gli edifici si mischiano con gli elementi del contesto, e costruiscono una totalita' significativa e impensabile. Per esempio, fondono i binari del treno, le autostrade, i muri di contenimento e altre opere civili, per fare qualcosa nel quale il limite dell'edificio sia definito in modo vago. O possono anche mischiare funzioni che siano praticamente incompatibili semplicemente perche' entrambe richiedono una superficie o una lunghezza simili, o perche' un piccolo spazio sembra sprecato. Come risultato le persone e i veicoli, le persone e gli oggetti coesistono senza gerarchia nello stesso spazio e nella stessa forma e strani organismi urbani si sovrappongono uno all'altro (si aggregano). Ognuno di essi occupa un piccolo spazio a Tokio, per˜ sembra che siano permeabili a poteri enormi come il capitalismo, il sistema sociale e la politica. La comunita' non li protegge dall'attacco del potere sociale. Si potrebbe pensare che questi edifici, in ogni caso concreto, articolano un nuovo stato dello spazio urbano-architettonico. (Si potrebbe pensare che la nuova condizione dello spazio architettonico urbano venga articolata da questi edifici per ogni caso specifico)
Le categorie di edificio e opera di ingegneria, architettura e paesaggio, iniziano a perdere significato e la ragione originaria della loro esistenza viene superata da significati casuali (contingenti) attribuiti posteriormente. I concetti di categorizzazione o di relazione causa-effetto iniziano a disintegrarsi. Se pensiamo all'estensione dell'architettura, stiamo considerando un'architettura che esiste al di la' del proprio campo (disciplinare) un'architettura della quale non si pu˜ parlare senza considerare le (sue) connessioni con elementi non architettonici; tutto ci˜ E' "Made in Tokyo".

(© Momoyo Kaijima, Yoshiharu Tsukamoto, Junzo Kuroda, 1996)
http://www.dnp.co.jp/museum/nmp/madeintokyo_e/mit.html#2
traduzione Paolo Vitali

6. SPAZIO IBRIDO | intuizione dello spazio topologico

Se E' vero che l'architettura E' fatta di materiali specifici (pattern funzionali, concept spaziali, metodi costruttivi e tecnologie, ricerche sui linguaggi), E' anche vero che un contributo decisivo arriva anche da altri materiali, esterni all'architettura, ma che in realta' costituiscono l'ossatura portante di un piu' vasto e profondo legame tra l'architettura e la societa', con i concetti scientifici e filosofici contemporanei. (ibridazione delle aree di pensiero, delle tecniche e degli spazi)
Nel corso degli anni 90 si consolida una nuova concezione dello spazio, dell'architettura e del territorio. Ci˜ E' dovuto a molteplici fattori tutti correlati al passaggio (dell'intera societa') da un modello industriale a un modello postindustriale (era dell'informazione).
Tra le conseguenze di questo passaggio una nuova attenzione verso le istanze ambientali e l'emergere di un concetto chiave: quello di paesaggio, concetto ibrido
L'architettura pu˜ diventare un paesaggio reattivo, complesso, animato e vivo combinandosi con altri elementi tecnologici.

A. Saggio, Evoluzione dello spazio ibrido

L'aggettivo ibrido pu˜ essere riferito anche alla concezione dello spazio: spazio ibrido E' forse l'intuizione di una nuova dimensione possibile dello spazio, materia prima per chi si occupa di architettura. Una "natura" che rende concepibili nuove forme e nuovi modi di abitare. Questo tema, che ha risvolti decisivi sull'architettura, E' assai vasto e non pu˜ essere semplificato in poche righe. Qui ci interessa soltanto suggerire l'idea che alcune sue implicazioni coinvolgono direttamente la nostra trattazione.

A. Saggio, in un suo testo recente, porta dei contributi assai interessanti sul significato di spazio ibrido, riconducendo a una prospettiva storica tutta italiana i termini del dibattito.
Sarebbe stata la svolta tardo rinascimentale del XVI secolo e il suo mettere in discussione il sistema prospettico e le sue implicite coerenze (geometria, sistemi modulari, proporzioni) a favorire la svolta verso un approccio dove operazioni come fusione, assemblaggio, coesistenza di elementi a scala differente e ibridazione iniziavano a influenzare le scelte progettuali di alcuni dei principali protagonisti dell'epoca, con esiti esplicitamente originali e innovativi rispetto ai canoni di riferimento.
Lo spazio ibrido nasce appunto "dall'idea di fondere tra loro differenti elementi e sistemi" attraverso operazioni progettuali che consapevolmente operano un salto concettuale e che oggi noi riusciamo a leggere e identificare.

Questa consapevolezza, nel corso della storia e soprattutto in anni recenti, E' stata molto piu' presente in altri ambiti disciplinari. Pietro Valle, in un suo saggio intitolato "Paesaggio non indifferente" (ARCH'IT 25.04.2003) mette in luce l'importanza che ha avuto l'apporto di diversi movimenti artistici negli ultimi trent'anni sul tema dello spazio e dell'architettura, in modo speciale attraverso la ricerca ambientale dell'arte Minimalista e Post-Minimalista degli anni 60 e 70. Gli importanti contributi teorici della Land Art, del Concettuale, della Body Art e della Process Art sottolinea, "hanno anticipato problematiche emerse solo recentemente nel dibattito architettonico". L'architettura contemporanea a suo avviso "non pu˜ semplicemente mutuare suggestioni formali da queste esperienze artistiche ma deve comprenderne le ragioni profonde che hanno modificato la nozione di ambiente e di spazio pubblico".

L'oggetto artistico tradizionale, sia esso un dipinto, una scultura o un pezzo di architettura, non va piu' visto come un'entita' isolata, ma deve essere considerato all'interno di un ambiente piu' ampio. L'ambiente diviene importante quanto l'oggetto, anzi forse di piu', perche' l'oggetto si espande nell'intorno e assorbe la realta' qualunque essa sia, vicina o lontana, interna o esterna. Nessun oggetto, naturale o artistico, esiste senza ambiente. A dire il vero, l'oggetto pu˜ espandersi fino a diventare il proprio ambiente.
Frederick Kiesler, Second Manifesto of Correalism, 1965

Un altro autore molto interessante per i suoi contributi nella ricerca di una definizione del termine "spazio" e delle implicazioni sulla citta' contemporanea E' A. Corboz.

(...) Corboz rivela angoli che non avevamo mai visto cosi'. Per esempio nello scritto "Avete detto spazio?" spiega come la concezione del vassoio del funzionalismo Ciam (spazio illimitato, isotropo su cui poggiare architetture volume) si leghi al neopositivismo, all'illuminismo, all'utopia, alla concezione di Isaac Newton.

D'altronde per Corboz, e non solo per lui, "il mondo non E' mai da leggere", ma sempre da "scrivere". Ecco perche' il destino ultimo dello sguardo E' sempre e comunque il progetto.

A. Saggio, Lo sguardo di Corboz

Corboz, nel suo testo "Avete detto spazio" (1993) tratta la questione dello spazio nella sua qualita' di "materia prima della citta', concetto in realta' mai definito" e individua nella mancata rivoluzione concettuale dello spazio architettonico e nella conseguente mancata mutazione del nostro rapporto con lo spazio la vera occasione persa della modernita' per comprendere il fenomeno urbano e definire strumenti operativi adeguati (l'autore parla di "ridotta sensibilita' epistemologica del Modernismo"). Lo spazio protagonista della generazione dei CIAM E', a suo avviso, ancora debitore delle intuizioni di fine 700 (si riferisce alle proposte urbanistiche influenzate dagli ideali rivoluzionari).
L'idea di uguaglianza viene espressa attraverso una visione urbana caratterizzata dall'apertura e dalla trasparenza:urbanistica ripetitiva, senza gerarchia (spazio utopiano).

E' significativo come in ambito architettonico "(...) la nozione di spazio tempo (cfr Giedion 1941) viene tradotta nei progetti piu' come retorica. (...) le prime case cubiste si limitano a sfaccettare degli edifici tradizionali e non hanno assolutamente niente a che vedere con l'abolizione cubista del punto di vista unico." In realta' verso la fine del XIX secolo E' leggibile in alcuni contributi un salto concettuale decisivo, anche se l'intuizione di uno "spazio topologico" non ha la forza di determinare un nuovo corso per l'architettura per ancora parecchio tempo.

L'arte di costruire la citta' (Sitte 1889) cerca di instaurare uno spazio che ha smesso di essere assoluto. Contro l'isotropia e l'immobilita' della vulgata newtoniana Sitte valorizza una sorta di campo qualitativo. (l'analisi di Sitte viene definita topologica - interazione tra lo spazio e i corpi che contiene). I moderni non sembrano aver compreso la svolta attuata da Sitte.

(...) tutto continua, per gli architetti e gli urbanisti, a svolgersi nelle trappole della sacrosanta prospettiva, prima matrice dello spazio assoluto, poiche' anch'essa presuppone uno spazio omogeneo. (ne' il CAD cambia i modi della percezione o le pratiche)


Solo di recente per Corboz si possono individuare spunti di un approccio nuovo. Vengono citati alcuni autori che attraverso le loro opere propongono un modo nuovo di trattare lo spazio.
E si sottolinea come non a caso il contesto culturale di provenienza di questi autori sia quello dei ribelli ai Ciam in un primo tempo e successivamente quello decostruttivista.
Vengono citate la concezione delle reti di relazione del progetto per il Centraal Beheer di Hertzberger (1968), Gehry (Familian House 1978), Coop-Himmelblau, Eisenmann, e il procedimento utilizzato da Tschumi per il Parco de la Villette (1982).

A quasi due secoli dai primi lavori che sottomettono la geometria euclidea a una critica radicale per costituirsi in una disciplina autonoma, o analysis situs o topologia; a piu' di ottant'anni dalla rivoluzione cubista, che congeda un dispositivo pittorico, nato intorno al 1400, che permetteva di ridurre lo spazio a piano; a poco meno di un secolo dalla formulazione della teoria dei quanti che sconvolge totalmente la concezione tradizionale della materia, e da quella della relativita' che pone fine alla rappresentazione newtoniana dell'universo, non sarebbe finalmente giunto il momento che i Sigg. Architetti e Urbanisti prendessero atto del fatto che Newton E' morto e che perci˜ lo spazio assoluto E' ormai fuori uso?

Ancora una volta per˜ si mette in evidenza come, nonostante i contributi teorici di parecchi scienziati abbiano ampiamente argomentato e illustrato il salto concettuale dell'idea di spazio contemporanea (cfr la figure omeomorfe come il nastro di Moebius, per esempio), siano stati altri ambiti disciplinari e non l'architettura a verificare nell'esperienza fisica queste intuizioni, ovvero la mutazione del nostro rapporto con lo spazio: alcuni artisti, rimarca Corboz, hanno gia' sperimentato dispositivi spaziali che non hanno piu' nulla in comune con la prospettiva o con lo spazio assoluto newtoniano (Richard Serra, Shift, 1970), ma fanno emergere uno spazio topologico definito. In conclusione, secondo Corboz, E' quanto mai necessario acquisire una sensibilita' topologica per afferrare la natura dei nuovi fenomeni urbani e non commettere ulteriori errori, legati a un modo di vedere lo spazio ormai improponibile come l'estetica dell'armonia e il suo modello ideale, lo spazio assoluto.








01
Ponte Vecchio, Firenze, 1345 | 0. premessa
Abitazioni e botteghe "temporanee" su mensole a sporto sui fianchi di una struttura di ponte a piu' livelli. "(...) La scala dei sostegni si accorda alla strada veicolare, e poi si riduce."
(John W. Cook e Heinrich Klotz, Conversation with Architects, New York, 1973)



02
Dubai Renaissance (©OMA, 2006-) | 1. il ritorno dell'ibrido
Come se si trattasse di un pezzo di citta' disposta verticalmente, l'edificio Dubai Renaissance contiene una porzione di tessuto urbano totalmente accessibile mediante ascensori.
Dal progetto fino all'esecuzione, la forma dell'edificio si basa su una logica essenziale che integra architettura, costruzione, servizi e climatizzazione. L'obiettivo del progetto e' porre fine all'attuale tendenza dell'idolatria architettonica (era dell'icona) nella quale l'ossessione per la genialita' individuale si dimentica dello sforzo collettivo che implica la costruzione della citta'...
Di fronte all'architettura della forma e dell'immagine proponiamo una nuova integrazione tra architettura e ingegneria nella quale l'intelligenza non si sperperi in effetti, ma in una logica strutturale e concettuale capace di offrire nuovi servizi e funzioni.
(da a+t, 31, 2008, HYBRIDS I. Hibridos verticales) .



03
J. Fenton, Hybrid Buildings, Pamphlet architecture #11, 1985 - Hybrid Vigor | 2. il principio della vita
Architettura eterotica
L'ibridita', come concetto genetico, pu˜ essere rintracciata storicamente in Aristotele, e nelle sue congetture sofistiche sull'origine di alcune specie animali come risultato di incroci (ibridazioni) spontanei come per esempio la giraffa, esito dell'incrocio tra leopardo e cammello, e di nuovo il cammello e il passero che diedero vita allo struzzo. Tuttavia non fu prima del XVIII e XIX secolo che i grandi pionieri genetisti Koelreuter e Mendel condussero i primi esperimenti sulle dinamiche scientifiche sottolineando l'"ibridazione" delle forme di vita, in modo da stabilire i fondamenti biologici e matematici di questi processi (leggi di Mendel). Koelreuter fu anche il primo scienziato a osservare e descrivere il vigore ibrido o eterosi "... la tendenza dell'ibridazione a produrre animali o piante con una forza molto maggiore e una capacita' di crescita superiore a quella di entrambi i genitori". A partire da Koelreuter, e' stata anche dimostrata ampiamente la tesi contraria: la sterilita' ibrida (degli ibridi), ovvero la reciproca incompatibilita' dei cromosomi dei genitori causa infertilita' nell'ibrido esito dell'incrocio. A tutt'oggi sulla natura di entrambi i processi (vigore ibrido e sterilita') non e' ancora stata fatta luce.
(Kenneth L. Kaplan, Heterotic Architecture, in J. Fenton, Hybrid Buildings, Pamphlet architecture #11, 1985, p. 4)








04/05/06
Seattle Public Library (©OMA, 2004) | 3. forme
At a moment when libraries are perceived to be under threat from a shrinking public realm on one side and digitization on the other, the Seattle Central Library creates a civic space for the circulation of knowledge in all media, and an innovative organizing system for an ever-growing physical collection - the Books Spiral. The library's various programs are intuitively arranged across five platforms and four flowing "in between" planes, which together dictate the building's distinctive faceted shape, which offers the city an inspiring building that is robust in both its elegance and its logic.
(da OMA.eu)

04 Seattle Public Library Proposal - December 1999, p.56 - modello
http://www.spl.org/lfa/central/oma/OMAbook1299/page56.htm

05 ©Iwan Baan - connessioni interne, spazio di transizione
http://www.iwan.com/photo_seattle-public-library.php?plaat=Seattle-Public-Library-7155.jpg
06 ©OMA - diagramma di progetto



07
The Manimal (original artwork by Daniel Lee, 1996) | 4. tecniche
Il Manimal e' un'immagine generata a computer dell'ibridazione di un leone, un serpente e un uomo. Il Manimal non trasmette nessuna informazione concreta rispetto alla propria genesi complessa. Tutte le tracce delle identita' precedenti sono state perfettamente assorbite nel ritratto; esse esistono simultaneamente e completamente dentro un'unica organizzazione integrata.
(da Hybridization, in UN Studio, MOVE, 1999, pp. 78-85)



08
Moebius House (©UN Studio, 1993-1998) - diagramma di progetto | 4. tecniche
The organizational and formal structure of the private house is based on a double-locked torus, the Moebius loop. The intertwining trajectory of the loop relates to the 24-hour living and working cycle of the family, where individual working spaces and bedrooms are aligned but collective areas are situated at the crossing points of the paths. In a similar manner these unfolding lines are materialized with glass and concrete, swapping the conventional use of these materials.
(da, Moebius House, in UN Studio, MOVE, 1999, pp. 40-69)



09
Made in Tokyo (©Momoyo Kaijima, Yoshiharu Tsukamoto, Junzo Kuroda, 1996) | 5. ibridi senza architetti
categorie/strutture/usi
Nella densita' urbana di Tokyo ci sono esempi di una coerenza che va al di la' delle categorie o dei limiti fisici degli edifici. e' qualcosa che si allontana da una architettura completa (in senso compiuto) e autosufficiente. Al suo posto, ogni edificio di questo tipo pu˜ giocare un ruolo differente in scenari urbani multipli. Non possono essere classificati specificamente come architettura o ingegneria, citta' o paesaggio. Abbiamo deciso di chiamare questi contesti coerenti di contiguita' "unita' ambientali" ("Environmental Units"). (Il progetto ne cataloga 70) Possiamo incontrare una sovrapposizione di tre ordini che formano l'Unita' Ambientale.
Questi ordini sono categoria, struttura, uso. Si pu˜ dire che quando ognuno dei tre ordini e' operativo (attivo) e' ON, mentre quando non esercita alcuna influenza sull'unita' ambientale e' OFF. Questo sistema incorpora il riconoscimento di tutti i poli di valore e la realta' dell'architettura. Gli esempi di Made in Tokyo rappresentano sempre "tipologie" con un aspetto OFF.
http://www.dnp.co.jp/museum/nmp/madeintokyo_e/mit.html#2
09. 03_highway department store



10
Richard Serra "Shift" | 6. spazio ibrido
Nel 1970, Richard Serra costruisce in un prato al confine tra Stati Uniti e Canada Shift (cambiamento-modificazione): l'opera, composta da una serie di muri spezzati che affiorano e sprofondano nel terreno, descrive gli assi visivi tra due persone che camminano parallelamente a distanza nel prato e registra i punti e le direzioni attraverso cui i due si vedono e si perdono di vista a causa del terreno ondulato. Shift e' cosi' parallelamente trascrizione della percezione, mappa orografica restituita alla realta' e dispositivo visivo che si sovrappone al paesaggio presupponendo un osservatore in movimento. La visione che esso descrive e' continuamente mutante, irregolare e profondamente fisica perche' legata al terreno e al corpo.
(da Pietro Valle, Paesaggio non indifferente - 1, ARCH'IT - Artland)
http://architettura.supereva.com/artland/20030425/06.htm




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