URBAN HYBRIDIZATION
in Contemporary Territories
Hybrid Landscape / Hybrid Design
Processes and design strategies for contemporary urban territories

Hybrid landscapes of the
sprawled (diffused) city
Urban landscapes around the roads ("highways-scape")
Hybrid typologies of public urban spaces
Morphologies of the urban grounds ("ground-scapes")
Typologies and textures of urban edges
Hybridization design strategies and case-study in urban, landscape or architectural design
In-between design strategies
Urban Pore/Porosity

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Luogo e paesaggio: a favore del progetto*

Renato Bocchi

Professore Ordinario in Composizione Architettonica e Urbana
Direttore del Dipartimento di Progettazione Architettonica,
Universita' IUAV
Venice, Italy.

Del luogo e delle relazioni
Il valore del luogo geografico, ovvero dei caratteri che connotano e identificano in termini geografici un sito - la fisiografia di un sito, di fatto la piattaforma di sostegno di quello che, aggiungendovi una riflessione soggettiva, attraverso la percezione e l'interpretazione, chiamiamo paesaggio e' un valore arcaico, ancestrale, che spesso e' obliterato, degradato, svilito, che ha una sua mutevolezza anche intrinseca, ma e' comunque persistente in ogni situazione geografica.
La morfologia dei luoghi e' il primo elemento dell'interpretazione "geografica" di un territorio e costituisce parte importante di un progetto.

Certo il luogo geografico non e' tutto: in ogni sito si stratificano anche valori di storia, significati mentali, simboliciÉ Questo secondo aspetto dei luoghi, il loro valore culturale, di cultura materiale o di cultura "colta", integra il valore puramente geografico, introduce il ruolo dell'antropizzazione e della civilizzazione umana, quindi collabora all'acquisizione dell'identita', del senso di appartenenza e cosi' via. E avvicina ulteriormente l'acquisizione del luogo come paesaggio (culturale).
E' anche tuttavia il fattore piu' mutevole, piu' soggetto a evoluzione o a involuzione, piu' influenzato dai mutamenti della societa'. E' qui che avviene oggi la principale erosione del concetto "tradizionale" di luogo.

Il luogo e' anche e soprattutto logos, struttura o architettura di relazioni. Qui interviene maggiormente il fattore del progetto.
Un luogo si costituisce in paesaggio in quanto e' il risultato di un progetto (piu' o meno esplicito) di un sistema di relazioni che definiscono l'intervento umano di trasformazione dei caratteri geografici del sito e dei suoi caratteri storico-culturali o semplicemente di un sistema di relazioni (visive, percettive, esperienziali, di attribuzione di valore estetico) che una comunita', o una parte di una comunita', o persino un singolo osservatore, immettono nella lettura interpretativa di un sito o di un territorio.

E la parola italiana luogo e il suo antecedente latino locus hanno un'affascinante assonanza con la parola greca logos, che - significando un discorso e una comunicazione svolti attraverso la parola e la ragione - propone una forte accentuazione della relazione fra le cose e fra le idee ("Logos implica il rapporto, la relazione: tra soggetto e oggetto, tra uno e molti"; Cacciari, 1997).
Non voglio certo qui affermare una derivazione etimologica dal termine logos - sia chiaro - ma cogliere strumentalmente la suggestione di un rapporto intimo fra la ricerca sui significati di un luogo e la ricerca sul valore delle relazioni fra le cose.

Dovendo infatti discettare sul rapporto luogo/paesaggio, mi pare che questo incipit possa introdurre subito una tesi che vorrei qui affermare: che il progetto di paesaggio abbia come obiettivo primario di invenire (cioe' ritrovare, interpretare, progettare e infine inventare) i caratteri di un luogo per affermarne un sistema di relazioni che lo costituisca in paesaggio, ossia in un'appropriazione soggettiva e sensibile (esperita attraverso i sensi), caricata di valori estetici, del luogo medesimo.

"Paesaggio - scrive Franco Zagari - e' un gioco di fattori sia fisici che immateriali in perpetua evoluzione, che con aspetti di ragionevole stabilita' manifesti in un luogo relazioni interessanti perche' comunicabili", e altrove aggiunge: "Il punto di vista del progetto di paesaggio opera con la particolare capacita' di cogliere o stabilire relazioni fra elementi di varia natura, materiali e immateriali, piuttosto che oggetti definiti in se'" (Zagari, 2006). Le sue affermazioni sono simili alle mie, quando mi spingevo a scrivere, a proposito dell'architettura: "L'architettura oggi e' piu' che mai un'architettura di relazioni anziche' di oggetti, di spazi relazionali, dinamici, anziche' di scene statiche. In questo si avvicina molto al progetto di paesaggio" (Bocchi, 2006).

Dunque: il progetto di paesaggio e' un progetto di relazioni (forse meglio, di un'architettura di relazioni) che - a partire dall'interpretazione critica dei caratteri preesistenti di un luogo - intende offrire ai suoi utenti una visione nuova (innovata o restaurata) di quel medesimo luogo.
Introduco qui non a caso il termine visione, perche' nel concetto di paesaggio e' connaturato il concetto di sguardo, di percezione, quindi di un'esperienza e di un'appropriazione soggettiva dei luoghi, al punto che la Convenzione Europea del Paesaggio (art.1) molto opportunamente stabilisce che: "Paesaggio designa una parte di territorio, cosi' come e' percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni" (corsivo mio).

Della dissoluzione dei luoghi nella realta' metropolitana
La CEP propone quindi una percezione soggettiva dei luoghi, ma estesa alla soggettivita' di tutta una comunita' (delle popolazioni). Qui interviene un ulteriore difficile passaggio: al progettista e' dunque affidato il compito di interpretare la percezione collettiva dei luoghi, non solo di esercitare la sua individuale percezione.
Ma esiste oggi una percezione collettiva dei luoghi in grado di designare una parte di territorio come paesaggio?

Qui interviene il mutamento epocale che registriamo nella societa' contemporanea: quello che potremmo definire la dissoluzione del concetto di polis, ossia di luogo in senso collettivo, comunitario.
"Senza incanti, senza nostalgie regressive va affrontato il problema: non solo nell'attuale vita metropolitana non vi e' neppure memoria della dimensione della polis (che si accompagna al senso intatto dell'ethos), ma neppure piu' vi si da' traccia di civitas, poiche' civitas non puo' esservi al di fuori di quella "volonta' generale" che si esprime nei mores e nell'effettivo riconoscimento del loro valore. Nell'esplosione della forma dell'urbs, del luogo della citta', consiste l'estremo prodotto di questa storia di dissoluzione dell'ethos. E' la crisi dell'idea di ethos che condanna la citta': l'urbs diviene un indifferente momento dello spazio, o, piuttosto, un ostacolo, un pesante retaggio, per una civilta' della "universale mobilitazione", un insopportabile arresto nel flusso del suo tempo. E di questo tempo noi siamo, volenti-nolenti, i "figli": di nessun luogo e di nessun tempo, cioe', eticamente considerati" (Cacciari, 1990).

Se accettiamo che al luogo si sostituisca oggi nella quasi generalita' il non-luogo, lo spazio per l'architettura e per il progetto di paesaggio si restringe o quasi si annulla.
Se il luogo nella realta' metropolitana contemporanea e' dissolto, se l'ethos non e' piu' restaurabile, allora anche il paesaggio e' morto ed e' un'illusione "riconoscere giuridicamente - come vorrebbe la CEP all'art.5 - il paesaggio quale componente essenziale dell'ambiente di vita delle popolazioni, espressione della diversita' del loro patrimonio comune culturale e naturale, e fondamento della loro identita'" (corsivo mio).

Ma siamo certi sia cosi'?
O non siamo piuttosto di fronte all'ennesimo "adattamento" della condizione umana?

Dobbiamo analizzare la societa' e i suoi comportamenti e verificare come questo si traduca nel conformarsi dei luoghi. I fenomeni nuovi sono infatti nei mutamenti sociali e comportamentali.
Innanzitutto non siamo piu' di fronte a una comunita' stabilmente insediata ("Ogni ethos ha il suo "pascolo" proprio, la sua certa dimora. Per essere, deve abitareÉ Grazie a questo suo radicamento, tale ethos verra' da molti condiviso, creera' legami di reciproca appartenenza. Da ethos viene cosi' hetairos, il compagno, l'alleato piu' sicuro, poiche' allevato con me nel medesimo oikos"; Cacciari, 1990), ma a una comunita' mobile, variabile (i city users), multietnica - percio' e' in gran parte saltato il rapporto fra luoghi e comunita' "stanziali"; il movimento, la mobilita', e' un carattere-chiave della societa' contemporanea, cosi' come la mixite' e come la sovrapposizione fra utenti insediati e city users (si pensi solo al turismo).
Inoltre non siamo piu' di fronte a comportamenti strettamente comunitari o collettivi, ma a comportamenti individuali, sia pure plurali (la folla solitaria), sia in riferimento all'uso degli spazi della citta' o della metropoli sia in riferimento all'uso degli spazi di socializzazione virtuale (la rete, le chat, le communities, ecc, perfino la second life).

Come rispondiamo a questi fenomeni e a questi mutamenti di comportamento nell'uso degli spazi urbani?
In fondo anche le grandi stazioni dell'Ottocento o le grandi halles dei mercati o i famosi passages benjaminiani erano spazi corrispondenti a fenomeni nuovi, sconosciuti: eppure hanno trovato una loro espressione identitaria e architettonica, eccome.

Della civilta' dei super-luoghi
Anche nella inquietante civilta' dei super-luoghi forse possono allora essere rintracciati nuovi valori su cui poggiare la ricostruzione di nuovi paesaggi. Per questo dovremmo aggiornare i nostri strumenti di analisi e di conoscenza dei fenomeni in atto.
Alberto Abruzzese ha di recente suggerito come sia fuorviante oggi applicare le categorie della metropoli all'analisi della realta' contemporanea: "Forse a fare la differenza c'e' una qualita' inattesa, magari solo una sfumatura di senso, ma clamorosa. Qui, forse, nelle non-citta' che crescono contro le citta' storiche, sta prendendo corpo - dal vivo, fisicamente - tutto cio' che e' stato detto e scritto sull'immaginario collettivo prodotto dalla televisione e sui modi di comunicazione dei linguaggi digitali. Forse qui e' la vita quotidiana a farsi carne, il suo stesso sentire e sentirsi al presenteÉ Luoghi, dunque, che si sono spinti al di la' di ogni valore che possa essere ricondotto alle ideologie cartesiane della cittadinanza e della democrazia. Diciamolo in un altro modo: al di la' della metropoliÉ Qui l'architettura e' fatta per azzerarsi a fronte di un solo esserci: la decisione di entrare in un luogo e sottrarsi a ogni altro luogo del tempo e dello spazio. Staccarsi dalla vita prima e abitare una vita seconda. Esperienza possibile solo per un tratto, per una vacanza: ma esattamente come accade nella reteÉ E' un errore continuare a leggere le dinamiche di territorializzazione del presente dentro la cornice, l'icona, la memoria e l'aura della metropoli" (Abruzzese, 2007).
Questo forse e' il fenomeno veramente nuovo: non siamo nemmeno piu' di fronte alle dinamiche della metropoli (che spiegavano le stazioni e i grandi mercati o i passages, con i loro flaneurs). E' l'universo informatico che rivoluziona di piu' la societa' e forse ha ragione Abruzzese a dire che nei "superluoghi" si riproduce - come in un Truman Show - la seconda vita della rete, i suoi strumenti di incontro e socializzazione, un gioco estraneo ai meccanismi della metropoli, di cui noi (vecchi) non conosciamo bene le regole.
E il senso di appartenenza o di identita' forse e' un altro rispetto a quello che conosciamo: piu' simile ai nostri stessi inconsci meccanismi di comportamento da cittadini di un mondo globalizzato, quando viviamo gli aeroporti o altri simili non-luoghi. La risposta di rifiutare tutto questo e' troppo facile e nostalgica, probabilmente improduttiva. Dobbiamo capire se ci sono dei valori nuovi su cui fare leva o come possiamo ibridare i nuovi valori coi vecchi.
Di fronte a questi mutamenti comportamentali, occorre capire che il progetto stesso degli spazi si riferisce a universi nuovi: di qui si giustifica la ricerca architettonica verso spazi permeabili, trasparenti, flessibili, polivalenti, spesso effimeri; di qui si apprezza la necessita' di ripensare gli spazi pubblici non piu' soltanto secondo categorie tipologiche vetuste (la strada, la piazza), ma secondo nuove modalita' che attendono soluzioni formali (i luoghi delle infrastrutture di comunicazione, le piste ciclabili o di trekking, i parchi fluviali, i luoghi dello svago e quelli del commercio, le nuove biblioteche e i nuovi musei, etc). Non v'e' dubbio infatti che l'universo informatico abbia modificato i comportamenti individuali e collettivi; non v'e' dubbio che nella nostra societa' ai comportamenti comunitari si vadano sempre piu' sostituendo comportamenti individuali anche laddove assumano caratteri "plurali". E' il concetto del far-da-se' che informa molte delle pratiche del nostro vivere quotidiano. Questo individualismo consente sempre meno di programmare l'incontro. L'incontro collettivo e' oggi spesso un'occasione trovata e non cercata, un tratto di strada percorso insiemeÉ Parlare di spazi permeabili nella citta' e nell'architettura d'oggi non e' ne' casuale ne' senza senso. Eppure l'architettura che per tradizione conosciamo e' fatta di muri e di porte da aprireÉ Questo e' il punto: l'ingresso, la soglia, l'accesso, sono sostituiti dal concetto di permeabilita'. Non si tratta piu' di oltrepassare una soglia, di entrare quindi. Si tratta piuttosto, piu' spesso, di transitare: e con la stessa facilita' con cui si penetra dentro si puo' anche scivolare fuori. Cio' vale per gli spazi commerciali come per i ristoranti self-service o le biblioteche.

Luoghi e paesaggi
Ma come entra il paesaggio in tutto questo?
Io credo che il progetto di paesaggio sia una carta importante da giocare semplicemente per vari ordini di ragioni.
Innanzitutto, i mutamenti epocali demoliscono molto piu' gli assetti storico-culturali che non quelli archeologico-geografici: quindi il valore della piattaforma arcaica della geografia dei luoghi credo sia piu' permanente e piu' utilizzabile in funzione del nuovo progetto. Paradossalmente e' piu' attuale e meno usurato l'assetto geografico dei luoghi di quello storico-culturale. Per questo credo importante l'indagine sulla morfologia dei paesaggi.
Personalmente ritengo che nella geografia dei luoghi o addirittura nell'archeologia dei luoghi, molto piu' che nella loro storia, possano ancora rintracciarsi tracce vitali su cui ricostruire i caratteri di nuovi paesaggi: il palinsesto delle stratificazioni di cui si compongono i luoghi puo' essere indagato per estrarne elementi costruttivi delle identita' possibili dei nuovi paesaggi
In questo, condivido l'appello che ricorre negli scritti recenti di Inaki Abalos a pensare al paesaggio come un soggetto da ascoltare, non solo un oggetto da contemplare, quindi a pensarlo come paesaggio da vivere ed esperire: "Bisogna ascoltare il genius loci. Ascoltarlo, non vederloÉ E' necessario sviluppare un nuovo rapporto tra gli esseri umani e l'ambiente, e che l'ambiente si trasformi da oggetto a soggetto, non perche' glielo lasciamo fare ma perche' abbiamo imparato ad ascoltare e parlare" (Abalos, 2005).
Inoltre, il progetto di paesaggio lavora per sua natura sul fattore-tempo e sul fattore-movimento - cioe' e' per sua natura processuale, relazionale e dinamico. Per questo risponde meglio a fenomeni che sono fondamentalmente processuali, relazionali e dinamici, dacche' opera secondo forme in divenire anziche' secondo forme finite.
Occorre dunque - a mio parere - progettare senza sovrapporre ai fenomeni modelli precostituiti, spesso anacronistici, prendendo invece atto che le citta' e i territori sono profondamente cambiati e gli usi che le popolazioni ne fanno sono ancor piu' profondamente cambiati; per questo insisto sul progettare per relazioni e secondo azioni processuali, anziche' per oggetti finiti.
Forse anche e soprattutto in questo sta l'ibridita' dei nuovi paesaggi.

* Il presente testo riproduce pressoche' fedelmente il mio intervento nel convegno "Luoghi/non luoghi/superluoghi", Universita' Mediterranea di Reggio Calabria, Facolta' di architettura, 12-13 dicembre 2007, pubblicato nell'instant book omonimo, CSd'A, Reggio Calabria, 2007.

Note Bibliografiche
Abalos, Inaki, Atlas pintoresco, Vol.1: el observatorio, Gili, Barcelona, 2005.
Abruzzese, Alberto, Tra le ceneri ancora calde della metropoli, in "Alias", n.42, 27 ottobre 2007.
Bocchi, Renato, La citta'-paesaggio, in Bonometto V. e Ruggiero M.L. (a cura di), Finestre sul paesaggio, Gangemi, Roma, 2006.
Cacciari, Massimo, Ethos e metropoli, in "MicroMega", n.1, 1990.
Cacciari, Massimo, L'arcipelago, Adelphi, Milano, 1997.
Priore, Riccardo, Convenzione europea del paesaggio, CSd'A, Reggio Calabria, 2006.
Zagari, Franco, Questo e' paesaggio. 48 definizioni, Mancosu, Roma, 2006.








© Renato Bocchi
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