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Forme di ibridazione tra arte e citta'. Alcune recenti esperienze tedesche.
Valeria Inguaggiato
Dottore di ricerca in Pianificazione Territoriale Urbana e Ambientale DiAP - Politecnico di Milano
Delle forme di ibridazione tra discipline, approcci e contesti che la citta' offre, quella che prendero' in considerazione in questo contributo ha a che vedere con il rapporto tra arte e citta' ed in particolare con quelle forme di arte pubblica che hanno una rilevanza nei processi di trasformazione urbana. Descrivero' questa relazione a partire da famiglie di casi studio, a mio avviso significativi, che afferiscono in gran parte al contesto della Germania settentrionale.
L'interesse ad osservare il rapporto tra forme di espressioni artistiche nella citta' e le trasformazioni della citta' stessa e' rivolto ad intercettare modi innovativi e sperimentali di osservazione e analisi della citta' e trattamento dei suoi problemi, pensando che l'ibridazione tra capacita' e professionalita' diverse siano un valore aggiunto di accrescimento e maturazione di strumenti utili ad affrontare nuove sfide e questioni che la citta' e i suoi abitanti pongono.
Pensando alle forme di ibridazione tra arte, citta' e territorio esistono almeno due grandi famiglie di casi ed esperienze che si possono usare per mettere a fuoco questo rapporto:
La prima famiglia e' accomunata da una parola chiave - esplorazione - che sottende a esperienze di natura anche molto diversa tra loro. In questo senso"esplorazione" e' intesa sia nell'azione vera e propria di esplorazione di un territorio o di una citta', sia come esplorazione di possibili scenari e futuri.
In Germania, ad Amburgo, uno degli esempi piu' recenti e'"Hafen Safari" che dal 2003 e' un appuntamento che si ripete annualmente durante il periodo estivo e che apre al pubblico la possibilita' di esplorare alcune parti del porto altrimenti vietate ai non addetti ai lavori e solitamente poco conosciute. In occasione dell'Hafen Safari viene chiesto a diversi artisti di realizzare opere site specific che debbano avere una relazione ed un significato con il contesto nel quale si collocano. Le opere d'arte ogni volta inedite e localizzate in punti diversi, sono l'occasione per il pubblico di esplorare un territorio sconosciuto e per intraprendere a sua volta una ri - codificazione di quello spazio. Il percorso tra le opere esposte e' libero, sta quindi alla volonta' dello spettatore immergersi e spingersi alla ricerca delle opere segnalate sulla mappa che spesso si mimetizzano e confondono con il paesaggio selvaggio e non addomesticato del porto amburghese.
Oltre al tema dell'esplorazione, altro aspetto da considerare importante in esperienze come queste e' il"tempo", spesso breve o comunque limitato, che pone l'opera d'arte in una condizione eventuale, si potrebbe dire, quasi effimera, le cui ricadute non sono immediatamente riconducibili ad un intervento di natura diretta e concreta sul territorio ma che sono piu' che altro lo strumento preparatorio, di indagine ed esplorazione di un contesto territoriale del quale si conosce poco o forse si e' data per assodata un'immagine che tuttavia non gli corrisponde.
In questo caso il tema dell'ibridazione tra arte e citta' e' l'esito di una tensione da una parte della citta', dei suoi abitanti e della sua parte piu' attiva a scoprire e riscoprire parti di citta' limitate all'accesso, poco attraversabili, non conosciute e limitate anche nel proprio uso e dall'altro dell'arte e dell'artista a volersi esprimere al di fuori di una cornice consueta di un museo o di una galleria per portare la propria arte ad avere un significato piu' vicino e riconoscibile al pubblico e allo stesso tempo piu' legato ad un contesto.
L'esplorazione intesa invece come ricerca e immaginazione di futuri possibili e' di per se' uno dei significati piu' innovativi che l'arte ha saputo introdurre nella disciplina urbanistica. In assenza spesso di una capacita' di decisione e realizzazione di progetti complessi dal punto di vista economico e di interessi di attori diversi, si e' infatti in piu' occasioni tralasciato uno degli aspetti piu' importanti e cioe' che prima di tutto l'architettura e l'urbanistica dovrebbero essere delle risposte ai bisogni della citta' e dei suoi abitanti. Se quindi nonostante il susseguirsi di approvazioni di piani e progetti, i servizi e gli spazi pubblici sono carenti o non adeguati alle esigenze degli abitanti, accade in diverse realta' che gli artisti sono diventati interpreti di questi bisogni e provano, con i propri strumenti, a darne risposta.
Si tratta il piu' delle volte di risposte immediate, realizzate con mezzi propri e con modalita' estemporanee, a problemi nella realta' piu' complessi, che tuttavia hanno l'obiettivo di far intravedere delle possibili soluzioni con strumenti leggeri e creativi. Spesso quindi si mescolano l'attivazione di un gruppo di artisti, architetti, urbanisti, sociologi con la partecipazione di abitanti, istituzioni, associazioni e di conseguenza professionalita' capaci di operare su diversi piani.
Una delle modalita' piu' frequenti con la quale questa esplorazione di soluzioni possibili si realizza e' quella del riuso temporaneo di edifici dismessi e sottoutilizzati. Questa pratica molto in uso nel nord Europa gia' da quasi un ventennio si distingue da un"riuso" di un edifico in senso tradizionale proprio perche' opera in un arco temporale piu' breve e definito, ha l'obiettivo di far incrociare una domanda di spazio da parte di popolazioni diverse (studenti, artisti, associazioni, abitanti, artigiani, piccole imprese,...) con una offerta di spazio (chiuso o aperto) dismesso o sottoutilizzato per il quale e' nota o meno una destinazione futura ma che tuttavia si presta nel"tempo di mezzo" nel quale e' in attesa di una trasformazione, ad ospitare una attivita' di solito legata all'associazionismo, alla cultura, all'arte, alla piccola impresa/ artigianato, alla ricezione"low budget" (studentati e ostelli). Nell'arco del"riuso temporaneo" se lo spazio verra' utilizzato c'e' la possibilita' che piu' desideri si incrocino a partire da quelli degli utenti diretti e indiretti che possono usufruire di uno spazio a prezzo calmierato dato dalle condizioni degli spazi stessi e dal fatto che al momento si trovano"fuori mercato". Alla base c'e' un intento sociale e' cioe' che tali spazi possano ritornare di un servizio la comunita' locale ad esempio con l'apertura di una sala dove realizzare delle feste per i bambini o per gli anziani, o essere la sede di associazioni che offrono anche corsi e attivita' aperte, o ancora con la bonifica di un terreno dove realizzare orti di comunita' o giardini auto organizzati. In questo processo anche l'edificio o lo spazio aperto sono meno soggetti al deterioramento e al vandalismo poiche' le attivita' che si svolgono all'interno fungono da presidio sociale. Il"tempo di mezzo" inoltre serve anche come"periodo di prova" e quindi esplorazione di attivita' e attori che, come in alcuni casi succede, possono nel tempo anche stabilizzarsi, oppure rimane per i soggetti che decidono di sperimentare questo tipo di pratica (amministrazioni, privati, associazioni, artisti,...) una buona occasione per aver messo alla prova la propria capacita' di gestione, le modalita' di realizzazione e la conoscenza di nuovi soggetti.
Tra i numerosi progetti realizzati negli ultimi anni , descrivero' brevemente il caso dello"Sproutbau" che e' stato ideato e realizzato tra gennaio e agosto 2007 nella citta' di Brema da un'idea della curatrice ed artista Christina Vogelsang con AAA - Autonomes Architektur Atelier . Lo Sproutbau consiste in un edificio pluriplano a blocco dismesso e prossimo alla demolizione nel contesto di un quartiere con diversi problemi di natura sociale nella periferia di Brema. Grazie ad una call
La seconda famiglia di casi che propongo e' legata alla contestazione e alla rivendicazione degli spazi. Sulla scia dei movimenti politici degli anni settanta che in alcuni casi hanno legato esperienze di lotta per i diritti civili e sociali a manifestazioni artistiche, piu' di recente alcuni gruppi di artisti hanno portano avanti, spesso nei quartieri e con il supporto degli abitanti, battaglie non solo di"opposizione" a progetti che si stanno per realizzare ma spesso anche di proposta di alternative o di usi alternativi dello spazio. Ancora piu' recenti ed attuali sono inoltre le battaglie che coinvolgono in prima linea artisti e creativi nell'azione di sensibilizzazione nei confronti di processi di espulsione dei ceti medio bassi, del commercio al dettaglio e dell'artigianato locale dai quartieri popolari che negli ultimi anni si sono prima svuotati di funzioni e popolazioni per poi accoglierne di nuove, legate alla scena creativa e alternativa, per poi essere oggetto di grandi progetti di trasformazione (abbattimento e nuova costruzione, riconversione, ristrutturazione) e di conseguente aumento del costo al metro quadro. e' interessante notare come nei processi di gentrification la stessa"classe creativa" giochi quasi due ruoli, il primo di acceleratore di rivitalizzazione e attrazione di nuove popolazioni ma anche di investitori, con la sua capacita' di rendere piu' vivibile un quartiere grazie alla vitalita' data dagli eventi, dalla presenza di una popolazione piu' giovane e dalla riapertura di spazi al piano terra con locali, negozi di artigianato, gallerie, studi professionali. Tuttavia la stessa"classe creativa", come emerge da alcuni esempi che seguono, sta svolgendo in alcuni contesti un secondo ruolo, di propositore di una scena culturale che si oppone al processori gentrification, con gli stessi strumenti della"contestazione attiva - creativa". Anche se si tratta di processi ancora in corso, alcuni segnali indicano una sorta di"concatenazione" di fenomeni nei quali la componente artistica si lega alle trasformazioni della citta' e dove entrambe si influenzano con l'evolversi delle vicende.
Come nei casi di Park Fiction, Gaengeviertel e Muenzviertel ad Amburgo e' stato un gruppo di artisti a guidare proteste, incontri, assemblee, manifestazioni, eventi artistici e culturali che hanno portato l'attenzione sul problema e aiutato ad individuare alternative a progetti calati dall'alto. Nel caso di Park Fiction artisti e abitanti del quartiere S. Pauli si sono mobilitati affinche' l'ultimo spazio libero di terreno con un affaccio sul porto venisse preservato dalla costruzione di un nuovo complesso residenziale. Dopo circa dieci anni di eventi, incontri, momenti di progettazione partecipata e di dialogo con l'amministrazione, Park Fiction ha visto la luce. Al posto del complesso residenziale infatti e' stato realizzato un parco con caratteristiche e peculiarita' insolite come ad esempio le due palme artificiali piantate al centro che stanno a significare il desiderio realizzatosi da parte degli abitanti di avere un parco considerato nell'arco degli anni come un"miraggio", ma anche il campo giochi e le fioriere con le piante di aromi. Oggi l'attivita' di Park Fiction prosegue con modalita' simili ma con obiettivi diversi, dopo la conquista del parco, resa molto nota per l'esito positivo, il gruppo e' tra quegli attori"attivi - creativi" che usano lo strumento artistico (video, performance, produzioni di immagini) per denunciare gli interventi di speculazione immobiliare che si stanno susseguendo a S. Pauli. Resta tuttavia aperta la domanda sul peso dell'azione di Park Fiction, in questo caso, e piu' in generale di azioni di questo tipo, sugli effetti sul quartiere. Sarebbe avvenuto comunque un aumento degli affitti ed una espulsione dei ceti piu' fragili? Le attivita' artistico - creative, accelerano o decelerano questo processo?
Gaengeviertel e Muenzviertel sono invece esperienze ancora in corso. Gaengeviertel e' un isolato situato in uno dei quartieri con piu' alta presenza di edifici storici e sopravvissuti ai bombardamenti di Amburgo, di proprieta' dell'ente delle case popolari appartenente all'amministrazione pubblica (SAGA) che stava per essere venduto ad un investitore privato con l'intenzione di abbattere gran parte degli edifici per costruirne di piu' moderni. Dalla fine di agosto del 2009 tuttavia artisti, attivisti e una neo costituta associazione"Komm in die Gaenge" hanno posto all'attenzione dell'Amministrazione Pubblica la questione dell'abbattimento come un atto grave di speculazione, depauperamento delle risorse architettoniche storiche della citta' e indebolimento dei ceti medio bassi e della scena creativa che li' abitava. L'associazione sta operando attraverso un denso programma di attivita' culturali e artistiche realizzate tramite la messa in rete di realta' cittadine afferenti ad un movimento piu' ampio che rivendica i diritti dei cittadini ad essere parte integrante degli attori nelle scelte dell'amministrazione. Ad oggi quello che"Komm in die Gaenge" ha ottenuto e' la ri - acquisizione di parte della pubblica amministrazione degli immobili dopo aver riconosciuto il valore di una"scena artistica e creativa" capace di realizzare un fitto calendario di eventi di qualita'.
Gaengeviertel e Muenzviertel hanno in comune il desiderio di portare all'attenzione della citta' la propria condizione attraverso lo strumento artistico, tuttavia nel quartiere Muenzviertel le azioni non sono determinate da un rischio di trasformazione del quartiere quanto, all'opposto, dal perdurare di una condizione di immobilismo nella quale problemi di insufficienza di verde pubblico, sovraccarico di funzioni dedicate a popolazioni a rischio e marginali, mancato radicamento degli abitanti e la conseguente frattura sociale, hanno fatto si' che un gruppo di abitanti attivatisi intorno alla figura dell'artista Guenter Westphal abbiano promosso diverse attivita' che riuscissero a mettere in luce i lati positivi del quartiere e a chiedere un intervento da parte dell'amministrazione. Da circa dieci anni in collaborazione con altri artisti, abitanti e le realta' locali, Westphal ha promosso diverse iniziative di natura artistica come workshop di fotografia nei quali venivano fotografati e poi mostrati come gigantografie i fiori nati spontanei nel quartiere, o ancora la progettazione di oggetti di arredo pubblico ideati da artisti e realizzati dalla scuola di avviamento professionale per giovani con disagio del quartiere. In questo modo l'arte e' stata veicolo non solo per portare a conoscenza dei problemi del quartiere ma soprattutto per far riconoscere le potenzialita' e chiedere che venissero rimesse in gioco e valorizzate.
Quello che sta accadendo e' un processo ancora in atto di presa di coscienza delle potenzialita' degli strumenti artistici come, in alcuni casi, strumenti integranti degli strumenti"classici" della pianificazione urbana. All'interno dei piani, soprattutto quelli di"seconda generazione" i programmi integrati e complessi che si danno l'obiettivo di rispondere ad un bisogno non solo di riconfigurazione fisica della citta' ma spesso di riallacciamento dello strato sociale e relazionale, stanno sperimentando da alcuni anni la presenza di artisti come"animatori sociali" capaci con la loro attivita' di arrivare piu' a ridosso dei problemi e di trovare soluzioni adeguate. Cio' e' ad esempio accaduto in Germania nella citta' di Neuruppin dove a Rupprecht Matthies e' stato chiesto di lavorare con ragazzi adolescenti con problemi familiari, di alcoolismo, di inserimento scolastico e lavorativo in un contesto territoriale di edilizia residenziale pubblica e nell'ambito di un progetto di riqualificazione urbana e sociale di un programma statale denominato"Soziale Stadt". Matthies ha lavorato con i ragazzi provando a individuare una domanda riferita al contesto territoriale, per lo piu' spoglio, grigio e ripetitivo delle"Plattenbau" e una domanda di aggregazione sociale altrimenti inevasa. Da qui l'esito che e' consistito nella realizzazione, nell'arco di circa otto anni, di cinque"Windwoerter" , una decina di dipinti sulle facciate degli edifici residenziali, laboratori e workshop nelle scuole elementari, la riapertura di un centro di aggregazione giovanile e di un centro per le donne. In questo processo il ruolo dell'artista e' stato sia di animatore nella fase progettuale durante la quale sono state raccolte le idee e scelti i motivi e le parole che sarebbero state realizzate sia di accompagnatore nella fase di realizzazione delle opere d'arte dove ha insegnato ad usare tecniche e strumenti
I casi studio presi in considerazione mostrano quindi che - seppur molto diverse tra di loro per durata, obiettivo, attori coinvolti, tipo di progetto - alcune pratiche artistiche sono in grado di attivare i territori, trasformarli, mettere in sinergia esperienze e professionalita' e come queste esperienze all'inizio informali e sporadiche stiano trovando un loro posto all'interno delle politiche pubbliche come strumenti di analisi e progettazione.
Negli ultimi dieci anni diverse esperienze hanno mostrato come un approccio alla sperimentazione e alla contaminazione con altre discipline, tra le quali l'arte pubblica, ha apportato innovazioni in campo delle politiche pubbliche, o piu' semplicemente si e' rivelato occasione interessante per l'indagine e l'analisi.
Molte dei casi citati sono l'esito di una progettazione e attivazione dal basso da parte di associazioni, artisti, abitanti che di fronte ad un problema oggettivo come la mancanza di spazi verdi pubblici, la carenza di spazi per l'aggregazione e la sperimentazione, la minaccia di una trasformazione imminente nel quartiere, si attivano con strumenti e azioni che hanno un valore ed un significato artistico riconoscibile e allo stesso tempo sono strumenti che si prestano per la pianificazione e la progettazione urbana nell'ambito della consultazione, della condivisione di obiettivi e della scelta delle strategie e che anzi sono stati talvolta riconosciuti dalle politiche urbane come strumenti efficaci e riproponibili in situazioni analoghe.
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Note:
(1) Rimando al sito www.temporiuso.org che e' lÕesito di una ricerca in corso alla quale prendo parte insieme ad Isabella Inti e gli studenti del tirocinio del terzo anno della Facolta' di Architettura - Politecnico di Milano, nel quale sono raccolti alcuni casi italiani ed esteri di riuso temporaneo.
(2) Atelier di Architettura Autonomo, costituito da Oliver Hasemann, Alexander Kutsch e Daniel Schnier.
(3) Park Fiction e' allo stesso tempo il nome del parco e del gruppo di attivisti che si e' mobilitato per la sua realizzazione.
(4) Le ÒPlattenbauÓ sono una costruzione tipica degli anni settanta della ex Ð DDR, caratterizzate da edifici allineati di otto Ð dieci piani in edilizia prefabbricata che si ripetono in maniera identica su diversi isolati, spesso, come nel caso di Neuruppin con la facciata laterale priva di finestre.
(5) Il significato di Windwoerter e' Òparole al ventoÓ, ovvero parole di grandi dimensioni istallate su pali che ruotano a seconda della forza del vento e localizzate in punti strategici del quartiere tali da essere riconosciuti come dei segnali per lÕorientamento.

01 "Kokon", istallazione di Beate Eisfeld in occasione della quarta edizione di "Hafen Safari", (2006) Amburgo.

02 "21107", Istallazione di Sara-Louise Bergkvist in occasione della quarta edizione di"Hafen Safari" (2006) Amburgo.

03 "Park Fiction", Amburgo.

04 "Strassenlaternentische" opera di Mette Kit Jensen realizzata in collaborazione con il negozio"unlimited liability" e i ragazzi con disabilita' fisiche e psichiche della scuola del quartiere Muenzviertel. Istallate tra giugno e agosto 2007, Muenzviertel (Amburgo).

05 "Zusammen" opera di Rupprecht Matthies realizzata con gli abitanti della citta' di Neuruppin
Tutte le fotografie sono di Valeria Inguaggiato.
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